Morti sul lavoro la Puglia è di nuovo sul podio

Tra le regioni con oltre un milione di lavoratori la Puglia è seconda solo alla Campania per incidenza di morti sul lavoro. I dati dell’Inail diffusi dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering vedono la nostra regione al 6° posto assoluto per numero di morti (52 quest’anno al 31 agosto) e al secondo in rapporto al numero di occupati, con 42,6 incidenti mortali per milione.

Il dato peggiore è che la situazione pugliese, al contrario di quella nazionale, tende a peggiorare. In Puglia, infatti, nel primo semestre 2021 le cosiddette morti bianche sono aumentate del 41,2% a fronte di una riduzione a livello Italia del 5,6% (-9,5% al 31 agosto).

I numeri non danno certo conto delle vicende umane di chi muore per riuscire a vivere né delle famiglie spesso private contemporaneamente di una persona amata e del proprio mezzo di sostentamento. Ma è proprio dai numeri che bisogna partire per chiedersi perché non si riesca a frenare questo fenomeno. Così come, pur se è evidente che la questione riguarda l’intera nazione, c’è da capire perché in Puglia il numero di morti sul lavoro relativo al primo semestre è più che triplicato negli ultimi tre anni (da 15 nel 2018 a 48 quest’anno), mentre in Italia è aumentato di poco meno del 15%.

Dati che hanno portato la nostra regione a essere colorata di rosso nella grafica elaborata dall’osservatorio Vega Engineering per definire le regioni dove il rischio di morire è più elevato, quelle cioè dove supera di più del 25% l’incidenza media nazionale di 27,1 morti ogni milione di lavoratori.

Tra le province pugliesi a guidare questa tragica classifica è Lecce che, con un’incidenza più che doppia rispetto alla media nazionale (58,3 morti per milione), è all’ottavo posto in Italia. La provincia salentina, peraltro, ha proseguito a essere teatro di incidenti mortali anche nel mese di settembre confermando il suo primato negativo e continuando a scalare la graduatoria nazionale.

Ma il Salento non è un caso isolato. Tutte le province pugliesi, con l’unica eccezione di Barletta-Andria-Trani, sono colorate di rosso con un’incidenza di decessi che va dal 40% in più della media nazionale di Bari a circa il doppio della provincia di Taranto.

Ciclicamente, ogni volta che l’argomento torna sotto i riflettori, magari per una casuale concentrazione di casi in pochi giorni come accaduto di recente, si levano dalle varie parti politiche e sindacali frasi di sdegno e di protesta. Sempre le stesse. “Questa strage nei luoghi di lavoro va fermata”. “Serve la presenza forte dello Stato”. “Ci vogliono più controlli”.

Nella vita di tutti i giorni però sembra proprio che non cambi nulla. E se è vero che aldilà delle norme, dei controlli e delle sanzioni, alla base del fenomeno c’è anche una questione di cultura del lavoro e della sicurezza propria e degli altri, è un dato di fatto che ogni incidente mortale è quasi sempre un controllo non effettuato o una norma di sicurezza non rispettata.

I controlli sono certamente insufficienti, del resto l’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl), che ha ereditato dal Jobs Act le funzioni di vigilanza del ministero del Lavoro, dell’Inps e dell’Inail, può contare su soli 1.500 ispettori e conta complessivamente circa 4.500 dipendenti su un organico previsto di 6.500. Senza contare che la grande maggioranza dei controlli per la sicurezza sul lavoro, vengono effettuati dai servizi per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro delle Asl (Spesal), che dipendono dalle Regioni. In poco più di dieci anni i dipendenti del servizio si sono ridotti da circa cinquemila a duemila in tutta Italia.

Per pochi che siano i controlli sono i loro risultati a essere preoccupanti. Secondo il “Rapporto-annuale-attività-di-tutela-e-vigilanza-2020” dell’Ispettorato nazionale del lavoro in Italia a fronte di quasi 62mila ispezioni oltre 40mila hanno rilevato irregolarità (il 65,7%). Il picco nel settore dell’edilizia con il 67,3% di anomalie.

E in Puglia le cose non vanno meglio, anzi. Tra ispezioni e verifiche le aziende interessate da controlli in Puglia sono state 7.693 e quelle risultate non in regola ben 5.127, esattamente due su tre. Anche da noi il settore con maggiori irregolarità è stato quello delle costruzioni: 1.411 su 1.959 ispezioni, quasi 5 punti percentuali in più rispetto all’Italia (72%). In particolare nelle 1.465 ispezioni sulla prevenzione e sicurezza sul posto di lavoro sono state individuate ben 1.650 violazioni.

Sulla base di questi numeri quello che non convince è che su 3.564 provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale adottati nel 2020 solo 28 si riferiscono a violazioni in materia di tutela della salute e sicurezza, tutti gli altri sono stati emessi a causa dell’impiego di lavoratori “in nero”.

A proposito di sanzioni il presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha sottolineato la necessità di pene più severe e più immediate e di varare i primi provvedimenti già entro questa settimana. Restano però molti dubbi nei confronti di una politica che ha impiegato oltre 18 mesi (il tempo per circa 1.800 morti) per convocare la prima seduta (12 maggio 2021) della “Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati” istituita il 31 ottobre del 2019.


Nell'edilizia si paga il prezzo più alto

Nei primi 8 mesi del 2021 in Italia ci sono state 620 morti per incidenti sul lavoro. Sommando le 152 vittime di incidenti durante il percorso per raggiungere il posto di lavoro (in itinere) la media è di quasi 100 morti al mese

È il settore delle costruzioni quello che paga il maggior prezzo con 72 lavoratori deceduti da gennaio ad agosto. Ma non è certo il solo settore colpito. A seguire ci sono le attività di manifattura con 60 vittime, di trasporto e magazzinaggio con 58 e il settore commercio e riparazione auto e moto con 40 decessi.

Ciò che caratterizza però il settore dell’edilizia è la mole di violazioni penali riscontrate (nel 2020) nei cantieri in particolare sulla prevenzione del rischio di caduta dall’alto che secondo I’Ispettorato nazionale del lavoro è la più diffusa tipologia di incidente che determina infortuni gravi e mortali.

Gli illeciti riscontrati lo scorso anno infatti hanno evidenziato che la metà delle violazioni contestate in edilizia era relativa proprio ai rischi di caduta dall’alto.

Dato che, se nel compartimento dell’ispettorato interregionale del Nord Ovest è del 38%, in quello del Sud (Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria) arriva al 55,2% cinque punti in più della media nazionale. Sembra che dalle nostre parti sia di moda lavorare “senza rete”.


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