Le ultime

Milano e Bologna: il coraggio di cambiare

Le fiere si sono rinnovate. È l’analisi che restituisce lo studio dei circa 10 mila mercati organizzati che in Europa si tengono in questo 2022. Solo in Italia, di ufficiali, se ne contano un numero che orbita attorno alle 1500. In Spagna se ne prevedono 1800 e ancora oggi sono in programma 200 meeting fieristici in Ucraina. La Germania conta circa lo stesso numero di iniziative del nostro paese mentre la Francia è ferma a 1200. Numeri che bastano da soli a capire che tipo di asset strategico sia nel mercato continentale ed intercontinentale.

Il momento storico ha imposto una riflessione. Il modello generalista ha lasciato il passo ad un approccio più settorializzato. Valorizzando le piazze che hanno investito almeno concettualmente sull’unicità. In Italia il modello più affascinante è sicuramente Bologna Fiere. Proprietario per il 15% di Fiera del Levante. L’investimento sul mondo dell’industria ha reso la realtà emiliana un riferimento non solo numerico ma concettuale. Ad ottobre sono protagoniste le iniziative legate al mondo dei combustibili alternativi. La conferenza Gnl, evento internazionale dedicato alla promozione della filiera del gas naturale liquefatto. L’Hydrigen summit expo, esposizione tematizzata sulla produzione, logistica ed usi finali dell’idrogeno. E ancora acqua, gas, mobilità sostenibile per poi passare a novembre con incontri sull’industria agricola, edilizia e cantieristica navale. Un cartellone d’eventi in cui i grandi stakeholder di differenti settori partecipano alle esposizioni bolognesi. Comparti che in maniera sostanziale aiutano il tessuto produttivo del territorio.
Il tema è strettamente legato all’impostazione delle varie esposizioni. Oltre che alla valorizzazione del proprio know how. Bari negli ultimi tre anni è diventata un punto di riferimento per grandi realtà tecnologiche, provando a svincolarsi dallo stereotipo a cui come realtà siamo condannati. Fuori dalla logica di focaccia, orecchiette e Peroni sul lungomare al tramonto. Si registra l’arrivo di grandi realtà del comparto hi-tech. I più romantici o spregiudicati hanno detto che la Puglia deve ambire ad essere la Silicon Valley d’Europa. Tra questi anche il presidente di Confindustria Sergio Fontana, legittimamente entusiasta degli ultimi arrivi. Come in altre circostanze era già stato evidenziato, quello che manca è la capacità di unire i punti. In alcuni casi si direbbe la competenza. “In pochi mesi abbiamo favorito le nuove aperture di Atos, Lutech, Ntt Data, Deloitte, Pirelli, Lottomatica Digital solutions, Nexi. Aziende che scelgono il nostro territorio anche grazie agli investimenti della Regione Puglia e alla presenza del
Distretto Produttivo dell'Informatica pugliese e di poli formativi di eccellenza come il Politecnico, l’Università e gli Its”. Lo scriveva il sindaco di Bari, Antonio Decaro, il 28 maggio di quest’anno. Ora al resto del territorio il tentativo di unire i punti. Il futuro della Fiera del Levante è quello di giocare un ruolo di sponda con il territorio. Così come hanno fatto le università. Essere la sponda su cui poggiare il progresso. Lo ha capito l’ex rettore del Politecnico Eugenio Di Sciascio, quando da vicesindaco ha messo in collegamento la sua precedente istituzione pubblica con l’amministrazione di cui ora è un esponente. Ha specializzato un territorio. Una testimonianza qualora servisse che non è impossibile andare avanti. La qualità dell’esposizione lo fanno gli espositori, quindi poter contare su realtà così importanti già sul posto consentirebbe di creare un grosso polo d’utenza.

Un ruolo importantissimo lo giocano i mercati alimentari. Non vanno infatti rinnegate le tradizionali aree di interesse. Lo scorso 10 ottobre l’Ambasciatore d’Italia a Madrid, Riccardo Guariglia, ha visitato la fiera “Fruit Attraction”. Una delle principali fiere ortofrutticole d’Europa, che si tiene ogni anno nella capitale spagnola. Solo nel 2022 si sono presentate 72 aziende italiane. Fiera del Levante presenterà per la sua edizione del rilancio tredici settori merceologici, tra questi la Sicilia. Intesa come prodotto. Vecchio schema, per essere chiari. Dopo due anni di pandemia la ripartenza non è facile. L’obiettivo però dovrebbe essere quella di rilanciarsi nel circuito fieristico con nuove idee. Creando un calendario che possa portare grandi realtà del territorio ad essere non protagonisti, quanto attrattori dei grandi interlocutori nazionali ed internazionali. La media imprenditoria del territorio già oggi porta il proprio lavoro in giro per il mondo. Come spiegato dal presidente di Fiera Milano, il settore è ripartito. È il volano per rilanciarsi dopo il lunghissimo periodo di condizionamento causato dalla pandemia. Diventare riferimento, tenendo in moto una macchina organizzativa 12 mesi all’anno è l’obiettivo di Bari. Il prodotto cumulativo non funziona più. Tanto più se l’offerta è scarna e mal presentata. A cinque giorni dall’inizio della kermesse ancora i profili social non avevano la possibilità di rendere noti gli espositori. Il settore fieristico è un panorama vasto che una grande realtà del mezzogiorno deve ambire a conquistare. In Italia le città in grado di intercettare il mercato sono state Milano e Bologna. Grandi piazze del nord Italia. Milano ha saputo accogliere i grandi brand della moda e del mobile con le due famose esposizioni. Ma tesse un circuito continuo e duraturo per tutto l’anno, così da rendere il comparto sostenibile ed arrivare ogni anno pronti ai grandi appuntamenti. Bari e la sua Fiera devono aprire le porte, non ci si può più permettere di guardare solo al proprio interno. Quest’anno Verona Fiere ha cambiato il suo stile lanciando #Italiansystem. I tre punti di svolta che il nuovo direttore Stefano Raimondi ha fortemente voluto sono una forte collaborazione con istituzioni internazionali e la creazione di nuove sezioni capaci di offrire un approfondimento culturale ed esperienziale al percorso fieristico. È cominciato anche un progetto pluriennale di collaborazione internazionale. Visiting Curator. A Verona saranno ospiti direttori e curatori d’istituzioni museali da tutto il mondo come giurati dei premi assegnati in fiera. Nell’edizione di quest’anno attesi tra gli altri la curatrice del Whitney Museum of American Art a New York, il curatore del KW Institute for Contemporary Art a Berlino e Michal Novotný, direttore della Collezione di Arte Moderna e Contemporanea alla National Gallery a Praga. In una scenografia così chiara, a Bari il ruolo di rilanciare il suo nuovo core business. Costruire attorno a sanità, università ed hi-tech un calendario di settore. Perché il territorio possa essere parte attiva e non spettatore pagante dell’interesse dei pochi.

Per i giovani solo il salone dello studente


Che gli spazi e le fiere interessino anche i giovani è cosa nota. Che siano quelli spazi in grado di poter accogliere tante iniziative, è in quota parte interesse di tutti. Le condizioni del quartiere fieristico non lasciano intendere un grande interesse per quell’area che forse con un po’ di frequentazione verrebbe solo valorizzata. Ecco allora che rimane un mistero come gli atenei così attivi sul territorio trovino così poca sponda nel sistema fiera. Tra il sogno di chi aveva immaginato lo spazio della fiera del Levante come la cittadella universitaria e il totale distaccamento, al momento c’è solo il salone dello studente. Un evento di due giorni il cui contenuto non è meglio chiarito. E allora anche l’accademia giochi la sua carta, faccia la sua proposta. Si metta al centro degli spazi della Fiera del Levante per diventare protagonista. Il voto ha detto che i giovani non scelgono. È il momento di costruire attorno a questa riflessione un ragionamento che passi dal mostrare le possibilità. Per venire incontro ad un momento economico e sociale difficile, il tessuto della città deve portare a Bari quello di cui i baresi hanno bisogno. All’università il compito di esserci in questo processo.

Scrivi all'autore

wave