Melchiorre e Sorrenti: Bari nel cuore

Probabilmente ci pensiamo poco, tuttavia è noto come Bari e la Puglia siano rimasti, forse, solo in apparenza sullo sfondo storiografico rispetto ai grandi eventi della storia europea e mondiale di tutti i tempi. Intendiamoci: Bari non ha il rango e la centralità storica delle grandi metropoli italiane ma la sua posizione geografica ha sempre suggestionato, specie in età medievale, popoli e culture, fino ad un certo declino nella prima parte dell'evo moderno e poi ad un chiaro recupero contemporaneo. Bari ondeggia storicamente tra la funzione marina e quella politica. La prima la vede nascere, sostanzialmente, come porto e poi comunità di pescatori in età classica: è la Bari "pescosa" citata da Orazio, per capirci. La seconda è la Bari bizantina, normanna, sveva, aragonese e poi città già pensata in espansione dai Borbone fino alle scelte amministrative francesi, che le donano risonanza. E tutta questa storia, dai grandi avvenimenti ai piccoli dettagli, è stata studiata -altra grande fortuna di Bari- da una bella ed interessante mole di studiosi, non sempre originari del capoluogo stesso ma di sicuro volti ad approfondire con coscienza la sua storia ed il suo ruolo nella storia medesima. Uno di questi è sicuramente Vito Antonio Melchiorre (1922-2003), di cui appunto l'anno prossimo ricorre il centenario della nascita. Un anniversario da celebrare a dovere, ci auguriamo, come questa figura merita ampiamente. Il nostro è quasi un appello a chi di dovere, all'amministrazione comunale, al sindaco Antonio Decaro, perché si sia, semplicemente, grati ad una personalità così impegnata nella sua esistenza allo studio della città e dei suoi antichi percorsi. Non c'è infatti bisogno di essere strettamente baresi per cogliere lo spessore dei suoi approfondimenti, delle sue ricerche e pubblicazioni (tante, tantissime). Anche in quanto pugliesi e meridionali vale questa sorta di, ripetiamo, 'appello' alla viva attenzione verso questa preziosa eredità. Novantacinque anni fa, invece, nasceva Pasquale Sorrenti (1927-2003), altra rimarchevole figura di appassionato ricercatore circa Bari, le sue storie ed i suoi personaggi illustri. E se la retorica degli 'illustri' o dei fatti notevoli ed eclatanti era proprio la caratteristica della storiografia municipalista di stampo ottocentesco ed ancora di primo '900 -una storia che cercava di darsi un tono per darsi un'identità-, i due ricercatori di cui vi parliamo esprimono piuttosto i segni di quella ricerca che, se pur bada al territorio, non si esaurisce in un culto artificioso dello stesso. La storia locale serve, anzi, anche alla riemersione della cosiddetta "microstoria", quella capace di far apparire le vicende consegnateci dal passato nella loro nuda verità, senza celare anche errori e debolezze di chi, nel bene e nel male, ha fatto la storia della comunità e ne ha tessuto la trama. Quella trama che lo storico va a districare. Storico che egli sia per passione ed interessi o per formazione più specifica o professionale. Al di là dei profili biografici o di altri dettagli, ai lettori di sempre interessa principalmente l'esito ed il senso delle ricerche, se fatte, s'intende, con metodo e qualità. Aspetti, questi, che sicuramente caratterizzano l'approccio alla storia tenuto dai nostri due autori. Del resto, entrambi si inseriscono a pieno titolo nella prolifica tradizione di ricercatori di cui si è detto. Per fare solo qualche nome e per restare solo al periodo tra '800 e '909, non si possono non citare Giulio Petroni, Armando Perotti e Michele Viterbo. Accanto a loro e dopo loro tanti altri nomi della ricerca e della pubblicistica. Senza dimenticare, ovviamente, gli accademici e la storiografia specialistica: vale qui per tutti la menzione della celebre "Storia di Bari" in più tomi e a firma di numerosi docenti universitari pugliesi, edizioni Laterza, a cura dello studioso di storia della letteratura Francesco Tateo, da noi su queste stesse pagine recentemente intervistato, preside della facoltà di Lettere e Filosofia all'Ateneo di Bari dal 1977 al 2004. Vito Antonio Melchiorre ha indagato numerosi aspetti del lungo cammino di Bari attraverso i secoli dei tempi che ci hanno preceduto.

Da una ricostruzione a firma di Vittorio Polito apprendiamo la precisa data di nascita di Melchiorre: 9 luglio del '22. Studi classici e poi giuridici (con una laurea anche in Lingue), avvocato, ha lavorato nelle amministrazioni pubbliche: al Comune di Bari come segretario comunale, funzionario e capo di gabinetto e poi in seno al personale della Regione. Almeno un centinaio le sue pubblicazioni. La Gazzetta del Mezzogiorno, in lui e Vito Maurogiovanni, ha visto per molti anni i campioni di uno scavo della memoria che riusciva a farsi capire da tutti. "Storie baresi", Levante editore, apparso postumo nel 2010, il suo canto del cigno. Un libro in cui la storia di Bari è proiettata in una dimensione essenzialmente antropologica, con massima attenzione a vicende altrimenti dimenticate. Innamorato visceralmente della sua città, ha scritto sulle "Donne baresi", su "Bari nella storia" e poi, citando solo qualche altra sua opera: "Bari. Schede storiche", "Bari vecchia. Strade, vicoli, corti e piazze", "Storie e patorie. Ovvero cenni sul folklore barese", "Lo sviluppo di Bari dal borgo ai piani regolatori", "Bari. Il palazzo di città", "Il tesoro della basilica di San Nicola di Bari", "Bari e san Nicola", "Il teatro Petruzzelli di Bari", "Francesco Saverio Abbrescia. La vita e le opere". Come si vede, un elenco già lungo ma parzialissimo. Dalla storia sociale ai luoghi della città fino a vite spese nel nome della cultura. Un impegno incredibile e a tutto tondo. Un patrimonio su cui poter e dover anche tornare, in sede storica e di ricerca stessa. È arrivato cioè il momento, forse, di una pubblicazione bio critica 'su' Melchiorre, questa volta. Un profilo agile attraverso cui far capire, anche alle giovani generazioni, il valore della sua esperienza culturale ed il senso di un attaccamento alla storia della città, visto in chiave essenzialmente civica. Lo studio e l'amore per la città declinato come impegno mediante una fatica che non ha mai conosciuto sosta.

E Sorrenti?

Egli è stato, per vastità di interessi, una figura che ha saputo proiettare Bari negli scenari nazionali ed anche internazionali. Esperto di letteratura e cinema, è stato biografo del grande poeta armeno Hrand Nazariantz, esule a Bari. Per anni il suo libro è stato un 'contenitore' quasi unico sul poeta, di cui riportò inediti e curiosità. Sorrenti fu capillare conoscitore dei baresi degni di titolazione di strade e memoria. Fu anche, se non soprattutto, apprezzato bibliofilo e libraio (in via Andrea da Bari il suo spazio di autentica cultura). Autore anche di poesie e commedie, poeta tra l'altro come sua moglie, Mariella Angeloro. Tra i titoli di Sorrenti: "Le strade di Bari", "Futurismo pugliese", "La Puglia e i suoi poeti", "I musicisti pugliesi", "Per una storia del teatro di Puglia".


Una vita di studio dedicata a San Nicola

San Nicola da Mira - ma dal 1087 di Bari, come assai ben noto - è stato costantemente al centro degli interessi storici e storiografici di Vito Antonio Melchiorre.

Questo fa del nostro di sicuro uno dei massimi esperti sul santo. Simbolo della baresità più profonda e verace, amato dal popolo tutto, Nicola è stato studiato da Melchiorre, dunque, tanto nelle sue implicazioni meramente storiche, quanto in quelle antropologiche.

Grande attenzione anche ai contenitori del culto.

Pur con altra formazione rispetto all'acume specialistico di una Pina Belli D'Elia (a firma della prof. storica dell'arte una fondamentale ricerca sulla basilica barese), Melchiorre ha scritto infatti anche sulla famosa e bellissima chiesa romanica costruita dell'abate Elia, dopo l'arrivo del corpo del santo a Bari.

Anche quello il segno, persino questa volta 'fisico', del suo amore per la città ed il suo santo, venuto, anzi 'preso', da lontano.


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