Mango e avocado made in Puglia: i tropici sono qui

I cambiamenti climatici, grazie al COP26, sono stati al centro delle attenzioni e del dibattito a livello mondiale. Ma proprio per le dimensioni del problema, troppo spesso si pensa che sia una questione lontana dalla nostra quotidianità, o comunque marginale rispetto ai problemi che dobbiamo affrontare ogni giorno. Un clamoroso errore di valutazione. E se alluvioni alternate a periodi torridi non bastano a risvegliare le nostre coscienze sopite, prendiamo un esempio concreto, da mercato ortofrutticolo, per allargare l’ottica, come consuetudine di una rubrica che si chiama, appunto, grandangolo.

I più attenti avranno notato che cominciano a comparire in vendita mango, avocado, e lime, presto anche qualche banana e bacche di Goji, made in Puglia. Ma come, si dirà, sono frutti tropicali, che c’entrano con i nostri climi. E invece, proprio la tropicalizzazione dei nostri territori, sta favorendo l’insediamento di queste produzioni, oltre alla presenza dei nefasti (per l’ortofrutta) pappagallini. Come sempre, sono i numeri a raccontare la realtà. E le cifre fornite da Coldiretti fotografano una situazione in rapida espansione produttiva.

In Italia, negli ultimi tre anni le coltivazioni di frutta tropicale sono raddoppiate. In Puglia, negli ultimi anni, si è passati da pochi ettari coltivati a superfrutti esotici a oltre 500 ettari. A Castellaneta (patria della clementina) sono state piantumate oltre 32mila piante di avocado, mentre in Salento le piante di avocado sarebbero quasi 100mila e oltre 15mila quelle di mango e lime. Merito soprattutto di giovani agricoltori, pronti a cogliere le tendenze dei mercati e a sfruttare le opportunità derivanti dalla diversificazione delle produzioni, anche quelle indotte dai cambiamenti climatici. Ad esempio, nella nostra regione sono stati numerosi gli impianti su terreni danneggiati seriamente dai cambiamenti climatici, precedentemente coltivati ad arance e limoni. La capacità di innovare e di saper cogliere le opportunità, anche da eventi negativi, devono guidare l’azione degli imprenditori agricoli. Questo è il modo giusto per proiettare l’agroalimentare pugliese verso il futuro, insieme al giusto mix di tradizione e soprattutto produzioni di qualità.

In economia, si sa, non esistono eventi totalmente negativi, c’è sempre l’altra faccia della medaglia, per chi sa guardarla. E in questo settore le prospettive possono essere molto interessanti, come anche dimostrato dalla tenuta registrata durante la crisi da pandemia. Secondo una stima, nei prossimi dieci anni in Puglia potrebbero essere creati 100mila posti di lavoro “green”. Per quanto riguarda le prospettive di mercato, a livello nazionale il segmento della frutta esotica, secondo un sondaggio Coldiretti-Ixè, 6 consumatori su 10 sono pronti ad acquistare frutta esotica made in Italy e il 71% è addirittura disponibile a pagarla di più con la garanzia dell’origine nazionale.

E il comparto frutta esotica potrebbe compensare, in parte, le perdite derivanti dalla Xylella, che procede inarrestabile. Nella Piana degli Ulivi Monumentali la situazione si fa sempre più critica, perché nei territori di Fasano, Ostuni e Cisternino, dall’ultimo monitoraggio dell’Osservatorio Fitosanitario della Regione, emerge che sono 1.150 gli ulivi infettati dalla Xylella che dovranno essere abbattuti. È questo il risultato di anni di sottovalutazione, di ignavia, di logiche al ribasso e beghe politiche. Per fortuna sembra che qualche piccola luce cominci ad accendersi, vista la rimodulazione del Piano di Rigenerazione Olivicola e l’assegnazione di 20 milioni di euro, precedentemente destinati alla rimozione degli ulivi disseccati, ai reimpianti degli ulivi resistenti.

Tanto tuonò che piovve.


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