Mancano gli asili? Mamme senza lavoro

I pochi, pochissimi, posti negli asili nido a Bari, come nel resto della Puglia, hanno due effetti negativi: uno economico, l’altro sociale. In realtà, parliamo di un’unica conseguenza ma che ha risvolti sia sul piano della crescita economica che quella culturale. Infatti, nelle zone d’Italia dove scarseggiano i posti nei nidi è più alta la disoccupazione femminile, in particolare tra le donne più giovani. Non potendo contare su strutture in grado di accogliere i bambini più piccoli, quelli da 0 a 2 anni, molte donne sono costrette a rinunciare alle offerte di lavoro o a non cercarla proprio una occupazione. Un fenomeno diffuso soprattutto al Sud, la Puglia non fa eccezione. È quanto emerge da un nuovo studio svolto dalla fondazione senza scopo di lucro Openpolis con l'impresa sociale “Con i Bambini” nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. I dati elaborati e incrociati hanno come fonte l’Istat e descrivono una situazione di minori opportunità per le donne e le famiglie della Puglia e del Mezzogiorno. Ad esempio, in Valle d’Aosta dove ci sono 45,7 posti per ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni, l’occupazione femminile tra 25 e 34 anni è pari al 70,4%; in Emilia Romagna dove ci sono 39,2 posti ogni 100 bambini, il tasso di occupazione è del 67,5%; in Toscana ci sono 36,3 posti ogni 100 bimbi e l’occupazione “rosa” è del 64,2%. La media italiana è di 25,5 posti ogni 100 piccoli tra 0 e 2 anni e una occupazione del 54,1%, sotto queste soglie ci sono tutte le Regioni del Sud: ultima è la Campania con 9,4 posti negli asili e 30% di occupazione femminile; segue la Sicilia con il 10% di posti è il 29,5% di occupazione; poi troviamo la Calabria (11% e 31,1% di occupazione); ed ecco la Puglia, quart’ultima con 16,8 posti ogni 100 bambini e il 37,1% di occupazione femminile tra 25 e 34 anni. Significa che il 62,9% delle giovani donne con figli non lavora e, d’altronde, come potrebbe farlo se vengono assicurati meno di 17 posti ogni 100 bimbi? Bisognerebbe fare affidamento sui nonni o sulle babysitter, ma non tutti possono permettersi di pagare uno stipendio ad una tata. E non tutti hanno la fortuna di poter avere dei nonni nelle condizioni di prendersi cura dei nipotini in maniera costante: l’età media della popolazione pugliese aumenta, si fanno figli in età più matura. L’alternativa dovrebbe essere rappresentata dagli asili nido, possibilmente pubblici o convenzionati per dare una chance a tutti. Ma scarseggiano. L’offerta di asili nido e servizi prima infanzia non è omogenea nel Paese e a pagare dazio sono soprattutto donne e bambini, ma più in generale le famiglie del Mezzogiorno quasi sempre costrette a vivere con un solo reddito e alla soglia della povertà. “A corollario delle argomentazioni che sminuiscono l'importanza di estendere gli asili nido - si legge nel report di Openpolis - la più discriminatoria è che in alcuni territori non servirebbero perché sarebbe già la rete familiare a supplire a questo tipo di necessità. Peccato che rete familiare significhi, nella stragrande maggioranza dei casi, che sono le donne a doversi fare carico di compiti di cura che le escludono completamente dal mondo del lavoro. Il problema quindi non è di domanda, ma di offerta. E la carenza di asili nido non può essere trattata come un aspetto su cui non è utile, o rilevante, intervenire. È prioritario estendere l'offerta di servizi, pena accettare l'esclusione di ampi settori della nostra società. Delle donne, escluse dal mercato del lavoro. E dei bambini, esclusi da un'offerta educativa che inizia dalla prima infanzia”.

Insomma, aumentare i posti nei nidi vuol dire, indirettamente, contribuire a ridurre la disoccupazione femminile, di cui molti parlano ma pochi agiscono, e, quindi, consentire uno sviluppo economico più importante riducendo il numero di famiglie che vivono sulla soglia della povertà. In base ai dati relativi al 2018, oltre 18 punti separano il Centro-Nord, dove, in media, sono 32 i posti ogni 100 bambini, dall’Italia meridionale, dove sono appena 13,5. Un dato che nessuno può mettere in discussione ma “la cui portata – è scritto nello studio - viene troppo spesso ridimensionata, nel dibattito pubblico, con considerazioni di varia natura. L'argomentazione più frequente è che l'offerta di servizi prima infanzia manca perché a mancare è soprattutto la domanda che ne è (o ne dovrebbe essere) alla base”. A fronte di un Centro-Nord che con 32 posti negli asili nido ogni 100 bambini ha quasi raggiunto l'obiettivo europeo del 33% e dove in media 2/3 dei comuni offrono il servizio, nel Mezzogiorno i posti ogni 100 bambini sono solamente 13,5 e il servizio è garantito in meno della metà dei centri (47,6%). A Bolzano ci sono quasi 7 posti ogni 10 bambini (70%); con soli 876 posti per circa 7mila residenti sotto i 3 anni (12,5%), il comune di Bari è lontano anni luce.

Forte anche la differenza tra comuni polo e quelli periferici e ultraperiferici (13,8 punti). Negli ultimi anni, sulla scorta degli obiettivi nazionali ed europei in materia, l'offerta di asili nido e di servizi per la prima infanzia è cresciuta nel nostro Paese, ma in maniera disomogenea. Ad esempio, tutte le province emiliane e romagnole (tranne Piacenza, che è comunque al 25,8%), superano i 33 posti ogni residente tra 0 e 2 anni. In Toscana 6 province superano la soglia del 33%, una (Arezzo, 32,7%) l'ha praticamente raggiunta e le altre 3 sono poco sotto, con dati superiori al 29%.


Servizi all'infanzia siamo proprio messi male

A Trieste, nel 2019, la spesa pro capite per asili e servizi per l’infanzia è stata di 185,96 euro, a Firenze 127,23 euro, a Bologna 122.53 euro, a Milano di 115,94 euro. Per trovare la prima città del Sud con almeno 200mila abitanti bisogna scorrere la classifica sino all’undicesimo posto, dove c’è Bari con i suoi 72,75 euro di spesa pro capite. Prima sì, ma fra gli ultimi. In una Italia che spende poco, e spesso male, per l’istruzione dei suoi figli, c’è un’area del Paese che investe ancora meno. I dati emergono sempre dal report pubblicato dal portale OpenPolis. La provincia di Bari fa un po’ meglio dei Comuni campani o calabresi ma è distante da quelli del centro-nord. Nel corso degli anni, in Puglia si è registrato un aumento nell’offerta del servizio di asili nido: è infatti passata da una copertura pari a 12,1 posti per 100 bambini, a 14,5 posti per 100. L'offerta, tuttavia, è inferiore di circa 10 punti percentuali alla media nazionale, pari a 24%. Osservando il dato a livello provinciale, il servizio risulta ancora più limitato nelle tre province pugliesi che registrano livelli di copertura inferiori alla media regionale: Bari, Foggia e Barletta-Andria-Trani. Con 19,7 posti offerti per 100 bambini, la provincia di Lecce supera di circa 5 punti percentuali la media regionale pari a 14,5%. Oltre questa soglia anche le province di Taranto (16,3%) e Brindisi (15,6%), mentre Barletta-Andria-Trani è ultima con soli 10,1 posti offerti per 100 residenti 0-2. Con 13,4 posti per 100 bambini, la provincia di Bari è al quarto posto per offerta di asili nido.

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