Magari fossimo davvero l’Emilia-Romagna

Rischio alto, ma zona gialla. A noi comuni mortali sembra una contraddizione, ma è chiaro che paghiamo un debito di conoscenza verso le formule che innescano le decisioni sui colori delle regioni. Il debito che certo non paghiamo è nella conoscenza di quello che sta accadendo nei nostri ospedali con il personale stremato, nel numero dei morti, nella percentuale di contagiati e nel numero di tamponi tra i più bassi in Italia. 

Il nostro presidente regionale, Michele Emiliano, è uno scafato. Ha imparato in fretta i meccanismi di una comunicazione persuasiva sul “largo” pubblico. A lui e ai suoi spin-doctor di certo non difetta la fantasia e il gioco è assai facile quando si tratta di parlare a un pubblico che non distingue il fantastico dal reale. 

Oggi che la comunicazione è sempre più disintermediata non gli è difficile far credere che abbia attraverso i social una relazione diretta, ma in realtà non è lui a scribacchiare, anche se questo non lo “assolve” dalla responsabilità di diffonderle a suo nome.

Una cosa che certamente è invece partorita dalla sua mente è che, sul fronte della pandemia, la situazione della Puglia sia assimilabile a quella dell’Emilia-Romagna. 

Una semplice verifica (come quella fatta da noi) dimostra che si tratta di una panzanata, ma il problema è che non tutti hanno gli strumenti per fare una verifica e questo lui lo sa molto bene.

Ma Emiliano, per quanto scaltro nell’offrire all’opinione pubblica immagini seducenti, non è fortunato perché numeri e statistiche sono da sempre contro di lui.

E se, nel male, l’Emilia-Romagna non è per nulla un esempio calzante, certamente non si azzarderà a proporcela anche nel bene. 

Si dà il caso, infatti, che quella Regione sia la prima per qualità della vita in tutto il Paese (indagine de Il Sole 24 Ore). A guidare la classifica è Bologna, primo posto assoluto su 107 province prese in esame.  Ma tra le prime 20 troviamo altre quattro province di quella regione: Parma (8), Forlì-Cesena (14), Modena (15), Reggio Emilia (17). 

E veniamo alla Puglia delle meraviglie per come in questi anni ce l’hanno descritta nel tempo Fitto, Vendola ed Emiliano. Bisogna scendere fino al 72esimo posto per trovare il capoluogo di regione. Pensate un po’ che la nostra città ha dovuto guadagnare ben 12 posizioni per ritrovarla al 72esimo posto.  E per scalare quelle posizioni ha impiegato qualcosa come trenta anni (la ricerca de “Il Sole” è nata nel 1990).

Va peggio a Foggia che nello stesso periodo è passata dal n. 85 al 100, a Taranto da 88 a 96, a Lecce da 77 a 83, alla Bat che in 5 anni è sprofondata al 97esimo posto partendo dall’85esimo. E Brindisi? Dall’essere la provincia n. 89 oggi è la n. 88. 

I numeri danno la misura esatta di come in 30 anni non ci sia stata alcuna politica regionale in grado di incidere seriamente su fattori decisivi come ricchezza e consumi, ambiente e servizi, giustizia e sicurezza, affari e lavoro, demografia e società, cultura e tempo libero (le categorie di riferimento nell’indagine del quotidiano).

Siamo drammaticamente prigionieri di un circuito autoreferenziale, di una propaganda assillante che solletica un ego sproporzionato e ingiustificato. In altri termini ce la cantiamo e ce la suoniamo in preda ad un’allucinazione collettiva che meriterebbe una ricerca da parte di psicologi e antropologi.

Perché non si può continuare ad agitare il peggio, quando siamo già sul fondo. Ciò che è accaduto in Puglia con la pandemia ha dell’indescrivibile e andrà consegnato alla storia. Una pagina nera. E pur di non dare risposte si è persino fatto ricorso a teorie cospirazioniste sugli interessi di alcuni organi di informazione che si sono dimostrati capaci di pesare le veline di regime e contestarle nel merito. Emiliano, alla prova dei fatti, sa bene quali siano gli organi di informazione che hanno interessi nel sostenere una politica evanescente. Perché mai come oggi la Puglia sembra essere cotta a puntino.


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