Ma il Governo sa dove ci porterà il “Rilancio”?

Il Sud ha ricevuto nel corso degli anni una barca di soldi, ma resta sempre Sud. Riflessione congrua rispetto al decreto “Rilancio”? Penso di sì. Intanto se il Governo stanzia 55 miliardi con un decreto-legge (e forse qualcosa in più con la conversione) è legittimo chiedersi se il Parlamento serva ancora o se non sia meglio chiuderlo. Inoltre c’è il problema dell’effettivo impatto: a parte la quantità, quale sarà la qualità di questo intervento?


Anche Vito Tanzi si è convinto: lunga carriera nel FMI e, soprattutto (!), mio conterraneo di Mola di Bari. Conversando online con Paolo Bricco per la rubrica “A tavola con” del quotidiano «Il Sole 24 Ore» ha sostenuto che la qualità è più importante della quantità: riversare nell’economia ingenti risorse non vale granché se gli impatti rischiano di essere modesti.  “Rilancio” è un pantagruelico banchetto a cui tutti sembrano essere invitati. Un “omnibus” di vecchia memoria (ricordate le “finanziarie” inaugurate negli anni 80?) che nessuno sa, tantomeno il Governo, dove ci porterà.


Offre un qualche paracadute e neppure a tutti, in quanto la fase post-infezione si trascinerà giocoforza per numerosi mesi e in questo lasso di tempo più di uno non ce la farà a superare la bufera. E comunque un paracadute non è un tableau de bord né un piano strategico. Non indica le vie maestre da percorrere per migliorare la produttività generale del Paese e consentirgli di reggere rispetto all’impressionante debito pubblico che l’Italia sta accumulando. Intendiamoci, un paracadute serve per non celebrare il requiem del paracadutato, gli consente di toccare la terra nemica senza sfracellarsi ma tutto qui: non sappiamo se il sopravvissuto porterà a termine la sua missione.


Né sappiamo se il post-infezione sarà migliore. Molti Comuni già cominciano a chiedersi come tornare alla normalità di prima. Il Covid-19 svaporerà (il loro retropensiero), per cui – siccome “tout passe” – tutto può restare come sempre! Quindi il Comune di Bari già sta pensando a quando rifare la festa di san Nicola come prima (anzi, meglio di prima, più chiassosa ancora) e a come mettere su le consuete kermesse festivaliere (quelle affollate della cultura “mordi e fuggi”). E alcune Regioni vorrebbero statuti speciali: ad esempio in Puglia il turismo è tutto e deve tornare ad esplicarsi tale e quale come prima…


Chissà se il sindaco di Venezia, vista la crisi profonda della città ridottasi a 45.000 abitanti, non deciderà che bisogna raddoppiare, anzi triplicare il passaggio in laguna delle grandi navi…


Nel frattempo la desertificazione avanza, gli schiavi diventano cittadini per 6 mesi mentre per i veri “invisibili” non c’è sanatoria, il Vesuvio continua a brontolare, il CO2 non regredisce, le scuole cadono a pezzi e la nuova didattica è nel limbo, le aziende inquinanti o decotte diventano statali, la medicina territoriale è un pio desiderio, eccetera. God Save the Queen!

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