Le ultime

L'ossessione contro il Sud merita almeno un lettino

"Comprereste un'auto usata da quest'uomo?". La domanda, comparsa accanto al volto di un Richard Nixon con uno sguardo torvo, fu una trovata azzeccata per John F. Kennedy che, sia pure per una manciata di voti, si aggiudicò le elezioni a presidente USA nel 1960.
A cosa alludeva quella domanda? Semplice: negli USA, la figura degli addetti alla vendita di auto usate è centrale più che da ogni altra parte. Burocrazia zero, garanzie anche meno: si esplora il parco, si sceglie l'auto e ci si fida delle parole del venditore. E si parte. Tuttavia, le fregature sono state tali e tante che il profilo del venditore di auto usate ha da decenni, negli Stati Uniti, una pessima reputazione.
Chi è il nostro venditore di auto usate? Anche questo è piuttosto semplice: Roberto Calderoli, da Bergamo, leghista della prima ora che vanta una lunga carriera equamente divisa tra incarichi istituzionali (ministro, vicepresidente del Senato, presidente di Commissione), coinvolgimento a vario titolo in inchieste giudiziarie, sortite di ogni genere contro neri, gay e Islam.
I suoi livelli di popolarità e consenso hanno avuto due picchi significativi tra le folle leghiste. La prima nel 2006, con la vittoria dell'Italia ai Mondiali di calcio contro la Francia. Sfoderando una competenza calcistica al di fuori del Comune, spiegò la sconfitta dei transalpini con la perdita della "propria identità, schierando negri, islamici e comunisti".
Sette anni dopo toccò alla ministra per l'integrazione Cecile Kyenge: “Amo gli animali, orsi e lupi com'è noto, ma quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango”.
Un capolavoro. Trovare qualcosa di più primitivo e rozzo è impresa ardua.
Il 14 gennaio 2019, ci ha pensato il tribunale di Bergamo, in primo grado di giudizio, a condannarlo a 18 mesi per diffamazione con l'aggravante dell'odio razziale, con pena sospesa.
Ma in un Paese che resetta la memoria ogni quarto d'ora, tutto questo (e molto altro) non ha fatto di lui un impresentabile.
Il presidente del Consiglio, Meloni, lo ha schierato in squadra affidandogli, non senza coraggio, il Ministero per gli affari regionali e le autonomie. Un invito a nozze per un secessionista di chiara fama, già presidente del Parlamento del Nord che auspicava (dicembre 2011) una separazione tra Nord e Sud, sul modello della Cecoslovacchia.
Calderoli non ha perso tempo e, ad un solo mese dall'insediamento del Governo, ha presentato il suo progetto di "autonomia differenziata".
Un piano limpido che, al netto dei tranelli dei tempi e del lessico politichese, lo vede nei panni di un Robin Hood alla rovescia: ruba ai poveri per dare ai ricchi.
Un altro capolavoro. E, sia detto senza finzione, era facile da prevedere: lui ama i lupi e, come i lupi, può perdere il pelo, ma non il vizio.
La sua ossessione contro il Sud meriterebbe di essere osservata su un lettino, perché ingegnarsi tra residui fiscali, federalismi, Lep, fabbisogni standard e spesa storica, pur di togliere risorse al Mezzogiorno, ha qualcosa di patologico.
Fin qui il dottor Calderoli da Bergamo. Il resto (e non è poco) riguarda i parlamentari del Sud. Non solo quelli della Lega (che ora battono in piedi per non aver avuto alcun incarico nel Governo), ma tutti gli altri.
A parte quella dei presidenti delle Regioni del Sud, ancora nessun'altra voce si è levata per frenare il disegno leghista. È un problema antico: più che parlamentari sembrano soldatini condannati alla sud-ditanza. Esattamente l'opposto di ciò che, alla prova dei fatti, è stato fatto al Nord da decenni dove gli interessi dei territori sono stati curati in modo trasversale, sottraendo risorse al Mezzogiorno.
Tornando alla domanda iniziale: no, un'auto usata da Calderoli non la compreremmo. E neanche ce la faremmo prestare.


Scrivi all'autore

wave