L'orgoglio meridionale per "sfidare" l'arretratezza

Il meridionale non ama se stesso? Esiste un “meridionalismo” che riesce a remare contro se stesso, afflitto dalla sindrome di sudditanza verso ciò che non è Sud? Sono interrogativi che ovviamente non hanno niente a che fare con il vero meridionalismo, quello da anni impegnato a riscrivere storia e politica del Sud e dell’Italia. 

Sono interrogativi che paradossalmente hanno come risposta un … bel “sì”. Noi meridionali, nella corsa ad inseguimento per superare il gap che ci divide dal Nord per colpa di Governi miopi, stiamo perdendo la nostra identità, ci stiamo arrendendo, abbandonando i nostri paesi, i nostri borghi, alla ricerca di lavoro e di affermazione. 

 Come non bastasse, una volta al Nord, diventiamo milanesi e torinesi, assimilando l’accento milanese o torinese, assimilando tutto e più di tutto. Normale, si dirà, perché ormai siamo europei e viviamo in un mondo globale, senza patrie e senza confini. Anche per me, è normale. Ma ci sono tanti “però” che non digerisco neppure facendo uso del Gaviscon.

Dicevo dell’identità. È fondamentale. Perché è il passato di ognuno di noi, della nostra terra, l’asse portante del futuro. Ed è importante soprattutto per il Sud che, contadino e sfruttato, tende a nascondere le radici, addirittura negandole e buttandole come zavorra. Non è un atteggiamento generale, ma esiste e va combattuto. Condivido l’appello di colleghi che hanno sposato la filosofia del “Io resto qui”. Che non significa “restare per forza”, logisticamente, in Puglia, in Basilicata o in Calabria, ma esprime il principio di conservare rapporti con le origini e di impegnarsi per il benessere di chi resta.

Certo è difficile: l’erba del… lontano per noi resta sempre più verde. Lo si vede anche nell’arte. Prendete il cinema: noi finanziamo registi e attori di Milano o di… Roma, lasciando ai margini i nostri talenti, al motto “solo così valorizziamo il territorio e il turismo”. Prendete il teatro: idem come sopra. Prendete i giornalisti o gli scrittori. Salvo rarissime eccezioni, nelle rassegne, vengono prima i… visibili consacrati dalle tv. E capita pure che qualcuno scriva testi con baci da Polignano per attirarci nella trappola dell’acquisto.  E noi ci stiamo.

Il Sud ha bisogno di gonfiare il petto, di mettere fuori l’orgoglio, di avere cittadini che rispettino l’etica e di politici preparati e fuori dai giochi personalistici. Noi siamo “condannati” a fare doppio degli altri per raggiungere gli altri. Ricominciamo da zero, sostituendo il verbo “condannare” con il verbo “sfidare”. “Si può”, mettendo in campo intelligenza, preparazione, impegno, onestà e grinta.


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