Leggi lacunose che "tutelano" i ladri


Il nuovo "disegno" approvato dalla Camera dal 2018 è ancora bloccato

Sebbene l’Italia sia il primo paese al mondo per traffico illecito d’arte, il nostro codice penale continua a non prevedere un’apposita disciplina per i reati contro i beni culturali ed in particolare per il furto di opere d’arte e reperti archeologici. Assurdo, se si considera l’unicità del patrimonio culturale italiano, che reclama l’introduzione di norme in grado di salvaguardare l’eredità storica ed artistica del nostro Paese.

Per essere chiari, se qualcuno ruba una mela in un supermercato, rischia una pena detentiva, ma chi ruba un vaso prezioso antico e lo vende, resta di fatto impunito o quasi. Il punto di riferimento è il Codice dei beni culturali e del paesaggio, il quale non prevede sanzioni adeguate.

Vari sono stati i tentativi di sottoscrivere una disciplina ad hoc che non solo accrescesse le sanzioni applicabili, ma anche punisse tutte le condotte illecite. Tuttavia, l’iter del disegno di legge S.882, d’iniziativa dei deputati Orlando e Franceschini, nonostante l’approvazione da parte della Camera dei Deputati in data 18 ottobre 2018, non è stato completato. Morale: in assenza di una disciplina specifica, diventa difficile procedere penalmente senza che sia rintracciata un’eventuale responsabilità in capo a un presunto intermediario, del quale si dovrebbe anche comprendere se ha agito per conto della criminalità organizzata o autonomamente. Eppure, l’art. 9 della Costituzione Italiana annovera il patrimonio storico ed artistico tra i beni meritevoli di protezione da parte dello Stato.

E intanto, l’Italia e la Puglia restano terra di conquista e di razzia. Anche in questo 2021, infatti, si registrano clamorosi ritrovamenti a seguito delle indagini dei carabinieri. Il bollettino delle ultime settimane è emblematico. Nel primo week end di luglio è stato rubato dalla pinacoteca Corrado Giaquinto di Bari un piccolo dipinto del XIX secolo, “L'Arno a Rovezzano” di Silvestro Lega. Sembra un furto d’altri tempi, quasi alla Arsenio Lupin: scoperto alla riapertura del lunedì mattina, i carabinieri del nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Bari, hanno acquisito le immagini delle telecamere della videosorveglianza interna e ascoltato dipendenti e vigilanti. Ma al momento non sembrano esserci novità.

Qualche giorno prima a Foggia altro caso emblematico: nei guai una coppia di coniugi con la passione per l’archeologia. Trovati nella loro casa, in bella mostra, 54 reperti archeologici risalenti presumibilmente al periodo tra il VI e III secolo a.C. del valore complessivo di circa 15mila euro. Inoltre, avevano olle, brocche e piccoli vasi in terracotta oltre a 15 monete e una medaglia d’oro del periodo tra il IV secolo a.C. e il XX secolo, per un valore complessivo stimato tra i 5000 e gli 8000 euro.

Eclatante l’operazione dello scorso giugno, quando un collezionista belga è stato trovato in possesso del tesoro archeologico, provento di scavi clandestini in Puglia e in particolare nella provincia di Foggia, che aveva addirittura esposto in mostre ed eventi (in città come Parigi e Ginevra). Così i carabinieri del Comando per la Tutela del patrimonio culturale, con il determinante contributo di Eurojust, hanno riportato in Italia un’intera collezione costituita da 800 pezzi di eccezionale rarità e valore. L’esame tecnico effettuato dal consulente archeologo italiano ha evidenziato l’autenticità e un valore commerciale pari a circa 11 milioni di euro.

Ai primi di marzo, i carabinieri del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale di Bari sono riusciti a recuperare 17 manoscritti trafugati da due chiese di Barletta e 44 manufatti in ceramica provenienti da scavi abusivi. I volumi, di proprietà dell’Archivio diocesano di Trani, erano stati messi in vendita su una nota piattaforma, mentre le ceramiche erano esposte in casa di due coppie di professionisti della Bat.

Insomma, se non è una giungla, poco ci manca…


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