Le lavanderie dei soldi sporchi a pieno regime

“Cherchez l’argent”, cioè si dovrebbero seguire i flussi del denaro per tentare di comprendere come e in quali circostanze si riciclano i soldi sporchi, quella “ricchezza ingiustificata” a cui ha accennato il capo della Procura della Repubblica di Bari, Roberto Rossi, in una recente intervista a La Repubblica. La “ricchezza ingiustificata” che deriva dall’evasione fiscale, dalla corruzione di funzionari pubblici, dalle truffe telematiche e dai proventi del crimine organizzato, confluisce nell’economia legale dopo varie operazioni di ripulitura, grazie alla complicità e alla connivenza di professionisti, imprenditori disonesti e prestanome. Quelli che il procuratore nazionale antimafia, Cafiero de Raho etichetta come “borghesia mafiosa”, “comitato di affari”, “teste di legno”, “imprenditoria grigia”.

In che modo si ripulisce il denaro sporco? C’è una sintetica ma illuminante tabella che descrive i vari passaggi, allegata alla relazione speciale 2021 della Corte dei conti dell’Unione Europea. Il titolo del rapporto non induce all’ottimismo: “Gli sforzi dell’UE per contrastare il riciclaggio di denaro nel settore bancario sono frammentari e l’attuazione è insufficiente”. La tabella spiega che l’attività criminosa può comprendere vendita illegale di armi, contrabbando, la criminalità organizzata che comprende traffico di droga e prostituzione, appropriazione indebita, insider trading, corruzione, sistemi di frode informatica, sale gioco.

I proventi di reato possono assumere la forma di strumenti finanziari come contanti, obbligazioni e azioni, oppure di attività non finanziarie come l’acquisto di immobili, opere d’arte, oggetti di antiquariato e altri beni. Il passaggio successivo prevede l’immissione nel sistema dei guadagni illeciti, suddividendo grandi quantità di contanti in somme più piccole meno evidenti o utilizzando altri strumenti monetari (assegni, bonifici, money transfer, ecc.). C’è poi il collocamento. L’autore del riciclaggio opera una serie di conversioni o movimenti dei fondi per allontanarli dall’origine. Può trattarsi della compravendita di strumenti di investimento o del trasferimento di fondi attraverso una serie di conti presso varie banche. C’è infine l’integrazione. I fondi riciclati rientrano nell'economia legittima. L'autore del riciclaggio può investire in fondi immobiliari, beni di lusso o iniziative imprenditoriali.

Fin qui la Corte dei conti europea. Quanto alla corruzione, ci sono molti casi concreti nell’ultima edizione dei “Quaderni dell’antiriciclaggio” pubblicati a giugno dall’Unità di informazione finanziaria (UIF) della Banca d’Italia, tutti basati su inchieste portate a termine da Guardia di Finanza e magistratura. In un caso le indagini hanno accertato legami con un “comitato di affari” in grado di gestire la macchina amministrativa di un comune del Sud Italia. Tra i soggetti coinvolti nell’inchiesta spicca il ruolo chiave di un dirigente di un’amministrazione locale, che orientava i finanziamenti pubblici a favore di società infiltrate dalla criminalità organizzata. Stando all’UIF, solo in provincia di Bari le segnalazioni di episodi sospetti di riciclaggio di denaro sono aumentate del 21 per cento nel secondo semestre 2020, mentre in tutta la Puglia c’è un incremento del 26 per cento. Per citare due esempi, a settembre a un clan barese sono stati confiscati immobili di lusso e quote societarie di sale gioco per un valore di 22 milioni di euro. A ottobre a Molfetta a un noto imprenditore edile sono stati sequestrati immobili e altri beni per un valore di 50 milioni di euro. Un patrimonio costruito sul crimine, hanno detto gli inquirenti.

I fatti confermano che la “money laundering” è una industria che lavora senza confini e a pieno regime per generare “ricchezza ingiustificata”. È gestita dalle mafie ma non potrebbe funzionare senza il contributo di chi evade o elude le tasse, senza l’aiuto della “borghesia mafiosa” e dell’”imprenditoria grigia”, senza la complicità di amministratori pubblici corrotti o compiacenti.


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