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Le "istituzioni" passano i cittadini restano

Non è un giochino, ma il risultato non cambia: è stupido e autolesionistico.

Il copione non è nuovo e si ripete a memoria, da più di 40 anni con risultati sempre più devastanti. Negli ultimi 4 decenni, macro e microcriminalità sono cresciute in termini esponenziali. La prima in occupazione del territorio, diversificazione degli affari illeciti, relazioni internazionali. La seconda sospinta da fenomeni di devianza che non risparmia quartieri e classi sociali.

Eppure, le istituzioni ripetono lo stesso ritornello da decenni: Bari è una città sicura. No, non lo è.

È un messaggio grave perché fuorviante e divisivo. Nel tentativo di risultare rassicurante, quel messaggio attenua l'"allarme sociale" (argomento particolarmente caro alle forze di polizia), ma, allo stesso, tempo minimizza episodi che meriterebbero ben altra attenzione.

In tutto questo, il "sistema dei media" gioca un ruolo di primo piano. Oggi molto più di ieri, a causa della frammentazione dei canali che produce la polverizzazione delle notizie.

La penosa aspirazione di compiacere le istituzioni non rappresenta solo un tradimento del mestiere di giornalista (che, parliamoci chiaro, in moltissimi casi è sconosciuto persino nei suoi "fondamentali"), ma implica responsabilità personali sul piano morale.

La situazione è molto più pesante di quel che si creda. In 40 anni i clan, dapprima confinati in periferie colpevolmente abbandonate al degrado, si sono infiltrati in ogni quartiere cittadino.

Ma ciò, che ai più appare come un fenomeno da risolvere tra guardie e ladri, investe pesantemente 40 anni di miope gestione politico-sociale orientata al rastrellamento del consenso elettorale.

Bari, dopo 40 anni, è ancora una somma di quartieri con una comunicazione "fisica" che comporta costi ulteriori per chi deve spostarsi per raggiungere posti di lavoro o di studio. Il trasporto pubblico ha in parte cambiato il parco dei mezzi, ma il numero dei bus e il "disegno" della rete è praticamente immutato.

La rete fognaria in alcuni quartieri è un miraggio (al punto che abbiamo una celebratissima spiaggia condivisa con i colibatteri).

Il verde cittadino ci vede agli ultimi posti in ogni classifica, ma basta una trentina di alberelli per parlarne in conferenza stampa con la definizione di "bosco urbano". Per non parlare dell'abusata definizione di "parco".

La riqualificazione del lungomare Sud, annunciata a ogni stagione con accordi e protocolli tra privati, università e... marziani, per ora ha visto solo il ritorno prepotente della prostituzione.

La Rossani, di cui seguiamo le vicende sin dall'epoca in cui, negli Anni 80, si parlò della permuta con l'Esercito per la realizzazione di alloggi, è un fortino in cui avvengono aggressioni e attività tutte da chiarire (risparmiandoci l'ipocrisia dello storytelling su vivacità pseudoculturali).

I furti d'auto e in appartamento sono decollati, ma riuscire a presentare una denuncia comporta prima una specie di caccia al tesoro e dopo snervanti attese per la comunicazione di banali informazioni.

Ciò che è mancato e manca è la visione d'insieme della città. La scuola e l'Università, l'amministrazione pubblica, le forze di polizia, le classi produttive (commercio, industria, agricoltura), alla prova dei fatti, vivono in un'autonomia che ha come obiettivo l’istinto di conservazione: il tentativo di mantenere un precario equilibrio. Manca un'idea di comunità, un sentimento amorevole verso una città bella a parole. Una città che presentiamo "truccata" ai turisti, ma per nulla a misura di cittadino. Lo slancio, la capacità di voltare pagina non sono un esercizio dialettico da affidare ad agenzie di comunicazione. I rappresentanti istituzionali passano, ma i cittadini restano. Contenti noi...


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