La salute pubblica val bene una diretta?

Siamo di nuovo a Natale. La città si presenta illuminata a festa con scelte estetiche che suscitano sentimenti contrastanti. Alcune decisamente kitsch confermano la scelta di soddisfare sempre e a qualunque costo i bisogni più... popolari.

A quanto pare, ci sarà anche la festa di Capodanno in piazza. Regolamentata da posti contingentati, ma a quanto si dice, "imposta" da Mediaset con la diretta su Canale 5.

Così ripetono dalle parti di Palazzo di Città: lo ha voluto Canale 5. Con regolare seguito dell'espressione di chi non può far nulla contro il gigante. Auguriamoci, dunque, che tutto sia fatto a regola d'arte per proteggere coloro che, anche con temperature polari, non riescono a sottrarsi al rito di un concerto in cui va in scena il delirio con la speranza di un'inquadratura per qualche nanosecondo.

Chissà cosa decideranno di fare Delta e Omicron, i due sgraditissimi ospiti che, anche dalle nostre parti, hanno deciso di sferrare un attacco che dall'ultima decade di novembre, segna una crescita costante. Lenta, si affretta a dire qualche buontempone. Vero, lenta e imparagonabile rispetto a quella dell'anno scorso, ma siamo alle prese con un'incognita. Per citare la professoressa Maria Chironna (che sin dal primo minuto non ne ha sbagliata una sull'evoluzione della pandemia), docente universitaria barese a capo del laboratorio di Epidemiologia Molecolare e Sanità Pubblica, possiamo provare a tenere a bada la nuova variante "se terremo la guardia alta".

La guardia alta, appunto. Perché quando quella guardia si abbassa e si gioca a schivare il virus con sorrisini e astruse teorie, ci si fa male e si finisce k.o.

Si fa male chi si ammala e si fanno male le economie dei territori che abbiamo visto (e stiamo rivedendo) tornare in giallo o in arancione.

È vero anche che (per ora) nel Mezzogiorno i numeri sono confortanti, ma è un film che abbiamo già visto e ha avuto un esito indesiderato. Auguriamoci che questa volta il presidente Emiliano riesca a tenere a freno la sua vena di… generoso padrone di casa della Puglia, evitando inviti intempestivi e fuori luogo. Sappiamo com'è andata già una prima volta e possiamo dire che ci è bastato.

Il nostro Paese, come altri, paga il prezzo imposto da una parte di popolazione devota a intrugli, pensiero magico e sapere formulaico. Chi vive come se fossimo in pieno Medio Evo rappresenta una minaccia. Spianare loro la strada con atteggiamenti incauti è un errore che prescinde da (eventuali) convincimenti personali e impone strategie e azioni di tutela collettiva. Abbiamo ancora alcuni giorni davanti a noi prima di giungere a fine anno e saranno decisivi per capire come ancora evolverà questa nuova ondata di pandemia.

Poi cosa voglia Canale 5 è questione che non ci riguarda affatto, se si tratta di salute pubblica. Con la speranza che, con la solita spericolata avventatezza, non si affacci qualche buontempone (di nuovo) a parlarci di marketing territoriale e di "occasione unica" per la città. Cialtronerie.

Ho avuto un (grandissimo) maestro di giornalismo che, in anni lontani, "allenava" noi giovani giornalisti al senso critico e a valutare il perché di alcune scelte e/o offerte. Tra i suoi tanti cavalli di battaglia, che suonavano come lezioni di giornalismo, uno era molto divertente. Davanti a offerte apparentemente vantaggiose e seducenti che qualcuno di noi (ingenuamente) gli prospettava, la sua risposta secca e divertita: "Ho capito. Siamo stati prescelti. A pagare".

Il sindaco Decaro tenga d'occhio i dati e decida in piena coscienza, evitando di farci pagare conti indesiderati. Alla prova dei fatti, è stato in questi anni un esempio, sul fronte della pandemia. Il concerto, contingentato o no, sarà un polo di attrazione per chi, anche a distanza, proverà a dare una sbirciatina e proseguirà la notte in una città che proprio per i dati modesti di oggi, non ha bisogno di spalancare la porta ai virus.


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