La politica snobba la Cultura e gli editori...

Discutibile il viaggio del governatore pugliese in Russia, con chef stellati e altro al seguito per ringraziare in pompa magna Putin e i suoi gerarchi delle “elemosine” che fanno alla nostra regione nel nome di san Nicola. Ora mi aspetto che il rappresentante istituzionale di tutti i pugliesi si rechi anche in Egitto, ad omaggiare il dittatore di quel paese per i terribili regali che ci ha fatto finora (sempre in nome della Puglia, dell’economia e del commercio, ovvio). Sono episodi un po’ miseri della mai sazia Italietta, questa volta in salsa regionale.

La nostra regione del resto si è guadagnata la fama di first in passerelle e “bacchanalia”. Neppure la stampa va troppo per il sottile. Un esempio. Nella pagina “Cultura” di un dorso locale sono state giustapposte due notizie: sulla sinistra un gran titolo a quattro colonne e sulla destra un titoletto sulla colonna restante. Il gran titolo riguardava “Il libro possibile” di Polignano a Mare e Vieste, quello minuscolo “I granai del sapere-Biblioteca di comunità” di Conversano. Due inaugurazioni, la seconda già avvenuta, la prima prossima ventura in compagnia di un centinaio di altri Festival che si cominciano a svolgere in tutta Italia (un magazine ne censisce già una settantina).

Ma sappiamo bene che il primo evento (la kermesse) produrrà modestissimi impatti culturali (semmai consoliderà quelli turistici e commerciali), mentre il secondo (la biblioteca) sarà di certo foriero di prolungati e importanti benefici nel corso degli anni. Eppure, nell’immaginario di quel dorso di giornale, il primo è stato considerato - come fatto culturale - molto più importante del secondo. Durerà un flatus vocis? Non se ne ricorderà più nessuno dopo la sua conclusione? Poco male. Quindi credo proprio che qualcosa non quadri.

Ma andiamo oltre. Lo stesso mercato dell’editoria culturale presenta ormai in Italia macroscopici malfunzionamenti di cui bisognerebbe cominciare a farsi carico. Essi originano dall’assoluto “strapotere” dei grandi Big dell’editoria e della distribuzione, ormai quasi monopolistici dato che gli altri editori non esistono se non in circuiti molto ristretti. Il danno maggiore è che opere validissime ed originali, solo perché pubblicate dai piccoli, hanno una circolazione molto ristretta, che non meriterebbero affatto. Desidero fare un esempio scelto su un tema saggistico oggi di grande attualità: la pandemia.

“Il futuro in una stanza”, sottotitolo “Dialogo letterario dentro e oltre la pandemia” di Daniele Maria Pegorari e Valeria Traversi è un’opera di grande valore ed acuta nel contesto della letteratura pandemica di questi di mesi disgraziati; eppure, non essendo stata benedetta dai Big, è poco conosciuta dal grande pubblico di tutta Italia. Spetterebbe alla politica occuparsi di queste serie problematiche, studiando e ponendo in atto il “che fare”. Ma dovrebbe avere la “P” maiuscola…


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