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La politica promette, ma è a caccia di poltrone

A volte si sente la necessità di mettere fuori la delusione. Magari anche la necessità di gridare. Di ribellarsi. Mi spiego: stavolta, più delle altre volte, sono nauseato dalla campagna elettorale. L’Italia va in frantumi, messa alle strette anche dalla crisi europea, con recessione, nuove povertà, bollette impossibili, aziende e negozi che chiudono. E loro, i nostri politici, hanno pensato solo agli scontri, l’un contro l’altro armati, a caccia del voto. Fra l’altro, “aiutati” da talk show televisivi irritanti, con ospiti i soliti giornalisti della premiata compagnia di giro che passa da un’emittente all’altra a dispensare la loro sapienza delicatamente di parte (sinistra, pseudo-sinistra, centro, cinque stelle, destra e tanti altri mix).

Che nausea. Programmi pieni di bla-bla-bla, confusi, privi di pragmatismo. Faccio questo, questo, questo, questo... Ma come, in quali tempi, con quali coperture? Zero. L’Italia va in frantumi e i politici giocano a fare i politici. Forse non tutti. Ma quasi tutti. Solo Papa Francesco esprime un sano linguaggio politico, perché è un Uomo che guarda i fatti e l’umanità. I “nostri” semplicemente sono in guerra per un posto alla Camera e al Senato per governare.

“Governare”… Parola grossa in una nazione che è tutta da rifare: sanità, ambiente, scuola, occupazione… E poi una giustizia giusta che combatta l’illegalità e l’evasione fiscale, eccetera, eccetera. “Governare”, parola grossa per chi non ha ancora chiaro cosa significa “Governo”.

Il popolo è rassegnato, si sente sconfitto, non riempie le piazze per protestare, ormai abbandonato dai sindacati. Si sente sconfitto soprattutto al Sud, ancora ritenuto a torto un peso per il Nord e quindi non produttivo e di conseguenza da punire con l’elargizione di fondi minori. Così va. E la Puglia e le altre regioni meridionali devono “arrangiarsi”. L’agricoltura non ha uno straccio di tutela, resta insoluto il problema dell’ex Ilva, i talenti vanno via, i paesini si spopolano (esempio drammatico: stando all’Istat, da oggi al 2070, la Basilicata perderà 4.500 abitanti all’anno, ossia sarà un deserto).

Il Sud, nonostante tutto, ha imparato a fare da sé e può dare lezioni su piano della creatività e dell’innovazione, con aziende che hanno trovato mercato nazionale e internazionale. Ma i virtuosi non bastano. Sono di certo una grande risorsa e uno stimolo per i giovani, però con uno Stato latitante è dura. Una spinta potrebbe venire dalla cultura, che può arricchire e può preparare una nuova classe dirigente. Ora come ora, su questo piano, facciamo poco: la Puglia come spesa per libri, musei, teatro e arte in genere è ultima, fanalino di coda, dopo Calabria e Sicilia. È tempo di cambiare: la Cultura e la Bellezza possono essere il vero elisir per il cambiamento.


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