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La politica, il "futuro" e gli smemorati

Decaro alla Regione, Emiliano alla presidenza del PD, Conte che si mette di traverso perché ritiene che il suo Movimento possa avere qualche chance per guidare la prossima giunta regionale. Il tutto in un groviglio di alleanze, vendette, cambiali all'incasso, veti e divieti che hanno a che fare con il futuro del PD nazionale (chiamato a designare il nuovo segretario) e con le fluide dinamiche che regolano le relazioni con il M5S e le altre formazioni del centrosinistra.

Si intensifica il "dibattito" sul futuro della nostra regione. Un "dibattito" che è in piedi più o meno già da un anno con fughe in avanti, anticipazioni e, al solito, "polpette avvelenate" date in pasto ai media come "prelibate indiscrezioni".

Di cosa parliamo? Se lo chiedete agli attori... protagonisti vi risponderanno che è in discussione il futuro della nostra regione. Già il futuro. Perché le elezioni di cui parliamo avranno luogo nel 2025, ma per l'occupazione di seggiole e poltrone si deve partire in anticipo. Talvolta per garantirsi un posizionamento, talaltra per bruciare candidature.

E, quindi, via con anticipazioni ed endorsement di ogni tipo che hanno facile sponda in un sistema dei media che con voracità inghiotte qualsiasi boccone venga offerto dalla "politica". Non vi affannate: non troverete traccia di alcun piano strategico in relazione alle candidature. Solo nomi, sempre gli stessi. Un gioco che appassiona quanto il calciomercato, ma che presenta un duplice amaro conto. È il grande inganno della politica che risucchia nel vortice delle dichiarazioni spesso vuote e inconcludenti. Tutte riportate con pedissequa puntualità.

Qual è il duplice amaro conto? Da un lato la cancellazione della memoria, dall'altro l'annullamento del presente.

Il "dibattito" proietta nel futuro, ci distoglie dalle incombenze del presente e dagli strascichi del passato (prossimo e remoto). Si va avanti, polverizzando, in un circuito autoreferenziale, tutto quello che (nel bene e nel male) si è fatto e senza analizzare tutto quello che non si è fatto.

Il sistema dei media, a dire il vero non solo quello regionale, non è in grado di porre un argine. La frammentazione delle fonti, la comparsa di un'editoria predatrice che approda al mondo dell'informazione provenendo da mercati che dalla politica dipendono (direttamente e indirettamente), l'esaltazione di una "cultura partecipativa" che non richiede competenze, ma produzione e propagazione di contenuti "effimeri" e di like, segnano il perimetro di un confronto stagnante. Parliamo di nomi e non di situazioni, si prefigurano posizioni piuttosto che occuparsi di problemi.

Siamo dispersi e disorientati in quello che Herbert Simon, psicologo ed economista (Nobel per l’Economia nel 1978), aveva descritto come il "Labirinto dell'attenzione".

“In una società ricca d’informazione - dichiarò lo scienziato il 1° settembre del 1969 in una conferenza a Washington - deve dunque mancare qualcosa: questo qualcosa è l’attenzione”: ormai è esattamente così. Risucchiati nel vortice delle notizie, non dedichiamo attenzione, concentrazione o analisi alle questioni fondamentali. Un rapporto di Openpolis ci dice che siamo il fanalino di coda in fatto di opere pubbliche. Il che corrobora lo studio di Bankitalia che, una volta di più, sottolinea il divario tra Nord e Sud: ritardi decennali senza soluzione.

In una regione funestata da scandali (ultimo quello dell'ospedale Covid), da emergenze gestite in modo disinvolto (Xylella), da gravi crisi per quanto riguarda l'occupazione (femminile e giovanile), da una sanità che si dimena tra raccomandazioni, interminabili liste d'attesa e viaggi della speranza, da evasione fiscale da brivido, dal 112 costato 14 milioni e mai partito, da una Fiera del Levante che boccheggia, da un turismo che ha succhiato fior di risorse per la promozione e che scricchiola sotto il peso di costi e disservizi per la mancanza di regolamentazione sacrificata all'altare del consenso e dell'istinto di sopravvivenza (elettorale), si parla di seggiole e poltrone. Ce lo meritiamo, in fondo.

Ci fermiamo qui. Ma se davvero vogliamo parlare di seggiole e poltrone, facciamolo, alla prova dei fatti, senza cancellare la memoria e senza annullare il presente.

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