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La nostra Puglia tra "prenditori" e imprenditori

Questa nostra regione riesce a sorprendere sempre. Quando immagini che sia seduta sulle proprie macerie, vittima di politici e amministratori locali che la saccheggiano e brutalizzano. Quando pensi che sia travolta dal voto di scambio e dalle infiltrazioni della criminalità a tutti i livelli, dalla politica all’economia. Quando la vedi sospesa nel limbo del “è intelligente, ma non si applica”, disastrata dai disservizi nei trasporti pubblici, da una scuola in cui il divario con gli studenti di altre aree si amplia di anno in anno.

Quando ti succede tutto questo o anche uno solo dei casi appena elencati, scopri che viene invasa da turisti entusiasti, che ci sono imprenditori apprezzati a livello internazionale, che se ne fregano di tutto e da anni, a testa bassa macinano fatturati grazie a innovazione, idee vincenti, intuito, attenzione ai mercati e all’ambiente. Ti sorprendono le aziende internazionali del settore innovation & information technology sbarcano a Bari e portano migliaia di posti di lavoro (o meglio, li annunciano).

Ti si accende la luce e cominci rivedere il futuro non come una scura nebulosa. E pensi di essere fortunato a vivere in questa specie di paradiso terrestre. Poi ti rubano l’auto in un città del nord-barese (la fossa delle Azzorre per questo tipo di reato), oppure ti basta aver bisogno di un controllo medico, e la luce si spegne di nuovo, ma questo è un altro discorso.

O forse no. In realtà il discorso è lo stesso, il territorio è sempre lo stesso, solo che c’è chi dà e chi prende. Se fosse una fotografia sarebbe in bianco e nero, molto contrastata, con poche sfumature, pochi grigi: macchie di luce e zone molto scure. Da una parte voraci approfittatori del loro ruolo, dall’altra chi si rimbocca le maniche per sopravvivere, ma anche chi ha una visione, immagina, inventa, costruisce.

Un esempio? La Andriani, un’azienda di Gravina che opera nel settore agroalimentare, concentrata soprattutto sull’innovazione e che punta su prodotti gluten free. Bene, questa media azienda, poco più di 160 dipendenti, è risultata il posto dove si è più felici di lavorare in Italia. E questo grazie ad una grande attenzione al benessere sociale dei suoi dipendenti e delle loro famiglie. Un’attenzione che va dalla palestra con nutrizionista alle gite aziendali, dall’accademia di arte per i figli dei dipendenti alla flessibilità negli orari di lavoro.

Niente di rivoluzionario (ricordate Olivetti?) ma azioni concrete, che rendono i lavoratori più partecipi, li portano a condividere i destini di quella che non è più solo l’azienda, ma diventa una sorta di famiglia allargata. E i risultati ovviamente si vedono: Andriani premiato da Ernst&Young come imprenditore dell’agroalimentare dell’anno 2019, l’azienda indicata da Corriere L’Economia tra le 30 migliori Pmi italiane, etc…

L’unico modo per cercare di sconfiggere i “prenditori” di professione è costruire un contesto favorevole alla crescita di imprese che portino occupazione, ma anche attenzione al territorio e alle persone. Bisogna ammettere che qualcosa a Bari si sta muovendo e la nascita di “Invest in Bari” (www.investinbari.it, per chi volesse saperne di più), un progetto che ha l’obiettivo di facilitare i processi di attrazione degli investimenti e di garantire supporto alle imprese esistenti che hanno bisogno di affrontare le transizioni in atto. Un unico luogo, fisico e digitale, per le pratiche amministrative, per le richieste di contributo finanziario, per sviluppare collaborazioni di ricerca e innovazione.

Se, superata la sbornia delle migliaia di posti di lavoro, si riuscisse a valutare e a incentivare il ruolo sociale delle imprese esistenti e di quelle che arriveranno, il passo potrebbe diventare addirittura definitivo.

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