La dura lezione del Covid-19 non consente trionfalismi

Secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC), dei trenta Paesi dell’Unione Europea più l’UK, solo Spagna, Belgio e UK hanno una percentuale di morti Covid-19 ogni 100.000 abitanti superiore a quella italiana (la Spagna di poco). La nostra performance rispetto all’infezione quindi, a dispetto del profluvio di chiacchiere governativo, è finora pessima: nell’UE siamo al terzo posto, se escludiamo l’UK, in fatto di numero dei decessi (solo quelli “ufficiali” si badi). Aggiungia-moci due ulteriori deficit e la valutazione negativa è completa. Mi riferisco alla sterilizzazione degli istituti democratici (con l’emergere di una sorta di dux onnipresente) e alla scuola e università, fanalini di coda nelle riaperture: fattori che incidono su due gangli delicatissimi della convivenza civile.

La ragione del pessimo risultato data da febbraio, quando il Governo dopo l’atto dell’OMS del 30 gennaio che dichiarava il Covid-19 una emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, ha atteso solo il 23 febbraio per adottare il primo decreto-legge, innestato peraltro in una situazione già deteriorata per l’assenza di ogni forma di aggiornamento e implementazione dei piani antipandemici pure obbligatori da tempo ai vari livelli istituzionali. 

Questi i fatti, dopodiché si possono costruire tutti gli storytelling che si vuole a beneficio strumentale di speranze contingenti, ma lasciano il tempo che trovano (sono destinati a fare breccia solo sulle persone… di bocca buona per così dire).

Finora il contrasto antipandemico è andato così: si evitino ridicoli trionfalismi e se ne tragga insegnamento per dare vita ad una sanità che abbia nei presidi territoriali un pilastro di forza.

Ora si è aperto il capitolo del contrasto economico. Il nostro Fregoli si è inventata la maratona di Villa Pamphilj per “tenere al caldo” il suo futuro politico, in quanto riguardo all’incipiente sconquasso recessivo provocato dal Covid-19 (che si aggiunge ai nostri mali ormai annosi) è poco influente perché non c’è stata visione: 9 linee d’azione, 51 sottolinee, quasi 200 progetti in cui è squadernato l’universo mondo! E comunque fra le misure assistenziali dell’attuale raffica di decreti e gli euro (da avere) della Commissione UE manca la sutùra: chi la sta elaborando?

Intanto c’è che l’economia italiana è sempre più in precarietà, perfino marchiata da elementi semischiavistici (fatto molto inquietante, i sub-lavoratori si calcolano in numero di circa 4.000.000). C’è anche che il presidente del Consiglio ha avallato l’acquisto di 2 fregate militari da parte di Abdel Fattah el-Sisi, il capo del Paese che ha incarcerato, torturato e assassinato Giulio Regeni e non si è so-gnato neppure di bloccare la vendita di armi all’Egitto (900 milioni di transazioni solo nel 2019): ciò ha fatto dell’Italia un’Italietta anche stracciona, perché non è sempre vero che “gli affari sono affari”.


Scrivi all'autore