La classe politica vada all'inferno: è l'ora di un vero cambiamento

Lombardia, Puglia. Nord, Sud. Da anni si parla giustamente del gap che ci vede lontani dal Nord per politiche governative non attente e di parte e da anni si parla (giustamente, anche in questo caso) di una nostra difficoltà a scalare la montagna da soli, con le nostre forze e con i nostri comportamenti virtuosi.

La virtù, ecco. È un contenitore in cui ci sono generosità, altruismo, rispetto delle regole. “Noi ci siamo, siamo diversi, al di là di estremismi per quanto riguarda fenomeni delinquenziali”, abbiamo sostenuto spesso con orgoglio.

“Siamo diversi”. Ma poi è vero? Forse no. Su questo piano, abbiamo avuto la possibilità di farcela senza aiuti di sorta, addirittura avremmo potuto staccare il Nord in classifica. Invece no, ci siamo persi per strada. La pandemia, come non bastasse, sta aggiungendo pecche a pecche, sta dimostrando che siamo come gli altri, come il resto dell’Italia. Prendete gli assembramenti, le corse pazze sui monopattini, la pessima gestione sanitaria, i furbetti dei vaccini (ahi, gli emuli di Scanzi!), lo straripare della ineducazione e della carenza di gentilezza. Insomma, una deriva sul piano generale, giustificabile in parte per lo stress e per le difficoltà pesanti di molte categorie.

Nella confusione, sta crescendo il clientelismo: se non appartieni a parrocchie, se non hai amici degli amici, sei impotente. Anche nelle piccole cose, c’è la manina che aiuta Tizio piuttosto che Caio. Un casino (usiamo il termine giusto). Poi Bari assiste al degrado culturale, che va dai progetti demenziali nel nome di San Nicola (maxi statua e parco giochi) all’esaltazione dei luoghi comuni tipo panzerotti e quant’altro.

La Puglia e Bari devono darsi una regolata e programmare due rinascite: quella economica del dopo-pandemia e quella social-culturale. Bari, in specie, deve essere in grado di diventare veramente la città leader di una regione che ha tanti numeri seri da mettere in primo piano, cominciando dalla valorizzazione del territorio che non si fa offrendosi come tappetino ai romani o ai milanesi.

Dobbiamo dare i nostri euro ai giovani pugliesi (sono tanti e di spessore), aiutandoli a crescere anche in campo artistico.

I giovani possono darci un futuro “nostro” con identità finalmente alta. Siamo stanchi di essere rivisitati da gente che ci vede come soggetti di serie B, buoni per il colore e la macchietta. Allo scopo, ci vorrebbe un enorme cambio di passo della politica, con meno voltagabbana e con più soggetti preparati, capaci di lavorare per il bene comune. Nuovi politici e nuovi dirigenti in ogni settore.


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