La classe politica ci porta all'inferno

Non ci sarà bisogno di ricordarsela tra qualche anno questa pandemia. Ne parleranno i libri di storia e il web fornirà video e documenti di una stagione terribile che ha coinvolto l'intero pianeta. I numeri appariranno agghiaccianti e in modo nitido si configurerà anche la fragilità di un mondo che ha pagato la gestione di una connessione fisica e virtuale che merita molta attenzione sia per gli enormi benefici che produce sia per le grandi insidie che nasconde.

Ciò che invece non bisognerà dimenticare è la dura lezione che fa da sfondo al dolore, alla sofferenza, alla morte, ai disagi e alla crisi economica indotta dal virus. Non bisognerà dimenticarsela perché, se è vero che il nemico è il virus (per dirla con le recenti parole del ministro Speranza), è altrettanto vero che la pandemia ha messo a nudo le insufficienze del Paese che già, incapace di gestire l'"ordinario", è apparso del tutto smarrito davanti allo straordinario.

Dovremo ricordarci dei negazionisti, ma dovremo farlo considerando che sono il sottoprodotto di un "pensiero magico" che si è affermato perché la cenerentola-scuola non è stata in grado di diffondere il "pensiero scientifico" così come si deve fare in un Paese moderno. I tagli regolari, il reclutamento sempre più "allegro" del corpo docente, in virtù anche degli stipendi che gli sono riconosciuti, la fatiscenza dell'infrastruttura alla fine hanno presentato il conto.

Dovremo anche ricordarci di quanti scienziati italiani abbiamo conosciuto nei collegamenti satellitari da Paesi "lontani", dove hanno potuto mettere a valore le proprie competenze. Siamo nel G7 perché ritenuti avanzati economicamente, ma non siamo in grado di produrre un vaccino nei tempi imposti da una pandemia. Di quanto sempre meno si sia investito in ricerca e più in generale nell'Università dovremo ricordarci, perché ogni azione ha una conseguenza.

Dovremo ricordarci che un Paese strozzato dai debiti (per mantenere un'incredibile babele della partitocrazia senza mai fare una seria politica di revisione della spesa) è incapace di sostenere categorie stroncate finanziariamente da lockdown multicolore.

Dovremo anche ricordarci (in Puglia in particolare) che la nostra sanità, mentre offre l'illusione di un’assistenza sanitaria universale, è stata messa a nudo da un virus che ne ha rivelato l'insufficienza strategica (investimenti in infrastrutture e formazione) e tattica (mancanza di figure essenziali come anestesisti e rianimatori).

E poi dovremo ricordarci dei tanti campioni di "mirror climbing" (arrampicata sugli specchi) capaci di contraddirsi o di pronunciare teorie senza fondamento per giustificare la totale inadeguatezza nella gestione di una situazione così grave. Se si trattasse di una disciplina olimpica, potremmo giurare su un podio tutto pugliese. Ciò che diventa paradossale è il pensiero di diventare persecutori per il solo fatto di avere un pizzico di senso critico rispetto alle parole in libertà pronunciate con una sicumera che dovrebbe esserci risparmiata.

L'ultimo caso riguarda la disponibilità dei vaccini. Il presidente Emiliano, per giustificare la somministrazione a rilento, ha dapprima sostenuto che la Puglia non era affatto in ritardo, ma aveva il ritmo di una gestione oculata per assicurare la seconda dose. (E, come gli capita di frequente, non aveva risparmiato qualche generica insinuazione ai suoi colleghi impegnati in una corsa al vaccino senza preoccuparsi di rimanere senza dosi per il “richiamo”).

Poi, compie il capolavoro della contraddizione: nel giro di poche ore, con una sequenza di comunicati ufficiali da brivido, ha prima liberato tutti per una vaccinazione indiscriminata senza prenotazione, poi l'ha limitata agli over 60.

Un'accelerazione degna di Lewis Hamilton. E proprio come se si fosse nella conferenza stampa a conclusione di un Gran Premio di F1 ha tuonato: "Siamo primi per capacità vaccinale" (20 aprile). E così è saltato il calendario del piano vaccinale e così i medici di famiglia si sono inviperiti per essere rimasti a corto di fiale. Emiliano ha fatto esattamente quello che aveva provato a "rimproverare" solo qualche giorno prima ai suoi colleghi. Il che ci fa venire in mente un efficace aforisma dell'economista John Kenneth Galbraith: " La politica non è l’arte del possibile. Consiste nello scegliere tra il disastroso e lo sgradevole".

Anche di questo dovremo ricordarci, per affrancarci da una condizione che non approda da alcuna parte. Dobbiamo svegliarci e prendere atto di ciò che accade da almeno un paio di decenni dalle nostre parti. Non sarà semplice, perché "è molto più facile ingannare la gente, che convincerla che è stata ingannata". Lo ha detto Mark Twain più di 150 anni fa. Oggi si chiama "backfire effect": anche davanti a fatti clamorosi ed evidenti, le nostre convinzioni pur di non metterci in discussione, rimangono granitiche. E questa, alla prova dei fatti, è un'altra vera enorme tragedia.



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