La Puglia e il Covid: c'è luce in fondo al tunnel

Se è vero che i numeri non mentono, non c’è dubbio che i no vax abbiano gravi lacune in matematica. Dopo oltre un anno e mezzo di pandemia (dal febbraio 2020 ad oggi) ed almeno due ondate devastanti (la seconda più della prima, nonostante il ricordo del lockdown indichi erroneamente il contrario) non c’è dubbio che il mondo, l’Europa, l’Italia e dunque anche la nostra Puglia, vivano una situazione di gran lunga migliore e soprattutto più facilmente controllabile. C’è luce in fondo al tunnel, come dimostrano i fatti. E c’è luce perché il vaccino ha rappresentato la svolta.

Siamo appena entrati in autunno e dunque è possibile comparare l’estate 2020 e quella appena conclusa. Apparentemente ci sono alcuni dettagli sovrapponibili, ma in realtà parliamo di due situazioni completamente diverse, come i numeri spiegano con estrema chiarezza. Poi si potrà far finta di non vedere, ma questo è un problema che riguarda soltanto chi è obnubilato dall’ottusità.

L’anno scorso di questi tempi la campagna vaccinale era soltanto una speranza lontana; oggi nel mondo sono stati somministrati qualcosa come oltre 5 miliardi di dosi, di cui 85milioni in Italia, senza chiare e conclamate controindicazioni. Chi parla ancora, ottusamente, di sperimentazione o è in malafede o non conosce il significato della parola “sperimentazione”. Soprattutto se gli studi sull’mRna sono cominciati ormai da vent’anni e se con l’mRna si curano da tempo alcune forme di tumori e di malattie genetiche. Ma questo ai no vax sfugge.

I numeri, si diceva. A settembre del 2020 la Puglia aveva registrato nel mese 7.786 casi di contagi, aveva in atto 2.516 casi di positività. Erano 229 i ricoveri nell’ultimo giorno del mese e nei 30 giorni precedenti i decessi erano stati 46.

Quest’anno invece i casi di positività in atto al 30 del mese erano 2.593, i ricoveri 144 ma i morti sono risultati essere 79. I contagi del mese sono stati invece 5.086, ovvero 2.700 in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Ma vista così potrebbe non essere colta del tutto la differenza tra l’estate 2020 e l’estate 2021. L’anno passato eravamo reduci dalla lunga quarantena, cominciata a marzo e terminata di fatto a giugno, senza che si avesse una chiara indicazione sul futuro prossimo. Tanto che vennero vissuti tre mesi con alcuni eccessi che innescarono poi la seconda ondata: i contagi ricominciarono di fatto flebilmente ad agosto, incrementarono a settembre con la ripresa della scuola, schizzarono ad ottobre. Totale: la seconda ondata è durata ben nove, lunghissimi mesi, con numeri completamente diversi e paradossalmente non sovrapponibili, perché molto più gravi, alla prima tornata.

Basta guardare proprio i dati pugliesi: nel 2020 ad agosto solo 844 positivi (ma il giorno 1 erano soltanto 112), con 123 ricoverati a fine mese e soltanto 4 decessi. Ma poi c’è stato settembre e ad ottobre tutto è sfuggito di mano: 11.393 contagi il giorno 31 con 725 ricoverati e 128 morti. A novembre un tracollo: 38.772 positivi l’ultimo giorno del mese con 1.901 ricoverati e 759 decessi, che a dicembre sono poi stati 989 (con 53.002 contagiati il giorno di San Silvestro). Ma non era finita, perché in un drammatico tira e molla si è registrato lo scorso aprile il peggior dato in assoluto di morti in un mese: 1.061.

Soltanto quando la campagna vaccinale ha cominciato ad incidere la situazione è migliorata, con dati che hanno portato a liberare le terapie intensive, ad occupare in maniera non preoccupante i reparti di area medica e a consentire di riprendere le attività economiche e tornare ad una vita molto vicina alla normalità a cui eravamo abituati fino ai primi dell’anno passato.

Per tutti questi dati, che vanno analizzati nel complesso e non singolarmente o mese per mese, la situazione è completamente cambiata. Non è finita, questo è ancora abbastanza evidente, ma mistificare i fatti e dunque la realtà è da incompetenti puri. Anche perché basta girare nelle nostre strade per comprendere che sono stati fatti passi avanti incontestabili. Per quanto riguarda la Puglia, al momento la situazione è ampiamente sotto controllo. Va detto, ad esempio, che tra fine giugno e luglio scorsi i casi di positività quotidiana erano scesi sotto quota 100. Ma non appena sono cominciati a risalire, sono immediatamente raddoppiati i tamponi: dal 18 maggio al 22 luglio erano sempre rimasti sotto quota 10mila e in generale tra i 6 e 7mila. Da fine luglio un incremento costante che non solo li ha di fatto portati mediamente intorno ai 13mila al giorno, ma ha fatto registrare, il 7 agosto, il record assoluto di test in 24 ore: 17.440. Non solo: la nostra media quotidiana e settimanale nel rapporto tra nuovi casi e tamponi processati è sistematicamente inferiore a quella nazionale.

Anche per questo i nostri dati sono tra i migliori in Italia ed è merito di tutti: della Regione, che dopo aver infilato una serie di errori di valutazione piuttosto gravi (soprattutto tra febbraio e marzo scorsi) si è messa al passo; dei pugliesi, che hanno risposto con convinzione ed entusiasmo alla campagna vaccinale. Non a caso lo scorso 1 ottobre (dati Gimbe) eravamo al quarto posto in Italia dopo Toscana, Lombardia e Molise per percentuale complessiva di vaccinati: il 79,2% (di cui 74,7% con ciclo completo e 4,5% con la sola prima dose). Vicinissimi, insomma, a quella soglia dell’80% auspicata dagli esperti che non dà l’immunità di gregge, ma certamente mette al riparo da pericoli come il ricovero in terapia intensiva o il decesso. Si consideri, peraltro, che la media dell’intero Paese è 75,3%. Quindi, siamo avanti. Anche sul fronte della campagna vaccinale eravamo partiti col piede sbagliato, con una confusione gestionale che non ci faceva onore. Ma da quanto l’organizzazione è stata conferita alla Protezione Civile, il salto di qualità è stato pressocché immediato e sotto gli occhi di tutti.

Non accorgersene, e remare contro, significa avere gli occhi foderati di prosciutto ed il cervello disconnesso dalla realtà. Non è un caso che le terapie intensive siano ormai occupate quasi soltanto da non vaccinati. Ma chi è causa del suo mal, pianga se stesso…


Adesso Siamo al diciottesimo posto

Dopo tanto penare, dopo tanto dolore, dopo tante polemiche innescate da errori di gestione, la Puglia sembra essere diventata una regione quasi “virtuosa” sotto il profilo della lotta al Covid 19. Lo dimostrano i dati dell’ultimo report settimanale della fondazione indipendente Gimbe, cristallizzati allo scorso 1 ottobre.

Siamo all’undicesimo posto in Italia per numero di contagi (2.579) a fronte del primo posto della Sicilia (14.301) e del secondo dell’Emilia Romagna (14.298). Ma questo dato dice poco perché il ragionamento più calzante riguarda il numero dei contagi ogni 100mila abitanti. Ebbene, in questa classifica siamo al 18° posto (ovvero abbiamo la situazione in pieno controllo) con 65 casi. L’Emilia Romagna è al momento prima con 320 casi e la Sicilia è seconda con 293. Il dato medio nazionale è di 157 casi. Quindi, la Puglia è ampiamente al di sotto.

Più in generale, è interessante il confronto nazionale sull’occupazione delle terapie intensive. A novembre 2020 eravamo intorno ai 4.000 ricoveri, lo scorso 1 ottobre erano 429. Non parliamo poi dei decessi quotidiani: tra novembre e dicembre del 2020 eravamo stabilmente sul migliaio di casi, a settembre scorso stabilmente, e ampiamente, sotto i 100.

Infine, vale la pena di sottolineare che l’Italia in Europa è al 23° posto per incidenza dei casi: 228 contro la media Ue, che è di 447. Ma poi ci sono Paesi come la Serbia, che non fanno parte dell’Unione ma sono ancora in difficoltà: con un dato di 656 casi è prima nel nostro continente e quarta nel mondo.


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