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La Puglia dei disabili non va a... Dama

Duecento mila persone affette da disabilità, una regione poco preparata e scarso investimento su professionisti. È la fotografia che la regione Puglia restituisce rispetto al rapporto con la disabilità. La crisi in ambito sanitario deriva più da complicanze strutturali. I dati statistici evidenziano che la popolazione complessiva di sei milioni e mezzo di abitanti della Puglia, Calabria e Basilicata, vede circa 384.000 persone con disabilità. In Puglia dei quattro milioni di abitanti si contano appunto 200.000 disabilità di cui 50mila con disturbi della comunicazione. Sono 20mila i bambini con disturbi della comunicazione. L’elemento che emerge come più preoccupante sono i costi per affrontare la disabilità. Trovare strutture personalizzate è complesso, quindi il consueto viaggio della speranza è ancora un’ipotesi. Nota positiva è la costituzione del gruppo di Puglia e Basilicata degli associati Asmed. L’ Associazione per lo Studio dell’assistenza medica alla persona con Disabilità. I componenti sono per la maggior parte i corsisti di “Salute e il benessere per le persone con disabilità” corso universitario di alta formazione. Tra i soci fondatori c’è anche Dama le cui strutture forniscono risposte ai problemi di diagnosi e cura delle persone con gravi disabilità che incontrano all’accesso negli ospedali. E che se non superati diventano impossibilità di garantire il diritto alla salute. “Nel 2000 a Milano all’ospedale San Paolo è nato il progetto Dama» racconta Francesco Manfredi, neurortopedico del Giovanni XIII. «Sulla spinta delle associazioni di famiglie con persone con disabilità che chiedevano un aiuto reale quando una persona con disabilità arriva in ospedale – continua - Si tratta di persone con difficoltà di comunicazione e relazione che con i loro care giver riuscivano in qualche modo a mediare» continua. Il medico offre anche una dimostrazione pratica: “Basti pensare ad un ragazzo autistico con un attacco di appendicite acuta. Purtroppo questo genere di problemi non è possibile risolverli ovunque ovunque». Francesco Manfredi è un esperto della materia, ha anche il ruolo di referente dell’ambulatorio di Alta Specialità in “Disabilità e neurortopedia dell’età evolutiva”. Struttura che segue tutti i tipi di disabilità. Rispetto al finanziamento che viene dedicato a questo tema neurortopedico pediatrico spiega: “Già nel 2007 ci fu un finanziamento regionale molto importante – continua – l’obiettivo era quello di assumere tanti medici, infermieri, psicologi e operatori che potessero essere assunti in tutta la Puglia. Poi furono distorti». Rispetto al presente invece «ora c’è ancora un piccolo finanziamento del 2020, solo che ancora non parte».


E’ evidente che senza investimenti il problema rimarrà irrisolto. Il progetto Dama, quello di inizio 2020, prevedeva un investimento di 250 milioni. Somme non stratosferiche per il bilancio di una regione che avrebbe oggi tutto l’interesse ad investire.


Con la nascita di Asmed e della rete nazionale Dama si vuole definire un programma nazionale per l’organizzazione di una rete di ospedali. L’obiettivo da raggiungere è quello della continuità tra ospedale e territorio. Creare un protocollo generalizzato: definire raccomandazioni, linee guida in materia di assistenza medica alle persone con disabilità e promuoverne la diffusione e l’applicazione nei servizi. Ovviamente un grosso investimento dovrà essere fatto sulle nuove generazioni definendo percorsi formativi nei corsi universitari di medicina e delle professioni sanitarie. Sarà preziosa la collaborazione con il ministero della salute, le regioni, l’Istituto superiore di sanità, l’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, l’istat e gli altri organismi e istituzioni sanitarie. Il gruppo degli associati Asmed di Puglia e Basilicata si sono messi subito al lavoro per cercare di individuare i punti deboli e di forza con la finalità di recuperare al più presto un gap di almeno 20 anni con le altre realtà italiane. Ora la palla passa all’amministrazione regionale. Fino ad ora rivelatasi non troppo efficiente nel mettere in pratiche idee che, almeno in teoria, erano state finanziate proprio dalle casse pugliesi.

L'ANCI forma health city manager

Strategia e progettualità. È il dibattito in ambito sanitario dei prossimi anni. Se la scienza e la ricerca devono tornare al centro dell’agenda politica, l’amministrazione locale deve imparare a coordinare gli interventi delle regioni. Troppo spesso goffi. L’associazione nazionale comuni italiani ha deciso di formare professionisti di varia estrazione accademica in ambito amministrativo-sanitario. L’health city manager, così si chiama il profilo immaginato da Anci, termina la sua formazione con una visione complessiva delle esigenze di cui necessita il sistema sanitario. È chiaro che l’avvenire della medicina di prossimità creerà esigenze differenti. Dal grande ospedale, ai piccoli hub generalisti a pochi metri da casa. Aver cominciato in tempo a formare dei potenziali esperti, è il miglior segnale possibile.

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