La politica gioca con il totonomi, ma la Puglia segna il passo


In origine fu il “fantacalcio”, ora va di moda anche la “fantapolitica” alimentata dalle “voci di corridoio”, dalle “polpette avvelenate”, come si dice in gergo giornalistico, cioè notizie verosimili più che vere (in alcuni casi persino false) fatte circolare per osservare reazioni, lanciare messaggi, sondare il terreno. E così, ad appena un anno dal voto che ha confermato Michele Emiliano alla guida della Regione Puglia, ecco che già si fanno strada le ipotesi su cosa faranno “da grandi” il sindaco Antonio Decaro, l’attuale governatore, il segretario del partito, l’ex ministro. Un “totonomi”, “fantapolitica” estiva, utile a far parlare non certo a fare i fatti, quelli che chiedono i cittadini che si sono recati alle urne non per agevolare la carriera politica di Tizio o Caio, ma per vedere risolti i problemi della comunità. E allora, Emiliano, secondo i rumors e i “ben informati”, punterebbe già al suo terzo mandato, possibile in Puglia, sì, ma non obbligatorio. Quando ci sono ancora davanti quattro anni di gestione della cosa pubblica si prova a immaginare cosa potrebbe accadere nel 2025. E, quindi, se Emiliano resta inquilino nel palazzo sul lungomare Nazario Sauro, allora il sindaco Antonio Decaro dovrà volare a Roma, a fare il parlamentare o il ministro in caso di affermazione del centrosinistra nel dopo Draghi. E a Bari? Tanti nomi, tutti buoni: dal segretario del Pd, Marco Lacarra, al fedelissimo di Emiliano, il giovane Domenico De Santis. Tutto possibile, tutto molto effimero: la politica è come il cibo più deperibile, ha una scadenza molto breve: quello che è vero oggi, potrebbe non valere più domani. Ecco perché immaginare o solo ipotizzare cosa potrebbe accadere tra il 2024 (Comunali) e il 2025 (Regionali) è esercizio utile a chi deve sondare il terreno o inviare messaggi di fumo. Non certo ai cittadini, che vorrebbero invece che i problemi fossero risolti se non ieri almeno oggi. Che Emiliano non abbia mai escluso un suo terzo mandato è cosa nota, lo ha detto tra le righe in diverse circostanze, lo ha fatto trapelare e non lo ha mai smentito. Ma, ammesso che l’intenzione venga confermata tra quattro anni e che invece non vincano ambizioni di respiro nazionale, prima ci sarebbe una Puglia da traghettare fuori dalle sabbie mobili della crisi generata dal Covid. L’emergenza sanitaria ha contratto l'attività economica della Puglia dell'8% nel 2020, secondo il report "L'Economia della Puglia" realizzato dalla sede pugliese di Banca d'Italia. I principali indicatori di attività dicono che le esportazioni nel 2020 hanno avuto una contrazione del 9,4% rispetto al 2019; il valore aggiunto dell'industria è calato del 10,7%; il valore aggiunto delle costruzioni registra un -6,2%; le compravendite immobiliari sono diminuite del 7,6%; in calo anche il valore prodotto dai servizi, -7,9%; perde anche l'agricoltura, -7,1%. Non si salva nemmeno il turismo, nonostante un recupero nel periodo estivo il saldo finale è di un calo del 34,4% delle presenze rispetto al 2019. Le vendite delle imprese industriali pugliesi sono risultate in forte calo in tutti i comparti, ad eccezione che nell'alimentare e nelle utilities. Un andamento particolarmente negativo è stato registrato nel siderurgico ed è riconducibile principalmente allo stabilimento ex-Ilva di Taranto. Le esportazioni sono calate notevolmente (-9,4% a prezzi correnti), ma la dinamica è migliorata sul finire dell'anno. Il valore aggiunto è diminuito anche nelle costruzioni (-6,2%), risentendo del forte calo delle compravendite nel primo semestre del 2020 (-23% rispetto allo stesso periodo del 2019), e nei servizi (-7,9% includendo anche quelli finanziari e pubblici).

Nel terziario un andamento particolarmente negativo è stato registrato nei comparti legati al turismo e alla ristorazione. E a proposito di turismo: il comparto, al di là delle operazioni di marketing e dei dati sull’occupazione dei posti letto negli alberghi sciorinati puntualmente a luglio e, guarda caso, mai a febbraio, deve essere potenziato, nell’offerta e nei servizi. Portare 2-3 milioni di turisti tra giugno e settembre non vuol dire che la Puglia sia terra turistica: l’anno è composto da 12 mesi, Bologna, Verona, Bolzano insegnano (non citiamo Roma, Firenze o Venezia perché il paragone sarebbe improprio).

C’è un piano di gestione dei rifiuti che attende da sei anni ormai di essere approvato in Giunta e poi in Consiglio, mentre l’immondizia si accumula nelle più belle mete turistiche; c’è una sanità da ridisegnare completamente perché proprio il Covid lo ha insegnato, l’attuale modello è fallimentare e se non fosse stata per la buona volontà e la capacità degli operatori sanitari chissà come sarebbe finita. C’è un piano trasporti da rivedere. Insomma, di cose ce ne sono da fare e quattro anni non sono nemmeno tanti, ma sono abbastanza per iniziare almeno a disegnare la Puglia del 2030. Guardando all’oggi, senza un piano di sviluppo che punti al futuro, “Baricellona”, il famoso slogan utilizzato in campagna elettorale da Simeone di Cagno Abbrescia quando ancora Emiliano era un rivale politico, resterà utopia. Le ambizioni di una regione non possono venire dopo quelle individuali, la “fantapolitica” estiva, a quattro anni dalla prossima scadenza elettorale, è fumo negli occhi.


In 54 comuni pugliesi si vota a ottobre

Sono 54 i Comuni pugliesi che il 3 e 4 ottobre prossimi eleggeranno i nuovi sindaci, cinque a Bari e due nella Bat. Dalle due liste a sostegno di Raimondo Innamorato a Noicattaro alle otto di Antonio Donatelli e del suo avversario Giovanni Campobasso a Triggiano, la cittadina col maggior numero di abitanti. Dai cinque candidati a sindaco a Ruvo di Puglia all’assenza di donne aspiranti alla poltrona di primo cittadino. Il ballottaggio nei comuni sopra i 15mila abitanti è in programma il 17 e 18 ottobre. Mezzo milione complessivamente i pugliesi che potranno recarsi alle urne. Sabato scorso è scaduto il termine per la presentazione delle liste, mentre gli uffici centrali elettorali vanno via via convalidandole. Nel Barese si rinnovano i consigli comunali di Adelfia, Noicattaro, Ruvo di Puglia, Triggiano e Sannicandro di Bari, l’unico sotto i 15 mila abitanti e quindi senza secondo turno. In tutti i sindaci uscenti cercano riconferma mentre i partiti tradizionali lasciano il più delle volte spazio a liste civiche nelle quali gerenti e referenti si confondono, tra alleanze, appoggi esterni e presenze in lista.

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