La medicina per la Medicina? Ricerca, merito e formazione

Nella “Puglia che vorrei...” la sanità dovrà essere il termometro di civiltà. “Il sistema sanitario di domani dovrà articolarsi su tre concetti dominanti, qualità, efficienza ed efficacia. Non parole, ma una mission”: comincia così la narrazione di Riccardo Guglielmi, già direttore della clinica cardiologica del Policlinico. 

“È necessario valorizzare i giovani - incalza il dottor Guglielmi - perché non possiamo più permetterci di formare persone e poi regalarle ad altre regioni o Stati. Io vedo al centro del mondo sanitario i medici, gli infermieri e gli psicologi, che saranno sempre più importanti per il futuro. Senza dimenticare lo studio delle malattie rare”. 

È qui il primo checkpoint, lo studio e la ricerca. Le due attività che competono tra gli altri anche all’Oncologico di Bari, 

“Siamo un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, quindi nella nostra mission c’è accanto all’assistenza anche lo sviluppo della ricerca”, conclude Gugliemi.

Antonio Delvino, Direttore generale del Giovanni Paolo II invece sposta l’attenzione sul rapporto della struttura con il lavoro di studio. “Non viene affidata a noi la scelta di espletare o meno questo compito, noi siamo obbligati. E ci viene chiesto nonostante i pochi soldi, così da portarci ad utilizzare in buona parte fondi provenienti dall’assistenza. Basti pensare che su un bilancio di 113 milioni, ci viene erogato 1 milione e trecento mila euro. Nonostante tutto stiamo ottenendo buoni risultati, ma per migliorare dobbiamo combattere la famosa fuga dei cervelli. Recuperare gente dall’estero. La ricerca – continua Delvino - chiede che sia rispettata in pieno la meritocrazia perché sennò è difficile costruire qualcosa. E spesso accade che nelle nostre aziende questo concetto non sia declinato nei modi migliori”. La posizione dei giovani, secondo punto di questo primo checkpoint arriva dalla categoria degli specializzandi. Salvatore Fedele, membro del Sigm ha analizzato una delle criticità sul campo: l’implementazione della rete formativa. “Non parliamo solo di una quantità adeguata di specialisti ma anche una qualità adeguata della formazione. Ci sono tanti specializzandi che affollano spesso le strutture della rete formativa -  commenta Fedele - e immaginiamo dieci specializzandi in un reparto con 15 posti letto, la formazione ne risente parecchio. Il primo passo a livello regionale dovrebbe essere l’implementazione della rete formativa sul territorio, alcune scuole lo stanno già facendo mentre altre sono rimaste indietro. Spesso ci troviamo davanti ad una riallocazione solo formale, in cui i direttori delle scuole universitarie non lasciano andare presso altri reparti. Sebbene sia proprio la legge a spiegare come gli specializzandi siano tenuti a ruotare per le strutture della rete formativa”. 

Appello a cui anche l’ex direttore della clinica cardiologica si è voluto accodare, ricordando il valore della formazione sul campo. Il giovane specializzando, spiega, deve essere sottoposto ad un vero periodo formativo negli ospedali: ad un medico di ruolo oggi è richiesto di fare e di insegnare a fare, non può più esistere uno senza l’altro. 

“La sanità - sostiene Guglielmi - passa dalla prevenzione primaria, quella che impedisce ad un soggetto di avere un infarto, fino alla prevenzione secondaria in cui si provano ad eliminare i danni e a riportare in efficienza quella persona”. 

In tema di prevenzione, sebbene di altro tipo, abbiamo colto l’occasione per avere una previsione dei mesi che verranno, in relazione ai mesi che sono stati, grazie alle parole della professoressa Cinzia Germinario, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico pugliese. 

“Le tre cose davvero banali da mantenere nella mente sono il distanziamento sociale, l’utilizzo delle mascherine e il lavaggio delle mani – spiega la professoressa Germinario. Tre comportamenti semplici ma che ci possono salvare da una seconda ondata di Covid che tra poche settimane sarà affiancata dalla stagione influenzale. Corriamo il rischio di avere una cocircolazione tra virus influenzale e Coronavirus”. 

La qualità del nostro sistema sanitario, nella Puglia che sarà, avrà bisogno di un inquadramento più onesto. “Dobbiamo migliorare sicuramente l’organizzazione, ma dal punto di vista delle professionalità non siamo secondi a nessuno – dichiara la professoressa Germinario - e in più ci sono professionalità che non dobbiamo farci sfuggire. Il sistema organizzativo ci ha dimostrato che le direttive sono state appropriate, e ce lo hanno confermato i numeri”.

Le fa eco anche l’esperienza recente di Antonio Delvino: “Durante il periodo Covid quando i pazienti non si potevano spostare, noi abbiamo preso le schedule delle loro terapie e le abbiamo seguite. In quell’occasione abbiamo avuto un consenso unanime, le persone hanno espresso tutti giudizi positivi”. 

Insomma, un appello a sanare uno dei problemi più annosi del nostro territorio, quello della fuga dei pazienti verso ospedali più rinomati. 

“La mobilità sanitaria in ambito oncologico è significativa e particolarmente devastante – continua il Dg dell’Oncologico - con spostamenti di famiglie per lunghi periodi, a notevoli distanze con costi diretti e sociali considerevoli. Per contrastare la fuga dei pazienti ci sono diverse strategie, complementari: migliorare l’offerta, ridurre le liste d’attesa e dare anche un’immagine alle persone tale da scegliere di rimanere da noi. Noi dobbiamo fare tutto, e poi convincere le persone che non perdono nulla a farsi curare qui. Oggi siamo l’argine alla mobilità sanitaria. Molte strutture private sono state ridimensionate grazie alla crescita dell’Oncologico, e mi risulta che stanno rivedendo le loro proiezioni. Dalla Puglia si è ridotto di molto questo passaggio di pazienti”. 

Stagione più complessa è quella che vivono alcune branche della medicina che nel futuro leggono una nuova stagione, di maggiore considerazione nell’interesse dell’utenza. 

“Sono espressione di una branca messa da parte, forse perché ci sono stati momenti importanti e distraenti – racconta Vittorio Serpenti, dermatologo - con reparti chiusi, liste di attesa lunghissime, interventi pubblici che non possono essere più fatti in ambito ospedaliero. La constatazione è che il paziente della dermatologia viva una difficoltà estrema, sebbene si parli di una branca importantissima. Il controllo di nei, di cui si può occupare esclusivamente un dermatologo, salva la vita degli individui. Nonostante la prevenzione che viene data alle patologie, noi ce ne dimentichiamo. Al Sud è una pecca”. 


Servono molte più borse di specializzazione

Non più medici, non numero aperto ai test d’ammissione alla scuola di medicina ma più borse di specializzazione. Nella Puglia che sarà, la sanità dovrà conoscere una vera stagione di rinnovamento. Non su slogan o spot di quart’ordine, ma su reali documenti programmatici.

Quest’anno, grazie ai decreti Covid, le borse di specializzazione saranno quasi raddoppiate dando parziale seguito ad una promessa del Governo. E allora ecco, i problemi della sanità partono come spesso accade dalla programmazione del futuro. La crisi dell’impiego ospedaliero in Italia è cominciata con il crack del 2008, momento in cui è stato drasticamente bloccato il turnover ospedaliero aumentando gli anni di impiego per la categoria. Dopo il bilancio previsionale sul successivo decennio 2016-25 denunciava già un calo di circa 7mila medici, considerati i 4728 pensionamenti annui a fronte dei 4000 ingressi. Dati che si completavano con le richieste per esercitare la professione all’estero, cresciute dalle 396 del 2009 a 2363 del 2014 facendo registrare un + 596%.

La crisi sanitaria, in sostanza, era prevedibile. Oggi si chiede alla regione, che a seguito della riforma del Titolo V ha potere in materia, l’impegno a contribuire con fondi propri al ricambio generazionale che non è necessario solo per via dell’età anagrafica crescente ma anche, e soprattutto, per offrire uno conoscenze e tecniche di dialogo con le nuove e migliori tecnologie. 


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