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La formazione a distanza? Ancora troppo lontana

“Scientia potentia est». Passano i secoli, ma questo adagio acquista sempre più importanza, condizionando ogni aspetto della vita quotidiana. Ma se “il sapere è potere”, allora il compito di uno Stato moderno è quello di mettere i propri cittadini nella migliore delle posizioni possibili per aumentare le proprie conoscenza in qualunque età della vita. 

L’emergenza Covid ha reso questo tema ancor più stringente, poiché la trasformazione della società non può prescindere da un ripensamento – e da un supporto concreto – alle realtà d’impresa che affiancano l’istruzione pubblica, rendendo possibili percorsi determinanti in ambito sociale e professionale. Ma la situazione, al momento, non sembra delle migliori. «Per il nostro settore, attivo prevalentemente nella formazione medico-scientifica, il primo lockdown è durato fino al 31 luglio essendo inibita la partecipazione ai corsi residenziali», spiega Mirko Casalino, titolare della Italiana Congressi e Formazione. «Oggi, dopo un mese dalla ripresa delle attività, ci troviamo difronte ad un nuovo blocco e dobbiamo affrontare un 2020 con contrazioni di fatturato del 75/80%. Il nuovo DPCM non solo inibisce l’attività nel presente, ma ha compromesso nella migliore delle ipotesi la programmazione del primo semestre del 2021». 

Numeri decisamente preoccupanti, che colpiscono soprattutto la convegnistica professionale, abitualmente realizzata in presenza. Ma le aziende del settore hanno affrontato il problema con modalità differenti, anche in funzione delle proprie specificità. Sabrina Marazia, titolare di EA Formazione, racconta la sua esperienza in questo 2020: «Abbiamo vissuto già da metà febbraio la tensione dei nostri corsisti a frequentare le lezioni previste in aula nelle sedi di Milano e Bologna. Dopo breve tempo sono arrivate le misure nazionali di lockdown, ma tutto questo non ci ha colti impreparati perché già dal 2014 abbiamo implementato nella nostra didattica l'utilizzo della videoconferenza. L'altro fronte di problematicità da affrontare è stato quello dei tirocini in azienda, per cui abbiamo proposto da subito la modalità dello stage in “Smart Training”». 

Tema centrale è dunque diventata la formazione a distanza e il conseguente potenziamento della digitalizzazione nazionale. Se in termini di marketing l’Italia ha fatto un balzo in avanti di circa cinque anni, le cose non sono state così semplici per la formazione. «La Scuola ha dovuto cercare soluzioni che consentissero la ripresa delle attività in modalità diverse rispetto al passato», racconta Rossana Montemurno, direttore di SPEGEA Business School. 

«Tutta la formazione è stata spostata su piattaforme digitali - incalza Montemurno - e questo ha significato ripensare completamente il processo formativo per adattarlo a nuovi format in linea con la nuova metodologia». 

Il che porta alla problematica centrale, perfettamente sintetizzata da Vito Gargano, direttore Direttore della sede di Bari di ADSUM: «La vera problematica è il rapporto umano con i discenti, in quanto tutta l’attività gestionale di ogni percorso formativo (colloqui, orientamento e iscrizioni) avviene telematicamente. La vera forza della formazione è però il rapporto one to one. L’apprendimento in presenza permette maggiori dialoghi e interventi tra il docente e i suoi discenti, ma non è neppure da sottovalutare il calo di attenzione fisica e mentale durante l’apprendimento on line». 

Sull’argomento torna la dottoressa Montemurno: «Soprattutto nei contesti di formazione aziendale, le piattaforme aziendali possono avere un impatto positivo e risultare ugualmente efficaci. Diverso è il discorso in caso di formazione sulle soft skills. In questo caso la presenza è fondamentale. Non si può infine dimenticare che il digital divide resta una criticità, ancor più in ambito formativo». 

E infatti la diversa preparazione degli utenti sia in termini di disponibilità di device digitali sia di una connessione realmente performante è stata oggetto dei maggiori problemi di questi mesi. 

«Questo balzo in avanti forzato ha evidenziato anche i limiti di una formazione meno empatica a causa dell’assenza di un confronto diretto -  conferma Mirko Casalino - e spesso le connessioni sono inadeguate, i device a disposizione sono obsoleti e questo rappresenta un grosso limite». 

In questo senso anche Rossana Montemurno si dice d’accordo: «Il contatto umano è un qualcosa di non riproducibile, soprattutto il non verbale che supporta e aggiunge contenuto ad alcune tipologie di formazione, come quella manageriale. L’atto formativo è anche trasmissione di esperienza, è contatto, è networking, è feedback costante. Tutto questo non è riproducibile». 

Sabrina Marazia pone inoltre l’attenzione verso l’improvvisazione di alcuni operatori, costretti a confrontarsi con l’emergenza del momento senza aver avuto il tempo di prepararsi adeguatamente: «Uno dei maggiori rischi per la nostra produttività si è creato, invece, all'interno del settore stesso, poiché alcuni competitor, in tempo di lockdown, hanno iniziato a proporre corsi on-line. Ma quello che hanno fornito sono state lezioni registrate e studio individuale senza docente e gruppo classe, chiaramente a costi irrisori e inaccettabili. Hanno quindi creato confusione nell’acquirente, che in fase di valutazione di un percorso da intraprendere è stato bombardato da corsi di formazione di scarso valore formativo». 

La strada da percorrere è dunque ancora lunga, ma alcune delle imprese della formazione sembrano già adeguatamente pronte per fronteggiare queste nuove sfide. Va però superato questo particolare momento di crisi ed emergenza, che sta provando in maniera determinante gli operatori del settore. 

«Bisogna saper ripartire mettendo in campo tutti i mezzi possibili - conclude Vito Gargano - ma per farlo ci vogliono competenze professionali, digitalizzazione e mentalità aperta all’innovazione».


"Digital divide: primo scoglio da superare"

Per D'Oria (Unisco) inoltre la fad non può sostituire le attività di laboratorio

Il mondo della formazione diviene ogni giorno più complesso e si confronta con una società sempre più parcellizzata e competitiva. Ecco perché i temi della digitalizzazione e delle piattaforme di apprendimento non esauriscono il complesso dibattito in atto in questi mesi. Ne abbiamo parlato con Serge D’Oria, presidente di UNISCO, network per lo sviluppo locale.

Le misure con cui il Governo nazionale sta affrontando l’emergenza Covid sono particolarmente stringenti per il settore della formazione: quali problematiche state affrontando in questi mesi? 

Come molto settori, anche quello della formazione ha dovuto riorganizzarsi. Chi aveva già adottato strategie interne di change management ha mostrato in tempi più rapidi la capacità di saper affrontare l’attuale situazione, mantenendo uno standard organizzativo e di offerta di servizi adeguato. Ma i problemi non sono mancati.  Il sistema della formazione ha subito, soprattutto in fase iniziale, un ritardo delle decisioni politiche e amministrative. Questo ha creato nel nostro settore dei momenti di incertezza, considerato anche il complesso sistema normativo in cui operiamo.

Cosa si perde nell’apprendimento online rispetto a quello fatto in presenza? Quali opportunità invece si spalancano?

Non sono necessariamente due approcci di apprendimento alternativi o contrapposti. Dobbiamo però tener conto dell’utenza e degli obiettivi formativi. Se pensiamo per esempio ai percorsi formativi rivolti a ragazzi in drop-out (dispersione scolastica) non possiamo immaginare di sostituire totalmente l’attività in presenza con la fad. In primis c’è il macro tema del digital divide, che riguarda la disponibilità dei dispositivi e le adeguate infrastrutture di connessione. Inoltre va posta attenzione anche alla parte della relazione, del contatto e della fiducia fisica con il luogo di apprendimento, fondamentale per un percorso di recupero e reinserimento. Ma ci sono anche specifiche fasi dell’attività formativa che richiedono l’utilizzo di spazi adibiti alla formazione, come ad esempio tutti i laboratori professionalizzanti.

Con quale auspicio guardate al futuro? Cosa vi aspettate dai prossimi mesi? 

Stando alle previsioni degli esperti e agli atti e dichiarazioni dei ministri competenti, l’annualità formativa in corso dovrà convivere con questa situazione emergenziale. L’auspicio è che le istituzioni garantiscano lo stesso livello di attenzione e quindi di intervento, politico e amministrativo, con sostegno anche economico, verso il settore della formazione così come è avvenuto e avviene per il sistema scolastico. La formazione è ormai parte, cosi come richiedono i principi fondatori europei, del sistema integrato dell’educazione e dell’istruzione. Vi sono sempre più giovani che intraprendono percorsi formativi anche alternativi al sistema scolastico, quindi è necessario che venga garantita la stessa attenzione delle istituzioni: pensiamo per esempio agli aiuti economici che sono stati garantiti alle famiglie per abbattere il gap tecnologico e quindi per l’acquisto di tablet e/o computer o per l’accesso a connessioni internet flat per gli studenti delle scuole.

La formazione va a braccetto con i regolamenti degli ordini professionali, in questo senso c’è uno stop nel long life learning?

Nella società della conoscenza l’apprendimento durante tutto l’arco della vita deve avere un ruolo centrale come fattore di rilancio per chi non ha potuto studiare, di riqualificazione professionale e quindi personale per chi già lavora, di aggiornamento culturale e informativo per tutti i cittadini che potranno quindi dare un contributo alla crescita sociale, culturale ed economica del proprio paese. Non ritengo si possa dire che ci sia uno stop nel long life learning, perché sono tanti gli strumenti che permettono a un cittadino e quindi a un lavoratore, anche in età adulta, di accedere alla formazione e anche all’alta formazione.

Con quali strumenti si combatte questa battaglia?

Penso a tutti gli importanti nuovi strumenti per l’auto apprendimento, spesso gratuiti e messi a disposizione anche dalle più importanti università del mondo. Per esempio i MOOC ovvero i Massive Online Open Course, percorsi formativi aperti a chiunque e accessibili da qualunque parte del mondo attraverso una connessione Internet. A livello dei decisori e degli interventi pubblici, le politiche nazionali e regionali sul lifelong learning sono invece in ritardo, anche se esistono alcuni tentativi di integrare i sistemi di istruzione, formazione professionale ed educazione degli adulti.


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