La cicogna si mantiene al largo dalla Puglia

Il calo della natalità è uno dei temi, tra i tanti, che in maniera più o meno ciclica viene inserito alla voce criticità del Paese. La crisi demografica è infatti causa e conseguenza di una serie di criticità per cui si cerca spesso una soluzione palliativa e temporanea, e quasi mai si attuano provvedimenti strutturali. 

L’Italia è il paese europeo con l’età mediana più alta, pari a 46,7 anni nel 2019 secondo i dati Eurostat. Un numero che trova spiegazione anche nel calo demografico, che nel corso del tempo ha colpito il nostro paese causando una grave riduzione del numero di bambini e ragazzi tra 0 e 17 anni. In questo panorama nazionale non fa meglio la nostra regione, si pensi che la Puglia è terzultima per nascita di infanti, nell’arco di tempo tra il 2012 e il 2019 il bilancio è passivo del 9,8%. Uniche regioni con il segno più sono Lazio, Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana, ma solo le prime due hanno visto una crescita demografica superiore all’1%. 

In una nota pubblicata dal Ministero della Famiglia è spiegato come l’Italia sia afflitta ormai da diversi anni da una forte crisi demografica. In termini di fecondità, con 1,29 figli per donna il nostro paese si attesta ben al di sotto della media dell’Unione Europea (UE) di 1,59. A partire dalla seconda metà degli anni Settanta il tasso di fecondità totale è sceso al di sotto del livello di sostituzione di 2,1 figli. Secondo i dati Istat, le nascite in Italia continuano a diminuire incessantemente dal 2008: una tendenza negativa che non evidenzia segnali di inversione. Inoltre, come se la situazione non fosse già sufficientemente critica, bisognerà affrontare questo problema nel mondo del post Covid. Gli scenari sugli effetti demografici di Covid-19 sulla natalità, disegnati e resi pubblici dall’Istat nel mese di maggio, risultano preoccupanti e denunciano un possibile incremento di questo dato. 

Grazie ai numeri che si possono evincere dai report della fondazione OpenPolis è possibile individuare le zone maggiormente colpite da questa crisi di natalità. Come spesso accade le aree critiche sono tutte localizzate al centro sud. La classifica legata alla variazione percentuale della popolazione minorile nelle regioni italiane nell’arco di tempo compreso tra il 2012 e il 2019 si chiude con le regioni del mezzogiorno che occupano le ultime sette posizioni. 

Le aree del sud sono le più colpite da disoccupazione, instabilità economica e carenza di servizi accessibili. Condizioni che spesso portano allo spopolamento: le persone, soprattutto giovani, si spostano per cercare opportunità migliori in altri territori, dove eventualmente stabilire una famiglia e crescere i propri figli. Questo spesso si traduce in migrazioni da sud verso il centro e il nord del paese e può spiegare, in parte, perché il calo della popolazione minorile è più incisivo nel mezzogiorno.

I numeri pugliesi sono chiari, a partire da Bari: il capoluogo fa registrare nel periodo in esame (2012-19) un bilancio peggiore della media nazionale considerato il -4,74% delle nascite. Bilancio che risulta essere molto positivo se rapportato alla media regionale pugliese di -9,68% bebè in meno. Meglio Foggia, che rispetto al nazionale registra un lieve miglioramento con variazione di -3,14% mentre è disastroso il bilancio dei comuni che compongono la Bat. Barletta, Andria e Trani hanno la maglia nera dei capoluoghi pugliesi con rispettivamente -11,75%, -12,92% e -12,16%, facendo così peggio della media regionale e molto peggio della media nazionale. 

Risultano preoccupanti i numeri di Brindisi e del Salento in generale, che effettivamente fanno meglio della Bat registrando un -10,20% (comunque peggio della media regionale e nazionale) nella variazione dei minori di età compresa tra i 0 e 17 anni tra il 2012 e il 2019 ma al contempo devono confrontarsi con i numeri più ampi del territorio. Infatti, se Lecce comune ha vissuto un periodo positivo registrando una crescita demografica importante con il +5%, il Salento è sempre più vuoto. Il bilancio demografico tracciato dall’Istat per la provincia di Lecce non può sbagliare, scende la popolazione, pari a 815mila abitanti nel 2010 e a 795mila nel 2018 con un parallelo invecchiamento dei cittadini.


Cosa è cambiato con il family act

L’11 giugno qualcosa è cambiato.  Il consiglio dei ministri ha dato seguito ad una proposta politica ed economica con cui, secondo il Ministro della Famiglia Elena Bonetti, si potrà finalmente invertire il trend. 

La proposta si chiama Family Act. L’obiettivo è quello di incentivare le famiglie a mettere al mondo nuovi bambini garantendo forme di assistenza economica e sociali, così da poter permettere ai genitori di poter badare alla cura della famiglia senza dover rinunciare al lavoro. Nella nota di presentazione del disegno di legge la ministra Bonetti ha infatti spiegato come il Governo abbia il dovere di sostenere la madre lavoratrice con politiche che armonizzino i tempi della vita familiare e di quella lavorativa. Quindi si parla di assistenza all’infanzia, congedi parentali e le misure di organizzazione flessibile del lavoro. Un modo affinché sia incentivato il rientro al lavoro delle donne dopo la maternità. 


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