La Puglia affonda: siamo il Sud del Sud dell'Europa


“È compito del governo assicurarsi non solo che i legittimi interessi dei pochi siano protetti, ma che benessere e diritti dei tanti siano preservati”. Era una solida convinzione di Franklin Delano Roosevelt, il presidente americano che estrasse dal suo cilindro il rivoluzionario coniglio del “welfare state”, per guidare gli Stati Uniti fuori dalla gabbia del protezionismo e degli effetti devastanti della crisi del 1929. Un proposito che la società liberal-liberista ha con il tempo assimilato, ponendo argini alla fiducia cieca nella capacità del mercato di autoregolarsi e creando le condizioni per l’accesso del maggior numero possibile di persone a quello stesso mercato che, fino a prima del visionario presidente, era una questione per pochi ricchi. Se, però, alcuni hanno capito che il benessere sociale si misura non dalla quantità di ricchezza a disposizione, ma dal numero di cittadini che a quella ricchezza hanno accesso, altri sono rimasti tragicamente indietro. In questo contesto, scoprire l’Italia fra i ritardatari non stupisce. A emettere l’impietoso giudizio è lo studio della fondazione Openpolis su povertà e popolazione nei paesi dell’Unione europea: dalla ricerca, elaborata su dati Eurostat aggiornati al 2019, emerge che il nostro Paese langue al sestultimo posto fra gli stati comunitari, con un tasso di povertà pari al 25,6%. Mezzo passo avanti a noi sono i “cugini” spagnoli, con il 25,3%.

L’indagine tiene conto di “Tre condizioni in cui può ritrovarsi un individuo: una grave deprivazione materiale (quando beni e servizi fondamentali sono inaccessibili), il rischio di povertà (quando pur lavorando si guadagna meno del 60% del reddito mediano nazionale) e la bassa intensità di lavoro (quando una persona lavora meno del 20% del proprio tempo di lavoro potenziale)”, si legge nella nota metodologica. Giusto per rendere l’idea, sul fondo della classifica ci sono Grecia (30%), Romania (31,2%) e Bulgaria (32,8%). A guidare la graduatoria Ue sono Repubblica Ceca (12,5%), Slovenia (14,4%), Finlandia (15,6%), Danimarca (16,3%), Slovacchia (16,4%) e Paesi Bassi (16,5%). La media UE è del 21%.

Insomma, Nord batte Sud 6-0 6-0: un cappotto. E non arriva inaspettato neanche un altro verdetto impietoso, quello che certifica l’esistenza di un Sud del Sud. In questo caso, il Sud più meridionale di tutti siamo noi; non solo geograficamente. Se la percentuale dell’Italia è inversamente proporzionale alla sua classifica, peggio ancora fa la Puglia.

L’ultima rilevazione non lascia margine alle interpretazioni: i pugliesi che vivono in situazione di povertà ed emarginazione sociale (o che corrono il rischio) sono il 37,4% della popolazione totale. Meglio si era fatto nel 2018 (35,7%), molto peggio nel 2016 (42,2%). Insomma, numeri da brivido che alla Puglia valgono il colore arancione nella cartina disegnata da Openpolis; più grave di così c’è solo il rosso, colore di Campania (49,7%, peggiore d’Europa) e Sicilia (48,7%).

Il Sud del Sud, dicevamo. Sì, perché sul bilancio disastroso dell’Italia pesa soprattutto la condizione del Mezzogiorno.

Al Nord, invece, le cose cambiano: la Valle d’Aosta è ferma all’8,1% della popolazione in condizione di emarginazione socio-economica (era 20,5% nel 2016), e in generale “Le regioni del Nord non superano mai il 20% delle persone a rischio di povertà”, scrive Openpolis, che sottolinea come l’Italia sia “L'unico paese europeo in cui tra le regioni vi è un importante divario socio-economico, toccando tutte le fasce di povertà”. Più avanti si legge che “la percentuale aumenta in alcune regioni del centro Italia come Lazio (24,8%) e Abruzzo (25%). Infine, si notano le percentuali più alte nelle regioni del sud Italia. Infatti, su sette regioni (considerando anche le isole), quattro hanno un valore maggiore del 31%, mentre le percentuali in due regioni superano il 40% (Campania e Sicilia, come visto. Ndr)”.

Insomma, mal comune mezzo gaudio. Lo scenario meridionale è, infatti, da brividi: il Molise raggiunge il 38,1% di cittadini in condizioni o a rischio di povertà, la Basilicata il 34,7%, la Calabria addirittura il 39,8%, di un soffio fuori dalla “zona rossa”.

Tornando a noi pugliesi, faremmo meglio a dotaci di un potente cannocchiale per renderci conto della distanza che ci separa dai nostri concittadini nordeuropei. Se raggiungere il 7,9% di Praga (il dato più basso fra le 205 regioni dell’Unione esaminate) appare un miraggio, il divario si accorcia di poco quando si considerano alcune zone storicamente interessate dalla migrazione degli italiani meridionali: la regione belga del Vlaams Gewest si attesta al 13.2%, quella tedesca di dell’Alta Baviera (regione di Monaco) al 14,8%, quella del Tirolo austriaco al 16.3%.

In definitiva, chi più o chi meno, nella macro area comunitaria sono molto poche le regioni che presentano numeri allarmanti come quelli pugliesi e del sud Italia in generale. Ci sono delle eccezioni, come la regione svedese di Mellersta Norrland che, a quota 23,6%, va oltre la media nazionale (18,8%), ma siamo sempre nell’ordine dei casi isolati.

I dati pugliesi (e del sud Italia in generale) relativi a povertà ed emarginazione sociale sono vagamente assimilabili solo all’unica regione del nord Europa vicina per storia e tradizione al nostro Mezzogiorno, vale a dire l’Irlanda (passato di colonizzazioni, estrazione culturale cattolica, economia trainata dal settore primario). Le Eastern and Midland irlandesi (regione di Dublino) sono al 19%, l’Irlanda meridionale al 20,4%, il nord-ovest dell’Eire al 25,4%. In generale, però, la Puglia si inserisce perfettamente nel più ampio quadro delle altre grandi regioni del sud Europa. I dati pugliesi, per esempio, sono contigui rispetto a quelli delle zone meridionali della Spagna: la Extremadura e l’Andalucía fanno registrare un tasso del 37,7% a testa, la Castilla-La Mancha del 30,7%, la Región de Murcia del 31,9 %.

Guardando a sud-est dell’Unione europea, i numeri pugliesi sono vicini a quelli delle regioni romene della Sud-Vest Oltenia (38.9%) e della Sud-Muntenia (36.5%), poco sotto le fasce critiche del Nort-Est (47.1%) e del Sud-Est (40.1%) della Romania, della Grecia occidentale (40,9%) e della regione bulgara dello Severozapaden (41.3%).

È il ritratto della “nuova” questione meridionale d’Europa, il vecchio mondo di squilibri e diseguaglianze. E noi siamo al centro di questo Sud dei Sud.


A Bari i fondi del 5X1000 alle povertà educative

Il Comune di Bari destina i fondi del 5x1000 alle attività di contrasto alle povertà educative. Lo ha deliberato la giunta nella seduta del 31 marzo scorso. L’assessore al Welfare Francesca Bottalico spiega che l’iniziativa è stata presa “Anche alla luce dei maggiori bisogni educativi e sociali emersi a causa degli effetti prolungati dell’emergenza Covid. Penso, ad esempio, alla didattica a distanza che ha messo in difficoltà specialmente le famiglie e i minori con forte disagio socio-economico, e alla contestuale drastica diminuzione di opportunità socio-culturali e didattiche extrascolastiche, che hanno inciso negativamente sulla crescita dei nostri bambini e adolescenti”.

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