L'influenza è alle spalle? In Puglia casi al minimo


L’influenza stagionale è già alle spalle, nel pieno del periodo più freddo dell’anno? Difficile esprimersi con certezza, anche se gli ultimi dati disponibili incoraggiano a pensare con ottimismo.

La sovrapposizione fra il virus dell’influenza invernale e il Covid-19, infatti, lo scorso autunno fu un fattore di grave preoccupazione per epidemiologi, medici di base e personale sanitario impiegato nelle unità di terapia intensiva respiratoria. Motivo per cui fin dai primi di ottobre è stata avviata dalla Regione Puglia una campagna di vaccinazione antinfluenzale “di massa”, che ha accumulato ritardi, incertezze e numerose traversie, ma che comunque ha tamponato l’incidenza del virus influenzale sulla popolazione, in “collaborazione” con le misure vigenti per il contrasto al Covid che hanno inciso sulla socialità e sulle occasioni di trasmissione dei virus respiratori.

Ad andare in questo senso è il rapporto Influnet, stilato settimanalmente dagli esperti dell’Istituto superiore di sanità e del Ministero della Salute, sulla base dei dati inviati dai medici “sentinella” presenti su tutto il territorio nazionale, selezionati fra chi assiste un numero minimo di 800/1000 pazienti. Nella quarta settimana del 2021, dal 25 al 31 gennaio, i 60 medici “sentinella” pugliesi (fra medici di base, pediatri di libera scelta, referenti presso Asl e Regione) incaricati di trasmettere alle autorità sanitarie i dati sui contagi da influenza hanno diagnosticato appena 107 casi di positività, su un campione di 76.526 assistiti. Il che, tradotto in termini statistici, significa un’incidenza di 1,4 casi ogni mille pazienti, esattamente alla pari con il dato che emerge dalla media nazionale. Appena due settimane prima (dall’11 al 17 gennaio), l’incidenza pugliese era di 2,03 casi ogni mille pazienti.

Un buon motivo per pensare che il picco del contagio sia già stato scollinato, in netto anticipo rispetto al passato, quando fra gennaio e febbraio la curva epidemiologica dell’influenza raggiungeva il suo vertice massimo. Analizzando la situazione italiana, infatti, il rapporto sottolinea che “nella scorsa stagione in questa stessa settimana veniva raggiunto il picco epidemico stagionale e il livello di incidenza era pari a 12,6 casi per mille assistiti contro 1,4 di questa stagione”.

“L’influenza, come questo genere di malattie virali, viaggia con i momenti di aggregazione, attraverso l’emissione di goccioline respiratorie – spiega Nicola Calabrese, segretario per la provincia di Bari e vice segretario nazionale di Fimmg, la Federazione italiana dei medici di medicina generale. Quest’anno ci aspettavamo di ricevere un dato del genere, in considerazione dell’utilizzo massiccio delle mascherine e dell’aumentato livello di attenzione”.

Il dato complessivo pone la Puglia in una posizione migliore rispetto a regioni del centro-nord con un numero di cittadini quasi analogo a quello del “Tacco dello Stivale”: dal 25 al 31 gennaio, in Emilia Romagna i 21 medici “sentinella” hanno diagnosticato 41 casi positivi su, però, un campione di 23.853 pazienti (incidenza di 1,72 per mille), mentre in Toscana i 27 medici “sentinella” hanno notificato 81 casi positivi su un campione di 45.900 pazienti (incidenza di 1,76 per mille). In termini di proporzione, chi fa “peggio” di tutti è il Piemonte: 132 casi segnalati da 37 medici su un campione di 47.375 assistiti, con un’incidenza pari al 2,79 per mille.

Ad ammalarsi di più, come sempre, sono i bambini: nell’ultima settimana di gennaio fra i pazienti pugliesi da 0 a 4 anni si sono registrati 20 contagi, pari a una media di 4,65 casi ogni mille assistiti.

“Si tratta della fascia di popolazione che normalmente impatta di più, il dato è coerente con quello che è accaduto negli scorsi anni – analizza Calabrese - e in termini generali, tutto quello che sta accadendo con la gestione del Covid sta contribuendo anche a tenere a bada l’influenza. Il virus circola negli ambienti di lavoro, a scuola e nei contesti ricreativi; chi lo contrae poi lo porta anche a casa e lo trasmette alla famiglia, se non si è vaccinati. La differenza è che il virus influenzale ha una trasmissione molto più “tranquilla” rispetto al Covid, motivo per cui possiamo dire che quest’anno l’influenza non è circolata”.

La situazione dei contagi, infatti, tende a “normalizzarsi” per quanto riguarda le altre fasce d’età, quelle maggiormente interessate dalle precauzioni per il Covid: dal 25 al 31 gennaio nella popolazione pugliese compresa fra 5 a 14 anni si sono verificati 15 casi (incidenza di 1,62 per mille) e nella macro-fascia da 15 a 64 anni sono stati registrati 50 casi, con un’incidenza pari a 1,09 positività ogni mille pazienti. Il dato resta buono anche quando si analizza l’incidenza nella fascia più anziana della popolazione pugliese, quella più esposta al rischio: sono 22 le positività diagnosticate in pazienti over 65, con un’incidenza di 1,28 casi ogni mille assistiti.

“Si tratta della fascia d’età che abbiamo sottoposto a vaccinazione di massa – prosegue Calabrese - e moltissimo quest’anno ha fatto la vaccinazione: la stima è di 1 milione e 200mila cittadini pugliesi che hanno ricevuto il siero antinfluenzale. Il fatto di aver vaccinato i soggetti a rischio e poi tutti gli altri, in base alle limitate disponibilità che abbiamo avuto, ha contribuito a un numero così basso di contagi”.

Si poteva fare ancora meglio? Probabilmente sì. Il dato globale sulle vaccinazioni in Puglia, infatti, copre solo parzialmente le aspettative della Regione, che a ottobre con l’assessore Lopalco annunciava 2 milioni 100mila dosi da somministrare ai pazienti pugliesi".

A un certo punto, come comunicato dal direttore del dipartimento regionale Salute, alcune aziende produttrici non hanno mantenuto gli impegni presi sulla fornitura delle dosi previste. Questo è l’elemento che ha condizionato tutta la campagna. In base a tali previsioni erano iniziati i meccanismi di distribuzione, ma adesso circolano addirittura voci relative a vaccini antinfluenzali residuati.

Il tracollo verticale dei casi di influenza, tuttavia, non ha alleggerito il lavoro dei medici di base, punto di riferimento per i pazienti nella diagnosi e nel trattamento del Covid-19. Pomo della discordia nelle ultime settimane, dopo l’accordo firmato a novembre fra Regione e medici di medicina generale, è stato il disavanzo fra le richieste di tamponi molecolari pervenute a medici di base e pediatri di libera scelta, disponibilità di strumenti da parte dell’azienda sanitaria e cancellazione degli appuntamenti.

I dati del 1° febbraio parlano di 1600 richieste di tampone ricevute dai medici di base, a fronte di appena 460 “slot” di appuntamenti messi a disposizione dalla Asl.

“In Asl Bari ci sono mille medici di famiglia e 200 pediatri che rappresentano la prima linea di assistenza medica sul territorio – ricorda Calabrese - e i numeri devono essere coerenti con l’organizzazione, ci devono essere gli strumenti di diagnosi adeguati alle richieste di tamponi. Per ogni positivo c’è una rete di contatti familiari che va da 3 a 4 soggetti; aumenta così il numero di tamponi di verifica da prenotare nei giorni successivi. Ci vuole un modello organizzativo di risposta; non è cambiato molto da ottobre, quando si utilizzava il sistema delle mail, a oggi. Chiediamo solo che si analizzino i dati epidemiologici, i dati dei medici e si organizzi l’offerta di conseguenza”.

Medici di base che, peraltro, dovevano essere coinvolti nel piano vaccinale contro il Covid, come dichiarato dall’assessore Pier Luigi Lopalco il 31 dicembre, anche se pare che le cose andranno diversamente.

“Nell’aggiornamento regionale dell’8 febbraio delle strategie vaccinali in Puglia leggiamo che la medicina generale non è coinvolta in nessun passaggio – conclude Calabrese - e la cosa ci lascia perplessi, perché noi abbiamo grande esperienza nella gestione delle campagne vaccinali: durante la pandemia, senza essere vaccinati, abbiamo vaccinato oltre 1 milione di persone in un mese e mezzo. Spero che questa scelta di non consultare la medicina generale non determini ripercussioni sulla riuscita della campagna vaccinale contro il Covid-19. Anche il modello dell’assistenza domiciliare non ci convince: la circolare dice che saranno i distretti a chiamare i nostri pazienti per verificare la volontà di essere vaccinati, mentre noi li seguiamo ogni mese e con loro abbiamo un rapporto fiduciario”.


Personale sanitario e vaccinazioni covid

Prosegue la campagna vaccinale Covid fra il personale sanitario dell’azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Bari. Al 7 febbraio sono 3.949 gli operatori che hanno completato il ciclo con la seconda dose, per una copertura del 68,7%. Alla stessa data, sono 1.006 gli operatori che hanno ricevuto la prima dose nella settimana precedente: copertura del 97% per i medici e del 94% per gli infermieri. Al 7 febbraio ammontava a 790 il numero di operatori ancora da vaccinare. Dal 16 febbraio, invece, è partita la vaccinazione per i 4.654 studenti di Medicina e Professioni sanitarie dell’Università di Bari, con priorità a chi svolge tirocinio a contatto con i pazienti.

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