L'abbraccio di Bari agli armeni

Bari è vissuta ed ancora vive, com'è noto, in una storia a trazione mediterranea, con sguardi persino orientali, fascini d'altrove, luoghi e spazi -i nostri- considerati terra d'approdo e salvezza per tantissime generazioni di popoli e culture. Abbiamo ripercorso già diverse storie di dominazioni e controlli delle nostre terre pugliesi e meridionali da parte dei popoli del passato. Tutti aspetti che ancora seguitano a segnare, ad esempio, le tradizioni della città di Bari e della Puglia. Questa volta però non affrontiamo il tema delle culture affacciatesi in Puglia alla ricerca di terre di conquista. Normanni, angioini, aragonesi ed altri? No, questa volta, arrivando alle vicende dell'ancora tanto 'nostro' XX secolo, ricordiamo quanto accaduto a genti e popolazioni arrivate da terre in estrema difficoltà socio-politica, dunque qui da noi per assoluta e concreta necessità. Ci riferiamo al grande lascito della tradizione armena. E sì, perché gli armeni, in fuga dalle note tragedie subite per mano turca ad inizio secolo, sono stati a Bari ed in Puglia nel '900, trovando qui ospitalità e possibilità di serena permanenza. La grande area del Mediterraneo, del resto, è fatta di questi straordinari intrecci, confronti e scontri. Conflitti, guerre, lotte per le supremazie. E Bari, ancora una volta, è in questa storia. Già nel 1894 e nel 1896, quando era al potere il Sultano Abdul-Hamid, gli armeni avevano subito problemi seri in Turchia. Ma sarà coi Giovani Turchi che i propositi, già truci, divennero dati di fatto. Gli armeni, la cui fede cristiana era tramandata da secoli, vissero il loro periodo più nero. E fu strage. Una strage ed un genocidio riconosciuti come tali ormai pressoché unanimemente. Ed ecco gli armeni a Bari. Nor Arax è il nome del villaggio armeno della città, situato sulla via vecchia per Capurso, un presidio storico e culturale che forse dovrebbe essere più facilmente visitabile. Il luogo deve la sua denominazione ad Arax (o Arasse), ossia un importante fiume dell’Anatolia, come a voler significare fertilità e speranza. E questo trovarono gli esuli armeni a Bari: accoglienza, possibilità anche di continuare la loro principale ‘arte’, vale a dire il commercio, specie di tappeti. Un bel libro, qualche anno fa, ha spiegato tutta questa grande storia. A firma di Emilia Ashkhen De Tommasi ecco “Nor Arax. Storia del villaggio armeno di Bari” (LB Edizioni, pag. 114), “un'operazione di archeologia della memoria che viaggia non solo sui binari del rigore scientifico, ma su quelli del sentimento”, come scrisse a suo tempo lo scrittore Piero Fabris, autore di cui parliamo anche a parte nel nostro box. Un libro che riconsegna a Bari ed alla sua storia una pagina altrimenti ancora nascosta o, quantomeno, non ricordata a dovere. Pagine che ricordano, tra l’altro, persone che sono rinate mai perdendo, anzi, la propria identità e però, scrisse ancora Fabris in un’accorata recensione, “amalgamandosi magnificamente per il bene comune”. Ma una storia degli armeni in Puglia sarebbe incompleta senza i doverosi riferimenti ad una straordinaria personalità che ha amato le nostre coste, i nostri paesi, la nostra cultura. Parliamo di un letterato importante, un grande armeno: Hrand Nazariantz (1880-1962), di casa prima a Conversano e poi a Casamassima, uomo dalla vita travagliata, fascinosa e sicuramente poco noiosa, il poeta “cosmogonico”, com’è più volte stato definito. Nel 1915 sarà a Bitonto, nell'attuale teatro Traetta, ieri Umberto, per parlare proprio del genocidio degli armeni in Turchia, operazione di pulizia etnica cui il suo popolo è stato sottoposto con inaudita violenza e ferocia. Aspetti solo recentemente riconosciuti, come accennato, a livello internazionale. Ed era anche ora. Recalcitrante ancora la stessa Turchia. Verrà un'altra ora? Una di verità e vera luce? Lo speriamo. Nazariantz, poeta devoto alla cultura del simbolo e diretto interprete di una letteratura capace di parlare a tanti mondi e con tanti linguaggi, 'rischiò' persino di vincere il premio Nobel per la letteratura nel 1953, anno in cui -quasi incredibile a dirsi!- a raggiungere l'ambito riconoscimento culturale internazionale fu non un uomo esponente della cultura umanistica ma un politico, per quanto arguto, come aforista soprattutto: Winston Churchill. Amico dei più grandi letterati italiani ed europei a lui coevi, fu anche un apprezzato collaboratore della celebre Radio Bari, presso cui lavorò già da fine anni Trenta, sia alla direzione artistica dell’emittente sia come brillante conferenziere su musicisti e scrittori tra ‘800 e ‘900: biografie, curiosità, profili a lui particolarmente congeniali in quanto anch’egli vivido ed eminente personaggio dalla prestigiosa caratura letteraria e culturale. La poetica di Nazariantz può essere legata a quella particolare linea “orfica”, presente nel cammino della letteratura italiana del ‘900: con lui anche Girolamo Comi, pugliese di Lucugnano di Tricase, Dino Campana ed Arturo Onofri. Una linea spirituale, esoterica, addirittura ‘mistica’. Su questa meravigliosa storia di vita e cultura apulo-armena, così ben sintetizzata nella stessa esistenza del poeta, negli ultimi anni, occorre dirlo, l'attenzione è stata sempre maggiore.

Si pensi alle numerose attività del gruppo Armeni Apulia (gestite in maniera encomiabile soprattutto dallo studioso italianista Carlo Coppola ma anche da esuli da decenni attivi in tal senso, Rupen Timurian su tutti) e del Centro Studi "Hrand Nazariantz", da anni molto dinamici su queste tematiche. Ricordi e testimonianze dei progenitori degli attuali discendenti apulo-armeni, tante occasioni di commemorazione e riflessione sulle storie armene, mostre e pubblicazioni, convegni e tanto altro. Tutto questo è stato fatto puntando anche su una storia che viene da lontano. Si pensi alla presenza a Bari della chiesa di San Gregorio Armeno, X secolo, il più antico avamposto sacro d’età bizantina barese, luogo carissimo ai cristiani di fede e rito orientale. Qui le lunghe cerimonie liturgiche bizantine baresi, a volte anche attrattive per curiosi e turisti. Per non parlare della chiesa di San Giorgio, nell’attuale zona industriale, in non ottime condizioni, omonima tra l’altro di un’altra chiesa esistente sempre nel centro storico. Questa fuori delle mura, invece, restaurata nel 1920, è stata studiata e citata anche da studiosi medievisti cattedratici come Raffaele Licinio e Franco Porsia, nella monumentale opera Laterza della Storia di Bari (a cura di Franco Tateo), come esempio interessante proprio dei rapporti antichi con gli armeni ma anche per le sue qualità architettoniche.

Su Nazariantz c'è anche un romanzo

Tra le molteplici attività di ricerca attorno alla figura di Hrand Nazariantz sarebbero tante e diverse le pubblicazioni e gli autori da citare. Ma ci piace segnalare anche un bel romanzo ispirato alla sua figura, uno scritto tra prosa ed elevata poeticità, appena apparso per i tipi della barese Radici Future ed a firma di Piero Fabris: “La compagnia del melograno” il suo titolo. Tra i maggiori autori concentratisi su Nazariantz: lo stesso Carlo Coppola, ancora Fabris, Cosma Cafueri, Domenico Cofano, Diego Judice. Lo studioso Giulio Gigante un’altra figura ineludibile, direttamente vicino al letterato armeno ed assai legato ai temi della sua poetica. La città di Conversano, attraverso le molteplici attività del suo locale Centro Ricerche, ha fatto molto a tutela della memoria del grande poeta esule in Puglia. Anche Casamassima si è mossa a suo ricordo: qui attivista principale è stato il dott. Franco Laricchia, studioso di storia patria.


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