L'abate Elia, il primo "fan" di S. Nicola


La storia di Bari è la storia dei suoi fatti e dei suoi avvenimenti ma non sappiamo fino a che punto dei suoi uomini. Si pensi ad esempio all'abate Elia, grande protagonista della storia della Bari medievale: l'uomo, il religioso, l'ecclesiastico e poi vescovo cui si deve la strutturazione locale -anche in senso meramente fisico- del culto a san Nicola, la sua riconoscibilità storica. Figura nota e notissima, chiaramente. Ma, forse, più agli storici che alla città tutta, nella sua anima anche popolare. Personalità determinante e dirimente in un passaggio storico allo stesso modo nodale, Elia nasce, convenzionalmente secondo gli storici, nella prima metà dell'XI secolo e muore a Bari il 23 maggio del 1105. Da qui il nostro ricordo. Elia in più, come noto, è stato arcivescovo di Bari e Canosa dal 1089 fino all'anno della sua morte. Iniziò dopo la sua dipartita un periodo confuso, drammatico ed in qualche caso anche crudele per la storia della chiesa barese del tempo e della sua diocesi. Ne parleremo. Di sicuro, Elia rappresenta l'uomo più carismatico di quegli anni, caricato di forte afflato spirituale e 'politico' insieme. Non si spiega il passaggio da san Sabino (ancora compatrono della diocesi stessa) a san Nicola senza di lui. E gli anni furono, appunto, quelli dell'arrivo delle ossa del santo vescovo di Mira (attuale Turchia) qui da noi a Bari, nella 'Puglia' dell'epoca. Il 1087 è dunque l'anno cardine di tutto e l'impresa celeberrima (o furto o "sacro furto" o traslazione) dei 62 marinai baresi il momento che suggella anche una potenza prettamente barese. Prettamente anche politica. Lo sapevano e lo capirono anche, se non soprattutto, i Normanni, intelligenti catalizzatori della valenza politica attribuita ad una realtà civica quando e se questa potesse conservare e venerare il corpo di un santo prestigioso. Il Medioevo è l'epoca dell'importanza delle reliquie, della possibilità di 'toccare' con mano l'eredità della santità stessa, epoca di significati simbolici e della 'necessità del corpo', avvertita come taumaturgica da parte del largo popolo della fede e della religiosità, da collocare e da intendersi nella mentalità del tempo storico o di un tempo della fede che, sotto forme diverse, può ancora a suo modo eternarsi. L'abate Elia capisce tutto ciò. Da episodi biografici e storici così, a ben pensarci, anche la ricchezza e la varietà della Puglia o delle Puglie, come sarebbe meglio chiamarci. A sud il richiamo più persistente, ancora bizantino, nella lingua retaggio anche degli arrivi delle popolazioni greche già con l'alto Medioevo, grazie alle lotte orientali contro le icone e le immagini religiose. Un tutto storico ed identitario di cui testimonianza sono per noi posteri le minoranze greche (o grecaniche) salentine, della 'Grecìa', con tradizioni e lingua vive ancora oggi, certo in dimensione sempre più residuale. Al centro ed al nord delle Puglie, invece, la presenza di riaffaccio prepotente, grazie proprio ai Normanni, dell'indirizzo politico, ecclesiastico ed anche liturgico della cultura neolatina, che sposta l'asse verso la totale fedeltà alla chiesa romana, di cui i Normanni furono accorti alleati. In un Mezzogiorno che già coi Longobardi cominciò a pensarsi secondo forme dagli storici visti come dimensioni 'civiche' antenate dei comuni settentrionali: ecco i 'castelli' del Sud, ecco il fenomeno del cosiddetto "incastellamento", i borghi in altura, posizionati così per difendersi dai nemici ma anche dalle malattie dei corsi d'acqua, importanti per la navigazione ma talvolta anche vettori di infezioni e sporcizia. Un fenomeno che da noi troviamo sicuramente nel Subappennino Dauno. Al centro c'è Bari, già "capitale" coi bizantini, ora, al di là dei titoli, città che cerca il suo spazio d'azione, trovandolo nell'oculata commistione politico-religiosa. Bari è dunque in questa centralità meridionale ed europea insieme, perché questo furono, essenzialmente, i Normanni. Bari con loro guarda ancora all'Oriente, da cui attinge, ma si spinge più in una logica che poi avremmo detto "occidentale" o quantomeno pienamente interna alla Penisola. Ed il nostro Elia è un protagonista di questa strategia. Era stato sin da giovane già abate del monastero di Santa Maria, sempre a Bari. Arriva il 1071 e lo troviamo eletto abate del monastero di San Benedetto, il più grande della città. Un monastero importante. Qui succede a Leucio, abate che vide lontano, chiamando praticamente a succedergli proprio Elia, di cui stima l'erudizione ecclesiastica, la cultura capace di dialogare anche col mondo e l'abilità diplomatica. Il 1071 fu un anno davvero importante: il normanno Roberto il Guiscardo fece terminare il periodo bizantino di Bari, legando la città alla crescita non solo della chiesa ma più specificatamente del monachesimo latino, come detto.

Ma quale fu, precisamente, il ruolo di Elia all'arrivo delle reliquie di san Nicola a Bari, data che la città ha recentemente celebrato, tra l'altro (9 maggio)? Come abate di San Benedetto, egli le ricevette, fatto che conferma la rilevanza del monastero. Accadono però i contrasti tra le due anime della città: quella legata al vescovo Ursone e l'altra vicina alla 'borghesia' (virgolette d'obbligo) barese, che aveva voluto fortemente la traslazione di Nicola. Il vescovo volle per sé e per la cattedrale della Vergine Odegitria le reliquie, fiera l'opposizione di Elia su questo. Era anche successo un fatto curioso: proprio all'arrivo dei resti del vescovo santo, infatti, l'arcivescovo Ursone e l'influente arcidiacono Giovanni erano a Trani, in procinto di imbarcarsi per Gerusalemme e, come informò anche Vito A. Melchiorre in un articolo di molti anni fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno, "anche le autorità civili erano momentaneamente lontane da Bari: il duca Ruggero Borsa era a Roma e anche Boemondo d'Altavilla si trovava fuori città". Si realizzò dunque un 'vuoto'. Appena seppe dell'arrivo dei marinai, però, Ursone tornò subito a Bari e pretese, appunto, le reliquie. Un vescovo che, in realtà, aveva dimenticato Bari, per questo non proprio amatissimo dalla popolazione e dai mercanti cittadini. Aveva addirittura trasferito la sua residenza a Canosa, dunque i devoti di san Nicola vollero una nuova chiesa svincolata dall'autorità vescovile. Non mancarono scontri e dissidi, l'esito conferì all'abate Elia il compito di individuare le condizioni più idonee per la venerazione delle reliquie. E così fu. La basilica di San Nicola sorse lì dove fino a non molti anni prima esisteva il palazzo del Catapano bizantino, donato nel frattempo dal normanno Roberto il Guiscardo al vescovo Ursone. I lavori partirono quasi subito. Elia fu autore di scelte di equilibrio e, tutto sommato, pace. Garantì saggezza e diplomazia. Crebbe allora la stima dei baresi per lui e nel febbraio del 1089, una volta morto Ursone, fu eletto a suo successore come vescovo di Bari e Canosa. Elia, allora, uomo simbolo di un'intera epoca. Un'epoca che per Bari è stata determinante, fondativa in un certo senso. Nacque una città nuova, una sua nuova idea quantomeno. Ed Elia è tutto in questa storia, da protagonista.

Marino Pagano

Anche un vescovo ucciso a Bari nel XII secolo

Come scritto nel pezzo, questi primi anni o decenni del XII secolo non furono certo facili per la diocesi di Bari. Alle congiure ed ai nervosismi di carattere laico e civile, si aggiunsero infatti atti truci anche per quel che concerne gli uomini della struttura ecclesiastica. Si è detto della dimensione duplice della diocesi stessa, divisa tra Bari e Canosa. Eccoci intanto poco più di un decennio dopo la morte di Elia, siamo precisamente nel 1118. Bari è frammentata tra nostalgici bizantini ed aspiranti filonormanni e l'arcivescovo Risone (o Riso), accusato di privilegiare Canosa a Bari, nonostante l'intervento di papa Pasquale II volto a dirimere molte questioni locali, sarà addirittura ucciso perché considerato poco 'barese'. A compiere l'atto Argirizzo, poco dopo catturato e giustiziato. I disordini proseguirono anche a Trani. La situazione pian piano si acquietò ma intanto è rimasta memoria fino ad oggi di questo vescovo fatto malamente fuori. Vescovi uccisi, altri tempi.

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