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Innovazione: in Puglia siamo a corto di idee

La Puglia tra le «Regioni incastrate in una trappola di sviluppo». È la definizione che dà il report del febbraio 2022 diramato dalla Commissione europea su porzioni di territorio continentale come la nostra. Ed è anche la denuncia di uno stato di cose acclarato, a cui si corre il rischio di assuefarsi: nonostante il divario economico tra le regioni più e meno sviluppate d’Europa stia diminuendo, le differenze relative ai livelli di innovazione su base regionale sono invece cresciute. E, da questo punto di vista, la Puglia è molto indietro. Nella nostra terra, infatti, l’indice Gdp (indicatore statistico macroeconomico del valore aggregato di beni e servizi finali prodotti nel territorio di un determinato Paese a prezzi di mercato) pro capite dal 2001 al 2019 è calato dello 0,24%, secondo le stime comunitarie.


Il che, tradotto, significa che nella nostra terra gli investimenti in innovazione – se va bene – sono rimasti invariati negli ultimi venti anni. Anche qui, come altre volte, la “consolazione” è che non siamo soli. Tra i peggiori d’Europa c’è praticamente tutta Italia, con qualche tenue eccezione: provincia autonoma di Bolzano (+0.63%), Lombardia (+0.17%), Emilia Romagna (+0.02%) e, a sorpresa, Basilicata, cresciuta dello 0.42%. Tutto il resto della Penisola è andato a decrescere, esattamente come la Grecia (il paese travolto maggiormente dalla crisi economica del 2008-2013).


Ma c’è da dire che l’indice Gdp pro capite altrove è schizzato alle stelle. Un paio d’esempi, i più virtuosi: il sud dell’Irlanda registra un +4.03%, la Lettonia del +4,7%.


Ma, la cosa curiosa, è che a veder impennarsi l’indicatore statistico in questione sono stati paesi come Romania e Polonia, non a caso quelli in cui molte imprese occidentali hanno scelto di delocalizzare negli ultimi anni, alla ricerca di sindacati meno tenaci e manodopera più economica. Il Voivodato della Bassa Slesia (Polonia) nel ventennio scorso è cresciuto del 4.08%, la regione di sviluppo Vest (Romania) ha visto l’indice Gdp arrivare addirittura alla soglia record del 6.44%. Ma, in generale, tutto l’est europeo – nella cartina della Commissione – si colora di verde, che indica valori percentuali tra 3 e 4, o superiori a 4. La parte centro-orientale del vecchio mondo, invece, regredisce o rimane ferma.


Insomma, pare abbastanza chiaro che il cuore produttivo dell’Europa si è spostato a Est. Chi, come la Puglia, era indietro, è rimasto indietro.


Ma, come accennavamo sopra, a minor divario economico tra Est e Ovest non necessariamente corrispondono eguali livelli d’innovazione. Qui, stavolta, è l’analisi dell’European data journalism network a fare maggiore chiarezza, sempre su dati della Commissione europea.


Tanto per capirci, la regressione economica della Puglia fa il paio con investimenti in innovazione bassissimi, o quasi inesistenti. Per fare qualche esempio, nel biennio 2016-2017 (ultimi dati disponibili) le domande di brevetto per milione di abitanti depositate all'Ufficio europeo dei brevetti a Bari, in media, sono state 18.51. E c’è da dire che il nostro capoluogo è tra le città meridionali che se la cavano meglio: la media di Lecce è 10.6, a Taranto (la città dell’ex Ilva) è 7.29, a Brindisi è 7.56, a Foggia è 5.97. Allargando un po’ l’orizzonte, a Napoli la media è di 15.47, a Catanzaro è di 18.06. Numeri che, così, potrebbero anche dire poco o nulla, ma che si spiegano in relazione ad altri numeri, quelli che – ancora una volta – denunciano un’Italia (e un’Europa) a più velocità, e che indicano la Puglia come prima tra gli ultimi. A Bologna, nel biennio preso in considerazione, le richieste di brevetti per milione di abitanti in media è stata di 306.62, a Milano di 220.89, a Pisa di 170.38. Al di là del confine, la municipalità francese di Puy-de-Dôme aveva nel 2016-2017 una media di 476.64 brevetti richiesti per milione di abitanti, Ludwigsburg (Germania) era a una media di 515.97, il Lussemburgo a 652.71.


Lì dove, invece, si è registrata maggiore crescita economica, i dati sull’innovazione rasentano livelli imbarazzanti. La Slovenia è il paese del Sud-Est europeo con i numeri più alti (48 brevetti richiesti in media), «Romania, Croazia, Bulgaria e Grecia hanno registrato in media, rispettivamente, solo 1, 2, 3 e 4 brevetti per milione di abitanti. Nemmeno le regioni che ospitano le maggiori città di questi paesi hanno registrato un numero di brevetti superiore ai 25 per milione di abitanti, ad eccezione della regione di Atene (59)», notano gli studiosi dell’Edjn.


Più avanti si legge: «Il confronto con i paesi più dinamici è impietoso. In Danimarca si è registrata una media di 246 brevetti per milione di abitanti, in Germania 212 e in Svezia 180, mentre la media UE si attesta a 111».


Il che, come si diceva sopra, fa di Bari e della Puglia territori esattamente a metà del guado: migliori dei peggiori, ma incommensurabilmente indietro rispetto ai migliori in assoluto. La lettura è abbastanza facile: la delocalizzazione ha fatto sì che le braccia si spostassero a Est, mentre i cervelli sono rimasti a Ovest. Anzi, a Nord-Ovest dell’Europa.


«La convergenza economica tra i paesi dell’Europa nord-occidentale e quelli dell’Europa sud-orientale è rallentata dopo la crisi economica del 2008 – si legge sulle pagine dell’Edjn. Il modello che aveva portato i paesi del sud-est europeo alla crescita fino alla fine degli anni Dieci, cioè quello basato principalmente sull’afflusso di capitali provenienti da investimenti diretti esteri, non è più ormai da anni un sistema funzionale. Secondo gli esperti, la crescita economica deve quindi essere guidata dall’innovazione. Lo sforzo deve necessariamente essere collettivo: Unione europea, governi nazionali e imprese sono chiamati a investire di più, e in modo più efficace, in educazione, innovazione e ricerca».


Gregorio De Felice, chief economist di Intesa San Paolo, in un webinar del gennaio 2021 ha ricordato che «Se negli ultimi dieci anni gli investimenti avessero tenuto il passo della Germania, le regioni del Sud avrebbero potuto beneficiare di risorse aggiuntive per ben 40 miliardi, e se solo fosse stato uguagliato il dato del Nord Italia ci sarebbe comunque stato un maggiore afflusso di risorse per oltre 10 miliardi di euro. Gli investimenti in Ricerca & Sviluppo non possono che seguire questo trend, evidenziando una particolare debolezza nel comparto delle imprese, pubbliche o private. Ne conseguono produttività più bassa e crescita modesta sia in termini di fatturato che di redditività».

''VETRINA INTELLIGENTE'' PIACE AI CONSUMATORI


Si chiama “vetrina intelligente”, ed è un progetto delle aziende Ict pugliesi "Spark consulting" di Corato e "eMinds" di Bisceglie, in collaborazione con il Politecnico di Bari. La “vetrina intelligente”, finanziata dal Mise con 837mila euro, fornisce, sulla base di alcuni parametri elaborati per sesso, fascia d'età, reazione emotiva (soddisfazione, sorpresa, disapprovazione) suggerimenti di acquisto che si adattano alle preferenze di ogni passante. Per la vetrina, sperimentata in un supermercato di Salerno, più del 70% degli intervistati ha mostrato gradimento, più del 40% ha scoperto nuovi prodotti, il 64% si è accorto che i suggerimenti proposti dallo strumento erano mirati.

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