Industria, servizi e costruzioni: la Puglia è ripartita

Doveva essere l’anno della ripartenza e così è stato. Almeno in parte. Comunque la macchina dell’economia pugliese sembra essersi rimessa in marcia, anche se ci vorrà tempo, e soprattutto la speranza che la nuova ondata di contagi non scombini i piani, per recuperare le pesanti perdite del 2020. È questa la fotografia scattata dalla Banca d’Italia Puglia per i primi sei mesi di quest’anno (ai quali si aggiungono le tendenze positive del terzo trimestre), contenuta nell’aggiornamento congiunturale dell’indagine sull’economia regionale, presentato dal direttore Pietro Sambati e dal responsabile della Divisione analisi e ricerche economiche, Maurizio Lozzi. Nel complesso del periodo compreso fino a tutto settembre, l’indicatore delle economie regionali è cresciuto del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2020.

Qualcuno potrebbe pensare che così si vince facile, visto quello che è successo l’anno scorso. In realtà il riavvio della macchina non era affatto scontato, molti i segnali provenienti da un sistema complessivamente in surplace, dall’accumulazione di capitali da parte delle imprese che rimpinzavano le banche con soldi liquidi, al crollo dei consumi da parte delle famiglie. Bene, proprio questi due indicatori si sono sbloccati, anche se i primi 2/3 mesi dell’anno sono stati ancora titubanti: le imprese hanno ripreso a investire e le famiglie a consumare. E questo spiega, in gran parte, i risultati decisamente positivi del settore industriale, delle costruzioni, dei servizi e dell’occupazione.

Vediamo qualche dato in dettaglio che riesce a rendere meglio l’idea di quello che è successo e di cosa stia ancora accadendo.

Cominciamo dal settore industriale: il 61% del campione esaminato da Bankitalia (280 imprese con almeno 20 dipendenti) ha registrato un aumento del fatturato rispetto al 2020. Il saldo tra chi ha visto aumentare il fatturato e chi lo ha visto calare è +49%, questo nonostante le difficoltà di approvvigionamento. Inoltre, il 41% ha pianificato un aumento degli investimenti, mentre il 17% li ha previsti in calo. Le esportazioni sono andate bene, ma non troppo, con una crescita dell’8,5%, con un rallentamento nel secondo semestre che non permetterà di recuperare il livello del 2019. Il calo dell’export si è registrato nei settori alimentare, farmaceutico e della componentistica per i mezzi di trasporto. Quest’ultimo merita di essere tenuto sotto osservazione, perché legato prevalentemente alla produzione di autovetture con motori termici, quindi l’avvento ormai ineluttabile dell’elettrico potrebbe creare ulteriori difficoltà ai nostri produttori.

In forte crescita il settore delle costruzioni, soprattutto grazie al cosiddetto superbonus, ma anche ai tassi dei mutui ancora molto bassi. Infatti, di pari passo al +61% di compravendite di abitazioni nei primi sei mesi, sono cresciuti i finanziamenti alle famiglie (mutui +4,2%), mentre sono calati quelli alle imprese, che hanno cominciato a investire dopo la fase di accumulo. Il totale dei finanziamenti ha fatto segnare un +4,1%. In aumento anche le compravendite di immobili non residenziali e gli investimenti delle amministrazioni locali per le opere pubbliche. Insomma, un comparto che si è risvegliato dopo un letargo di anni, ma con un grande punto interrogativo sul futuro e cioè quando termineranno gli incentivi pubblici.

Buone performance per il settore dei servizi, anche grazie alla ripresa dei consumi sostenuta dalla crescita del credito al consumo. Insomma, le famiglie hanno ripreso a spendere (e a indebitarsi) dopo un anno in cui la cautela aveva spinto moltissimi a rinviare acquisti voluttuari (ma anche quelli strettamente necessari) e a risparmiare per affrontare le incertezze del futuro. La schiarita sul fronte della pandemia ha rimesso in circolo denaro e quindi consumi. Non a caso un grosso contributo è arrivato dal comparto del turismo: nei primi sette mesi la Puglia ha fatto registrare un parziale recupero della domanda, anche se gli arrivi nella nostra regione sono risultati inferiori di oltre il 40% rispetto allo stesso periodo del 2019.

La redditività delle imprese è prevista in forte aumento rispetto al 2020: il saldo tra chi prevede di chiudere in utile e chi si attende una perdita è del +34%, allineato ai livelli del 2019. Attese positive anche per le costruzioni.

Tutto questo si traduce in depositi bancari ancora in crescita, ma meno impetuosa rispetto a dicembre scorso, soprattutto grazie alla ripresa degli investimenti da parte delle imprese, che evidentemente hanno ricominciato a credere nel futuro, e al rallentamento dei depositi delle famiglie, che hanno ripreso a consumare.

Un altro dato positivo riguarda la qualità del credito, a giugno il tasso di deterioramento è diminuito di 0,2 punti percentuali, attestandosi all’1,5%, un valore storicamente basso. Quindi non emergono variazioni di rilievo nella rischiosità del portafoglio prestiti delle banche. Il che rappresenta sicuramente una buona notizia, alla luce delle difficoltà del sistema bancario nel quadro nazionale e pugliese in particolare.

L’effetto benefico del miglioramento complessivo si è ripercosso sul versante dell’occupazione. Nei primi otto mesi di quest’anno sono state attivate 315mila assunzioni nel settore privato non agricolo, a fronte di 230.600 cessazioni, per un saldo positivo di 84.400 unità, dato superiore al 2020 e al 2019. Calma. Non è il caso di esultare, sia perché il calo delle cessazioni (leggi licenziamenti) è dovuto all’estensione degli strumenti di integrazione salariale e alle misure di divieto di licenziamento, parzialmente rimosse dall’1 luglio, sia perché l’87% delle assunzioni nette è stato rappresentato da contratti a tempo determinato, un dato in linea con il 2020 della crisi e superiore al 2019. È però sicuramente consolante che il 43% delle assunzioni abbia riguardato donne e il 34% giovani tra 15 e 24 anni. Il ricorso alla cassa integrazione guadagni si è ridotto del 13% rispetto al 2020, ma sono aumentate le ore di Fondi di solidarietà (+8,9%). Complessivamente, Cig e Fondi di solidarietà rimangono di molto superiori ai livelli pre-pandemia.

Tutto questo si traduce in un miglioramento degli indici di indigenza e di povertà? No. A giugno scorso i nuclei che percepivano il Reddito di cittadinanza e la Pensione di cittadinanza erano saliti a circa 123mila, di cui quasi 11mila percettori di pensione. Le famiglie beneficiarie di una delle due misure rappresentano il 7,6% di quelle residenti in Puglia, l’anno scorso erano il 7%. Anche il ricorso al Reddito di emergenza è aumentato rispetto al 2020, grazie alle normative che hanno ampliato la platea dei possibili beneficiari: a giugno 2021 i nuclei che hanno usufruito del Rem sono stati quasi 49mila, il 3% delle famiglie pugliesi, mentre a dicembre scorso erano l’1,7%. Per quanto riguarda la misura tutta pugliese del Reddito di dignità, a inizio ottobre risultavano in carico circa 3.700 famiglie, mentre erano 2.800 alla fine del 2020.


Fontana: Possiamo essere fiduciosi

«I dati sull’andamento dell’economia pugliese permettono di guardare al contesto industriale dei prossimi mesi con ottimismo – ha dichiarato Sergio Fontana, presidente di Confindustria Puglia, commentando l’aggiornamento congiunturale della Banca d’Italia -. Si evidenziano indicatori positivi per tutti i principali comparti e anche le previsioni per il 2022 lasciano ben sperare con un incremento del fatturato industriale, un maggior grado di utilizzo della capacità produttiva e l’espansione degli investimenti. Permane la preoccupazione per l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia». «Il nostro auspicio - continua Fontana - è che le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza portino davvero alla rinascita del Paese: ora la variabile temporale è fondamentale. Bisogna fare presto e bene affinché i progetti approvati si trasformino in opere concrete. ll monitoraggio dello stato di avanzamento di riforme e investimenti sarà fondamentale, così come è necessario un ulteriore sforzo della Regione Puglia affinché tutti i fondi siano spesi interamente, per una spinta ad una ripresa più strutturale, stabile e duratura».

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