In Puglia occorrono 13mila unità al mese


Il punto sulla situazione con il dott. Ostuni: "In estate crisi più evidente"

Angelo Ostuni, classe 60, è laureato in Medicina e specializzato in Ematologia generale. È dal 2013, Direttore di Struttura Complessa (ex II livello) dell’Unità Operativa di Medicina Trasfusionale al Policlinico di Bari. Dal 2006 al 2013, è stato Direttore di Struttura Complessa (ex II livello) dell’Unità Operativa di Immunoematologia e Medicina Trasfusionale nell’ospedale “Card.Panico” di Tricase. Tra le tante attività e svolte, ha seguito il Corso di Perfezionamento in Medicina Tropicale e Cooperazione Sanitaria nell’Università degli Studi di Siena. Si è, anche, specializzato sulle metodiche di manipolazione delle cellule staminali.

È stata un'estate difficile, quella appena trascorsa. Ci racconta quali sono state le principali difficoltà?

L’estate si è confermata la stagione più difficile per il sistema trasfusionale, pugliese e non solo. Fino al mese di luglio la situazione è stata sotto controllo: offerta (donazioni) e domanda (trasfusioni) sono state in equilibrio; nel mese di agosto c’è stato un calo importante delle donazioni, in particolare prima e dopo Ferragosto. Al contempo, le attività sanitarie sono proseguite per la necessità di recuperare interventi posticipati causa Covid. Alcuni ospedali hanno dovuto sospendere gli interventi per i quali era ipotizzabile il ricorso a trasfusioni. Gli appelli insieme alle azioni, messi in campo, dalle Associazioni di volontariato del sangue sono serviti a rilanciare le donazioni e assicurare le necessità trasfusionali.

L'emergenza sangue ha riguardato tutta Italia? Esiste una distinzione geografica in questo senso?

Il periodo estivo del 2021 è stato critico in quasi tutte le regioni, anche in quelle che di solito riescono a supportare quelle carenti. Il Centro Nazionale Sangue (CNS) è intervenuto più volte per segnalare le criticità.

Quanto il covid ha influito nella reticenza dei donatori di sangue?

Dal mio punto di vista non si può parlare di “reticenza”, considerato che nei periodi più critici della pandemia, le donazioni non sono mai venute meno. Se ben ricordo, dal mese di luglio, grazie alla campagna vaccinale, il numero di contagi era in evidente calo. Potrebbero essere stati altri i fattori che hanno determinato il calo delle donazioni in quelle due settimane.

Sembra che la mancanza di sangue sia un problema solo estivo, è davvero così?

In estate è più evidente. In realtà le donazioni dovrebbero rispondere ad una programmazione definita sulla base del fabbisogno dei pazienti. E in questo il lavoro fatto dalle Associazioni è determinante. Nella nostra regione, per esempio, sono necessarie circa 13mila unità di emazie concentrate al mese per i bisogni dei pazienti. Quindi obiettivo della programmazione dovrebbe essere riuscire ad avere più di 13.500 donazioni per quanto riguarda le emazie. In più, dobbiamo incrementare nella nostra regione, la raccolta del plasma. Una criticità rilevante, visto che solo dal plasma è possibile ottenere farmaci fondamentali e spesso insostituibili come albumina e immunoglobuline.

Donare il sangue è secondo lei una questione culturale? Come trasformarla in una sana abitudine?

Informazione e sensibilizzazione devono essere costanti. La pandemia ha limitato questo tipo di attività generalmente svolta dalle Associazioni negli istituti scolastici. I giovani rappresentano il futuro ed è in particolare a loro, ma non solo, che deve essere rivolta la nostra attenzione per far comprendere l’importanza della donazione, intesa come dovere sociale, un atto di responsabilità verso gli altri, senza dimenticare che la donazione è anche un’occasione per monitorare il proprio stato di salute. E non mi riferisco solo alla donazione di sangue. Il Donatore può donare sangue, plasma, piastrine, cellule staminali … in base alle caratteristiche fisiche ed ai parametri di laboratorio. La sicurezza del Donatore (e del Ricevente) devono essere sempre al centro.

Per questo, ribadisco, è determinante una informazione corretta con la consapevolezza che l’unico obiettivo deve essere quello di garantire la terapia trasfusionale (emazie, plasma, plasmaderivati, piastrine) a tutti coloro che ne hanno necessità.


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