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Immigrazione: dobbiamo capovolgere la strategia

Un magazine letterario ha posto in evidenza una frase di Luciano Bianciardi, ora raccolta in “Tutto sommato. Scritti giornalistici 1952-1971”, che suona così: “Non bisogna istituire il divorzio, ma abolire il matrimonio”. Applicata ad una materia così incandescente, che ha a che fare con i diritti individuali, la riflessione (o boutade per i benpensanti) è alquanto squassante.

Ma se proviamo a utilizzare questo modo di ragionare alle vicende socio-economiche, potremmo fare, se poniamo attenzione, scoperte molto illuminanti. Ad esempio, che su una questione oggi di grande attualità politica forse bisognerebbe affinare il ragionamento e puntare alla radice del fenomeno.

La questione è il flusso di migranti verso l’Occidente. Il confine fra USA e Messico è una delle faglie più critiche: in un anno, fino a tutto il settembre scorso, si stima un transito clandestino verso gli USA di oltre due milioni di persone fuggite dai Paesi del Centro e Sud America. In questo caso non ci sono barconi, barchini o navi delle ONG, non c’è il pericolo di stragi in mare se si omette il soccorso. Quindi sul fenomeno c’è minore attenzione da parte dei Media planetari. Gli USA non hanno fatto la scelta dell’UE, quella di bloccare a suon di miliardi di euro in un Paese confinante (la Turchia) i siriani in fuga, ghettizzandoli in immense tendopoli, bensì quella di costruire un improbabile muro che riduce i passaggi clandestini solo in minima parte.

Ma le faglie attraverso cui passano i flussi di migranti clandestini sono più di una: il Mediterraneo è fra esse. Se applicassimo la logica sottesa alla frase tranchant di Luciano Bianciardi, nel nostro Mare Mediterraneo dovremmo ragionare badando alla causa ultima del fenomeno migratorio e quindi convincerci che la questione non è quella di bloccare le navi delle ONG o altri scafi (il divorzio…), bensì aggredire i fattori critici che provocano le migrazioni (il matrimonio…). Se si intervenisse su questi fattori i flussi migratori si ridurrebbero significativamente. Insomma il tema dei migranti non è di sicurezza pubblica ma di politica economica declinata in termini internazionali. Per noi che viviamo nel Mediterraneo, soprattutto per noi residenti nel Sud d’Italia, tutto ciò significa promuovere politiche efficaci a favore dell’Africa. E questo tema riguarda il nostro Paese, i singoli Paesi dell’UE e l’UE nella sua aggregata individualità istituzionale. Finché ciò non diventerà patrimonio di tutti noi europei non si verificherà nulla di risolutivo su questo versante.

Potremmo applicare la graffiante saggezza di Luciano Bianciardi anche ad altro, come la cosiddetta “autonomia differenziata”. Tema che riguarda da vicino noi gente del Sud d’Italia. Ma da non affrontare erigendo barricate bensì andando anche in questo caso alla radice del fenomeno: che non è in un destino cinico e baro del Sud, ma nel fatto che “faber est suae quisque fortunae”.

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