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Immigrati: un mare di luoghi comuni

A fine 2021, secondo i dati Istat, sono 139.750 i cittadini stranieri residenti in Puglia, il 3,6% della popolazione regionale. Il dato emerge dall’edizione 2022 del “Dossier statistico immigrazione” curato dai centri studi Idos e Confronti, realizzato nella parte pugliese da Antonio Ciniero, dell’Università del Salento, con il contributo della Cgil Puglia.

La provincia di Bari si conferma quella che concentra il maggior numero di presenze straniere: il 31,4% di tutti gli immigrati residenti in regione, vale a dire 43.832 persone. Al secondo posto c’è la provincia di Foggia (32.277), che registra la «Più alta incidenza di cittadini stranieri sul totale della popolazione residente (5,4%)», come si legge nel rapporto. Seguono le province di Lecce (26.834), Taranto (15.065), Brindisi (11.277) e Barletta-Andria-Trani (10.465).

Un dato, in particolare, contenuto nel report immigrazione 2022 conferma il fatto che l’immigrazione – al netto delle polemiche politiche che spesso finiscono per essere capziose e strumentali – costituisce un parziale argine alla crisi demografica che sta vivendo l’Italia (ma l’Europa in generale). Se la popolazione “autoctona” è sempre più anziana, «Gli stranieri sono una popolazione molto giovane: le persone con oltre 64 anni sono solo il 4,3% del totale, mentre il 38,6% si concentra nella fascia di età 0-29 anni», come emerge dall’indagine statistica condotta da Ciniero. In Puglia, secondo quanto risulta dagli studi, la popolazione straniera è a forte trazione “familiare”; un fattore, questo, che permette un sostanziale equilibrio di genere tra gli immigrati che vivono in Puglia. Fa eccezione solo la provincia di Foggia, dove «La componente maschile (55,5%) è leggermente superiore a quella femminile, conseguenza del fatto che una quota non irrilevante delle presenze è rappresentata da braccianti impiegati nel comparto agroalimentare», spiega il rapporto.

A comporre questo “microcosmo” di cui si fa protagonista la nostra Puglia, sono persone provenienti un po’ da tutto il mondo. Ma, stando ai dati, l’origine maggiormente rappresentata (dati del 2020) è quella del continente europeo (51,9%) e in particolare dall’Unione europea (30,3%), seguiti da coloro che sono originari dell’Asia (19,7%) e dell’Africa (25,2%). Dal continente americano, soprattutto dal Centro e Sud America, proviene invece solo il 4,7% dei residenti stranieri. I primi cinque Paesi per numero di residenti in Puglia sono Romania (29.824, il 22,2% del totale degli stranieri), Albania (21.740, 16,2%), Marocco (10.563, 7,9%), Cina (6.594, 4,9%) e Senegal

(5.071, 3,8%). Queste cinque provenienze, da sole, rappresentano più della metà (54,9%) di tutta la popolazione straniera residente nel Tacco dello Stivale.

La maggioranza dei cittadini stranieri che risiedono in Puglia, è regolare: secondo i dati del Ministero dell’Interno, al 31 dicembre 2021 i cittadini non comunitari titolari di permesso di soggiorno sono 88.367. A questi va aggiunto il 30% degli stranieri provenienti dall’Ue. La maggior parte degli extracomunitari (38.130) è presente nella provincia di Bari; seguono quelle di Lecce (19.886), Foggia (13.447), Taranto (9.552) e Brindisi (7.352).

Con riferimento alla durata del soggiorno, il 56,8% è titolare di un permesso di lungo periodo. Nel 2021 la maggioranza dei titolari di un permesso a termine (38.164) si è divisa più o meno equamente tra coloro che hanno un permesso per motivi di lavoro (14.151, il 37,1%), per motivi famigliari (10.618, il 27,8%) e per protezione (10.519, il 27,6%). «È la prima volta – è scritto nel rapporto - che si registra una distribuzione simile. Negli anni precedenti, infatti, la quota maggiore era rappresentata dai soggiornanti per motivi famigliari, seguiti da quelli per lavoro e in fine da quelli per motivazioni legate all’asilo. Questa ripartizione oltre ad essere una possibile conseguenza dei cambiamenti nella composizione dei flussi in ingresso degli ultimi dieci anni, che hanno visto crescere il numero dei migranti forzati e contemporaneamente diminuire gli ingressi per motivazioni lavorative, a causa della drastica contrazione del numero delle quote previste dai decreti flussi, è dovuta anche al numero rilevante di permessi rilasciati per regolarizzazione (conteggiati nella categoria dei permessi per lavoro), che a fine 2021 hanno raggiunto le 2.326 unità (il 9,5% del totale)».

Un aspetto, questo, su cui chi ha curato l’elaborazione statistica dei dati ci invita a prestare particolare attenzione. Soprattutto considerando il rapporto (testimoniato dalle cronache sempre più frequenti) che c’è tra immigrazione e lavoro precario e sfruttato, che in diversi casi rasenta i limiti del servile.

«In tutta la regione, tra i titolari di permesso a termine per motivazioni lavorative, risultano solo 14 titolari di permessi per lavoro stagionale – si legge. Non solo sono molto bassi i dati di stock, ma anche quelli di flusso: i nuovi permessi rilasciati durante l’anno per questo motivo sono stati infatti solo 126, nonostante gli impieghi stagionali, specialmente in agricoltura e nel settore turistico alberghiero, rappresentino un bacino di occupazione numericamente significativo per i lavoratori stranieri».

Si tratta di un dato emblematico», perché rappresenta un «Indicatore, da un lato, della larga diffusione del lavoro irregolare tra coloro che sono impiegati in attività stagionali; dall’altro, del fatto che molti di questi lavoratori, anche quando sono assunti con un regolare contratto, non giungono in Italia per un breve periodo per poi ritornare nel Paese di origine (come previsto dalla normativa), ma restano sul territorio nazionale magari con un’altra tipologia di permesso e molto spesso costretti a spostarsi da una zona all’altra del Paese sulla base della stagionalità dell’impiego».

In dieci anni, gli studenti stranieri presenti nelle scuole pugliesi sono aumentati del 35,5%, mentre quelli stranieri nati in Italia sono più che raddoppiati, passando da 4.221 nel 2010/’11 agli attuali 9.857. Si tratta di un aumento del 133,5%, che va considerato un «Importante indicatore dei processi di stabilizzazione dei cittadini stranieri sul territorio», sottolinea la Cgil Puglia.

Rispetto alla tipologia professionale degli occupati, il 47,9% svolge un lavoro manuale non qualificato, il 36,4% è impiegato come addetto alle vendite o nei servizi alle persone, il 12,5% svolge un lavoro manuale specializzato e solo il 3,1% svolge una professione intellettuale, tecnica o dirigenziale.

GESMUNDO: È IN GIOCO LA GIUSTIZIA SOCIALE


Ghetti, caporalato, sfruttamento nascono da «Condizioni di non esigibilità dei propri diritti, perché si tratta spesso dei cosiddetti invisibili. C’è un tema di legalità, di giustizia sociale, ma se vogliamo anche di interesse sociale, perché questi lavoratori se portati in una filiera della legalità andrebbero ad arricchire le nostre casse previdenziali, risponderebbero anche a problemi di calo demografico e desertificazione di alcune aree». È il commento di Pino Gesmundo, segretario generale della Cgil Puglia. «Possiamo poco se una legge così restrittiva come la Bossi-Fini non viene modificata, c’è un livello nazionale che ha responsabilità, sperando non si possa peggiorare».

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