Il "tutto e subito" è un male da eliminare in fretta

Perché in tanti non usano la mascherina o la usano male? È soltanto idiosincrasia congenita verso il rispetto delle regole o semplice incoscienza, o addirittura sapore di sfida verso la buona sorte? Forse c’è qualcosa di più, di diverso, che abbiamo assimilato per decenni ed è collegato alle logiche economiche, che governano il mondo, non soltanto l’Italia.

Il consumismo, così come si è dipanato a partire dal Novecento, ha saputo mischiare bisogni reali con bisogni indotti, per poi passare al desiderio di oggetti sempre più grandi, più belli, più tecnologici, più performanti, più di moda…

Sappiamo bene che se negli anni Cinquanta l’oggetto del desiderio era il frigorifero, o la Vespa, o il televisore, negli anni Sessanta si è passati alla Seicento Fiat, alla lavatrice e così via. Fino ad arrivare allo smartphone di ultima generazione, che in un paio di settimane diventa di penultima. Qual è stato il meccanismo diabolico, un po’ perverso, che ha consentito a generazioni di potersi assicurare l’oggetto del desiderio di turno? L’ipoteca sui futuri guadagni. Se dagli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta lo strumento tecnico corrispondeva alla cambiale, è poi sbarcato sui mercati il credito al consumo: acquisti oggi e paghi con calma a rate, facendo affidamento, appunto, sui futuri guadagni. Un meccanismo che si è perfezionato col tempo e, ormai, a rate si compra di tutto, tranne, forse, cibo, abiti e calzature. Se provate a dire che pagate tutto in un’unica soluzione, rischiate di far venire un “coccolone” al negoziante o alla commessa. 

Cosa c’entra questo con il coronavirus e il mancato rispetto delle regole?

Il collegamento è di carattere psicologico ed è determinato dalla crescente facilità di acquisto. Se nel dopoguerra la cambiale ha facilitato le possibilità di accesso ai beni di consumo, è anche vero che esisteva una sorta di codice d’onore per il quale si faceva di tutto per rispettare le scadenze, per evitare l’ignominia di finire nelle liste dei “protestati”. Le famiglie facevano sacrifici anche duri. Con il trascorrere dei decenni, la facilità crescente nell’accesso al credito al consumo, una certa disinvoltura nella gestione dei debiti personali e familiari, hanno fatto sì che fossero messi da parte sacrifici e timori per il “buon nome”. 

È tutto facile, immediato, disponibile. Non siamo più abituati a progettare, a desiderare. Forse è proprio questa mancanza di abitudine a saper aspettare che non ci fa rispettare regole restrittive, che fa dire a tanti “i giovani hanno diritto di divertirsi”, “vogliamo vivere, basta nasconderci”, “il coronavirus è un pretesto per instaurare una dittatura sanitaria”. Siamo troppo abituati a consumare velocemente, apparentemente senza limiti, senza sapere più inseguire i sogni, aspettando i momenti giusti.

Il consumismo ci spinge a logiche e ritmi di consumo sempre più rapidi, per stare al passo abbiamo perso la capacità di rispettare regole che richiedono tempi diversi, dettati dalla natura e dal buon senso. Siamo in overdose di velocità, mentre in questa fase delle nostre vite dovremmo riimparare a rallentare.  


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