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Il silenzio sulla Puglia degli scandali

Poiché siamo un po’ tutti notoriamente “esperti” nel perderci dietro confronti dialettici che spesso non portano da nessuna parte e finiscono con l’impedire di fatto che il problema sia affrontato, per parlare dell’ultimo scandalo che ha coinvolto più o meno direttamente la Regione Puglia, dobbiamo necessariamente cercare di essere “diretti”.

Il problema, dunque, non è la disputa…filosofica tra chi ritiene che vi sia una questione morale e chi invece ritiene che non vi sia. Il problema sono i fatti. Ovvero, quanto accaduto in questi anni che è in qualche modo storia e non può più essere cancellata. Anche se la memoria storica non è certamente il nostro forte. Soprattutto quando sullo sfondo c’è la politica.

Ed agli scandali, agli episodi che sarebbe stato meglio non registrare, si aggiunge un trasformismo “politico” che assomiglia a quello stesso calciomercato che il presidente Emiliano ha evocato nei giorni scorsi a proposito della spasmodica ricerca di medici per le carenze dei nostri pronto soccorso.

I fatti, dunque. Ci sono due modi per raccontarli. Uno sul piano etico e l’altro sul piano politico. Sul piano etico è facile, basta richiamarsi alla spiegazione ed al significato del termine: l’etica analizza il costume, ovvero il comportamento umano, e rappresenta l’insieme di comportamenti e di valori che orientano la condotta dell’individuo all’interno della propria comunità.

L’etica spesso sconfina e si sovrappone alla morale, che è oggetto di studio dell’etica, con la differenza che la prima dovrebbe cercare una spiegazione ai motivi per i quali norme e valori vengono calpestati.

Ma su questo crediamo ci sia poco da discutere. Tanto la magistratura farà il suo corso, come è giusto che sia, e alla fine vedremo. La questione, semmai, è tutta politica, che fermo restando garantismo e presunzione di innocenza, è sintetizzabile in una semplice e ovvia domanda: che cosa avrebbe fatto il centrosinistra che governa la Regione Puglia se le stesse cose fossero capitate ad un presidente o ad una maggioranza di centrodestra?

Di sicuro non se ne sarebbero stati in silenzio e come minimo avrebbero chiesto le dimissioni del go-vernatore. Così come, non avendo la controprova, non sapremo mai che reazioni in termini di com-menti avrebbe avuto il centrodestra nell’ipotetico caso in cui si fossero trovati a gestire vicende come quelle di Lerario e di Ruggeri.

Sappiamo invece come sta “reagendo” il presidente della Regione, Emiliano: non sta reagendo, nel senso che sull’argomento si registra un silenzio che definire “assordante” è il minimo. Eppure due casi così…chiacchierati a distanza di pochi mesi non possono che lasciare il segno e non possono essere ignorati.

Per la verità, anche questa volta si registra l’intervento del segretario regionale del Pd, Marco Lacarra, che in qualche modo sembra deputato ad accorrere al capezzale della giunta quando infuria la bufera politica. Lacarra, da politico navigato qual è, è abilissimo in quella che a Bari si chiama efficacemente “la mongia e la pongia”.

In una intervista al Corriere del Mezzogiorno, ha innanzitutto spiegato che “non si può ogni volta cri-minalizzare politicamente il presidente per tutto ciò che succede” e poi ha sostenuto che “il Pd è sem-pre pronto a censurare comportamenti illeciti o eticamente riprovevoli. Ma porre la questione morale come un fatto generale e generalizzato di inquinamento del consenso e contaminazione clientelare mi sembra una cosa esagerata e fuori luogo. La responsabilità penale è personale”.

Ovviamente sì, ma a parte che questo dovrebbe – nel caso – valere sempre e per chiunque, va detto anche che comunque le nomine sono inevitabilmente politiche e non può essere che ci si appunti la medaglietta al petto quando le cose funzionano e si faccia finta di nulla quando c’è un…incidente di percorso. O no?

In ogni caso, le vicende dell’ex capo della Protezione Civile regionale, Lerario, ed ora quella dell’ex assessore Ruggeri, sono deflagranti. E non parliamo delle aragoste e del sesso, parliamo di quello che ha scritto il gip, che parla di “un desolante panorama di sistematica corruttela nella gestione degli affari alla Regione Puglia”. Girarsi dall’altra parte non è evidentemente la scelta giusta.

Tanto più che le accuse indirizzate a Ruggeri fanno riferimento proprio al periodo in cui ricopriva l’incarico di assessore al Welfare, scelto dal presidente Emiliano in persona. Peraltro, lo stesso Rugge-ri era stato uno dei promotori della lista Popolari per Emiliano.

Ovviamente dal centrodestra le reazioni sono state molteplici e taglienti. Per tutte, ricordiamo quella dell’ex presidente della Regione e attualmente co-presidente del gruppo europeo dei Conservatori (ECR), Raffaele Fitto, che ha scomodato il poeta latino Giovenale “che nell’anno 60 d.C. scriveva che per distrarre il popolo dai problemi, acquisire consenso facile e consentire al potere di continuare ad accontentare gli amici e farsi gli affari propri, l’imperatore dell’antica Roma elargiva ‘panem e circen-ses’. Nella Puglia 2022 d.C. – ha spiegato con un pizzico di ironia – abbiamo armillae (poltrone) e Medimex”.

L’allusione è al fatto che dopo una decina di giorni di silenzio sui fatti di cronaca giudiziaria e politica, il presidente fosse “tornato in pubblico per parlare di musica e spettacolo” senza fare minimante ac-cenno a quello che Fitto definisce “suo sistema di potere e l’uso spregiudicato di tutte le istituzioni re-gionali a proprio piacimento”.

Poi, una lancia spezzata a favore della manifestazione citata: “Medimex è un festival serio – ha precisa-to Fitto – meno serio è chi pensa di scappare dalle proprie responsabilità politiche, e fa finta che non sia accaduto nulla”.

Dal centrosinistra, invece, a parte la difesa d’ufficio di Lacarra ed il silenzio di Emiliano, si registrano pochissimi commenti. Quello di Fabiano Amati, presidente della Commissione Bilancio e Program-mazione, che come spesso gli capita non la manda a dire. Condannando il silenzio della sua maggio-ranza ha auspicato un rimpasto in giunta, oltre ad una sostituzione dei personaggi che più o meno uffi-cialmente rappresentano la Regione in società, aziende, enti e agenzie. Per Amati è emerso un quadro che “non è consono alla pubblica amministrazione” e che dovrebbe portare a “fare pulizia di quei gruppetti di persone che influenzano per finalità improprie l’azione del governo”. La chiosa è inequi-vocabilmente chiara: “Questi gruppi non hanno molto di politico, ma cercano di ottenere benefici per-sonali”.

Praticamente a gamba tesa è entrato il segretario generale della Cgil Puglia, Pino Gesmundo, che in una intervista a Repubblica ha criticato aspramente “il silenzio delle più alte cariche istituzionali e poli-tiche” perché “preoccupa una politica che ha abbandonato bussole valoriali e ideologiche e segue trop-po spesso disegni di mero interesse elettorale, il potere per il potere, a qualunque costo e con qualun-que alleato, purché porti voti”. E ha aggiunto: “In Puglia cominciano a essere troppe le inchieste su rappresentanti delle istituzioni che tramite esecrabili ricatti sfruttano la condizione di bisogno di tanti uomini e donne”.

Da sinistra fuori dal coro…muto anche Teresa Bellanova, pugliese doc e viceministro di Italia Viva alle Infrastrutture e Mobilità sostenibili. Partendo da una posizione inevitabilmente garantista, il suo intervento è durissimo: “L’arresto dell’ex assessore della Regione Puglia ed attuale componente del Cda dell’Acquedotto pugliese Salvatore Ruggeri non può non aprire più di una domanda sul sistema di potere e di alleanze disegnato in questi anni dal presidente Emiliano. Quanto sta accadendo in Puglia richiama con urgenza alla necessità di una riflessione, rigorosa e coraggiosa, sulla modalità di raccolta del consenso, di gestione della cosa pubblica e di costruzione delle alleanze che ormai da tempo ha preso piede nella Regione gettando una luce opaca e dubbia anche sulla selezione della classe dirigen-te”.

Chiudiamo facendo un piccolo passo indietro e tornando a Lacarra e ad un passaggio della sua intervi-sta al Corriere del Mezzogiorno, nel quale (proprio polemizzando con la Bellanova) afferma che “la politica si fa con i voti” invitando la viceministro “a rivedere il proprio modo di fare politica” poiché “non è mai stata grande coltivatrice di consenso”. Il che in qualche modo va a giustificare anche il tra-sformismo e la campagna acquisti permanente ed effettiva che in questi anni ha traghettato dall’altra parte della barricata conclamati personaggi di centrodestra come Simeone Di Cagno Abbrescia, Mas-simo Cassano e Rocco Palese, tanto per citare i più noti. Oppure, meno noto ma buon ultimo, il consi-gliere regionale Stefano Lacatena, già capogruppo di Forza Italia e recentemente passato sulla sponda opposta nel gruppo “Con”, che fa capo al governatore Michele Emiliano. Lacatena ha lasciato Forza Italia alla Regione giustificando la sua scelta con un commento pungente, parlando di “fallimento del progetto del centrodestra pugliese”. Può anche darsi, ovviamente, ma risulta quanto meno curioso e singolare che lo stesso consigliere a Monopoli faccia parte della maggioranza di centrodestra che ap-poggia il sindaco Angelo Annese. Insomma, come se Dybala giocasse la domenica con la Roma in campionato ed il mercoledì in Champions con la Juve…

E non parliamo di quanto accaduto durante la campagna elettorale, quando sono stati magicamente ta-gliati nastri a gogò e organizzate conferenze stampa per sbandierare nuovi contratti di assunzione so-prattutto nella sanità. Questo è il “pacchetto” che propone la politica della nostra terra: una politica che non si ferma a riflettere, che non si scuote nemmeno di fronte a vicende giudiziarie, che non si doman-da perché la frattura che si è creata con l’uomo della strada sia così marcata.

Forse la vera questione morale è questa…


Ruggeri, Emiliano e le stoccate di Repubblica

Salvatore Ruggeri, due volte parlamentare Udc, è al centro di una vicenda giudiziaria che lo ha portato agli arresti domiciliari, per questioni riguardanti l’epoca in cui era assessore al Welfare della Regione Puglia. La procura di Lecce, che indaga per corruzione, traffico di influenze e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, lo accusa di aver chiesto (e ricevuto) sesso, aragoste e casse di vino in cambio di posti di lavoro.

Già nel 2017, quando era assessore, era stato coinvolto in un’inchiesta per una nomina insieme con il governatore pugliese, Michele Emiliano: la vicenda era poi finita con un’archiviazione.

In quell’occasione il presidente lo aveva difeso a spada tratta, ingaggiando una dura polemica con il dorso barese del quotidiano “La Repubblica”, che si era apertamente schierato contro Ruggeri, sostenendo – intercettazioni alla mano – che Emiliano avrebbe dovuto “dimissionarlo”.

Ma il 31 ottobre 2019 il governatore con una lettera spiegò le ragioni della scelta di confermarlo nella sua squadra, spiegando come sia prassi consolidata per i partiti dare indicazioni sulle nomine di professionisti da inserire nel quadro del sottogoverno.

La pur lunga risposta non piacque al quotidiano barese, che replicò altrettanto duramente. Ecco uno stralcio: “Lo abbiamo scritto e lo ripetiamo, il problema non è la rilevanza penale di quanto emerge dagli atti dell’inchiesta — sulla quale non ci siano mai pronunciati — ma il modello di gestione della cosa pubblica che viene ritratto nelle intercettazioni. Non è “disdicevole” indicare un professionista, ma lo è barattarne la designazione con pacchetti di voti o altri vantaggi. Emiliano forse si è rassegnato a una politica che funziona in questo modo. Noi no”.

Mai come ora la risposta è ancora attuale.


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