Il provincialismo è un male dal quale liberarci in fretta

Si fanno più i bilanci di fine anno? Nel 2020 e nel 2021 che sta per terminare pochi si sono esercitati in questa operazione che già in passato aveva poca ragione di essere, tanto “filosoficamente” ciò che è stato è stato. Sbuffano tutti i comuni mortali, sommersi dalla pandemia, con annessi e connessi, ossia paura, incertezza economica, futuro più che mai incerto, in una nazione come la nostra che fra l’altro ha aumentato la sua natura fatta di moltissime parole e di pochissimi fatti.

Noi pugliesi non abbiamo particolari virtù. Anzi abbiamo sul groppone il peso di essere una regione del Sud sofferente per dimenticanze ed errori dello Stato centrale (e locale!) e per un’atavica rassegnazione che ci porta a non combattere per vincere e per restare qui.

Allora? Per l’ennesima volta, mandiamo una coraggiosa lettera a Babbo Natale, poverino, oberato dal lavoro e messo in discussione da pensatori che lo vedono come un intruso che macchia la tradizione. Tant’è: noi, comunque sia, amiamo illuderci e avanziamo un po’ di richieste.

Cosa desidereremmo? Innanzitutto, scalare qualche posizione nella classifica sulla qualità della vita: gli ultimi posti pesano come un macigno. Che Babbo Natale, ci dia una mano per quanto riguarda le nostre voci in rosso: ricchezza e consumi, affari e lavoro, nascite, società e salute, ambiente e servizi, giustizia e sicurezza, cultura e tempo libero.

Le nostre voci in rosso sono praticamente tutte le voci che contano. E Babbo Natale potrebbe e dovrebbe almeno illuminare i signori di casa nostra che avranno il compito di usare gli 82 miliardi in arrivo con il Piano di ripresa e resilienza. Usare significa progettare, con procedure veloci e rigorose. Progetti seri che innalzino davvero il nostro livello di efficienza.

Per il 2022 vorremmo che imperasse il buon senso che è alla base del buon governo e di ogni azione che serva alla società intera e non soltanto ai soliti noti. La Puglia più che all’effimero con spreco di denaro pubblico, pensi alla sanità, alla creazione di posti di lavoro, al risanamento ambientale, al maggiore impegno per abbattere la criminalità crescente che vede spesso coinvolti uomini delle istituzioni. Pensi ancora ad elevare il livello culturale, aiutando la vera cultura e a la vera arte. Pensi infine a far crescere il territorio non con gli spot o con la barzelletta del benvenuto continuo e servile sulle nostre belle location alle produzioni cinematografiche e televisive perché ci darebbero tanto sul piano turistico. Una convinzione balorda, se è vero come è vero, fatte piccole eccezioni, che film e fiction danno di noi un’immagine non vera. Smettiamo di essere provincia superficiale e mostriamo finalmente di avere dignità e senso dell’appartenenza.


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