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Il precariato? È permanente


Dal rapporto "Il mercato del lavoro in Puglia" della Cgil, il quadro impietoso di una regione che non riesce a "crescere": si cerca solo manovalanza a buon mercato


Un’occupazione a forte (anzi, fortissimo) carattere di precariato. Nel 2021 in Puglia sono stati attivati 1.099.994 rapporti di lavoro, ma oltre l’82% di questi è a tempo determinato a cui si somma un 10% di altre forme ultra flessibili, come apprendistato o collaborazione. È quanto emerge dal rapporto “Il mercato del lavoro in Puglia nel 2021”, redatto dalla Cgil Puglia su dati elaborati dalla Direzione studi e ricerche – applicazione di data science di Anpal servizi.

Il saldo è in attivo di 49.423, ma occhio a farsi ingannare: di mezzo c’è il rimbalzo rispetto al 2020, che è stato l’anno del lockdown (dei lockdown, a dire il vero) e che ha permesso a quasi tutti i settori produttivi di crescere nell’anno successivo. Come detto, i rapporti di lavoro attivati in Puglia nel 2021 sono 1.099.994 (60.8% uomini, 39.2% donne), mentre quelli cessati sono 1.050.571 (stessi valori percentuali di prima). Insomma, un bilancio positivo sì, ma anche nell’anno del rimbalzo dopo l’emergere della crisi pandemica le cose non sono andate benissimo.

Andando nel dettaglio, i settori coinvolti dal maggior numero di assunzioni sono: primario (agricoltura e pesca) con il 39.7% del totale, alberghi e ristoranti (13.8%), commercio (8.5%), Istruzione, sanità e altri servizi sociali (8.45%) e industria in senso stretto (7%). Secondo la Cgil Puglia, agricoltura e alberghiero trainano l’occupazione nella nostra regione perché si tratta di «Attività prettamente stagionali, caratterizzate da bassi salari e una spiccata propensione – lo dicono i dati degli organismi di vigilanza – a forme di violazione contrattuale relative e salari, orari, diritti», come è scritto nella nota introduttiva all’indagine statistica.

Insomma, la nostra regione non sembrerebbe avere una sufficiente vision imprenditoriale tale da creare occupazione stabile, sviluppo e innovazione. Questo è, almeno, quello che suggeriscono i dati: se si guarda ai livelli di skills (le capacità del lavoratore), i lavoratori con alte competenze professionali assunti nel 2021 sono appena il 10.86% (119.490 unità), a fronte del 53.23% con low skills e del 35.9% con medium skills. «Solo il 7% delle assunzioni riguarda l’industria, e l’attivazione di rapporti con high skill riguarda il 10% degli assunti, a fronte di una media nazionale del 25,4, a testimoniare la scarsa propensione all’innovazione di prodotto e di produzione del nostro sistema di imprese», l’impietosa analisi della Cgil Puglia.

E, d’altra parte, una ricerca sulle figure professionali più richieste fa tornare presto i conti: al primo posto c’è il personale non qualificato in agricoltura e manutenzione verde (469.360 unità assunte nel 2021), seguito da esercenti e addetti nelle attività di ristorazione (116.544), addetto alle vendite (46.631) e personale non qualificato nei servizi di pulizia (38.320).

Inoltre, la Puglia non è una regione per giovani: nel Tacco dello Stivale è più facile che trovi un impiego un over 35 che un under (quelli che si suppone abbiano maggiori competenze di studio e formazione professionale). I dati proposti da Cgil Puglia affermano che le fasce d’età che trovano maggiormente impiego in Puglia sono quelle da 25 a 34 anni (24.21%), da 45 a 54 anni (22.7%) e da 35 a 44 anni (21.5%). Gli under 35 in Puglia valgono il 38% degli occupati, mentre la media italiana è del 42%.

Solo il 14% dei rapporti di lavoro attivati nel 2021 in Puglia riguarda giovani under 24. Come prevedibile, i giovani e giovanissimi vengono spesso impiegati in contesti lavorativi caratterizzati da stagionalità e alti livelli di precariato: alberghi e ristoranti (29.4%), agricoltura e pesca (28.8%) e solo il 9.6% nel commercio e il 6.7% nell’industria. Quanto alle figure professionali richieste, la classifica degli under 24 recita: personale non qualificato in agricoltura e manutenzione verde (48.552 unità), addetti attività di ristorazione (40.931) e personale non qualificato nei servizi di pulizia (6.142). Non stupisce, quindi, che il rapporto tra contratti a tempo indeterminato e a tempo determinato sia nettissimamente a favore del secondo, che vale il 77.7% del totale (121.586 unità di under 24), mentre la prima tipologia si ferma appena al 4,1%. A confermare la natura altamente precaria e instabile del lavoro offerto ai giovani in Puglia c’è un altro 10% diviso tra apprendistato: 8.803 unità, 5.7% e generica collaborazione (6.612 unità, il 4.2%). Sotto la voce “altro” finiscono 13.097 giovani lavoratori contrattualizzati nel 2021 (8.3% del totale).

Un dato che, inoltre, apre la strada a un’altra considerazione, vale a dire quella sul divario di genere. Il 64.8% degli under 24 assunti in Puglia lo scorso anno è maschio; solo il restante 35.2% è donna (si sale appena al 36% se si considerano le lavoratrici under 35). Per le donne, sottolinea la Cgil, «Prevalgono profili professionali non qualificati nei soliti settori: oltre un terzo del totale in agricoltura, quindi ristorazione, commercio, servizi di pulizia. Di conseguenza penalizzate anche nella selezione di profili ad alto contenuto di conoscenza: i rapporti high skill attivati per i maschi (appena 10.900) sono comunque doppi rispetto a quelli delle femmine. E high skill in Puglia si traduce soprattutto in qualifiche legate alle professioni scolastiche: professori di ogni ordine e grado, altri specialisti dell’educazione e formazione, in minima parte tecnici della salute. Così l’industria ne assorbe appena il 2.7%. Non sorprende in questo scenario che i dipendenti con bassa paga in Puglia siano il 14.5% del totale (dato che sale al 22.5% per le donne) con il paradosso che si può essere poveri anche lavorando: il 22,9% (oltre 81mila persone) degli individui poveri in Puglia è occupato».

Insomma, almeno per quanto riguarda la Puglia, le polemiche sul reddito di cittadinanza e sulla poca voglia di lavorare da parte dei giovani (ma anche dei meno giovani) appaiono puramente strumentali. La vera piaga è il precariato lavorativo, che si traduce in precarietà di vita. La Cgil sottolinea: «Gli occupati a termine da oltre 5 anni sono oltre il 25%, al punto da trasformare la condizione di precarietà come permanente; gli occupati sovraistruiti rispetto alle mansioni svolte sono il 14.2% (con una differenza importante tra maschi, 9.3%, e femmine, 22.9%). Una condizione complessiva che spinge alla sfiducia, testimoniata dalla mancata partecipazione al lavoro che supera di poco il 30% (37.5% per le donne) e dal numero di Neet che sono il 30.6%».

lavoratori stranieri coldiretti

In Puglia viene ottenuto da mani straniere più di ¼ del Made in Italy a tavola, con 39mila lavoratori stranieri che forniscono il 22,4% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore in Puglia. Lo afferma Coldiretti Puglia, all’inizio della stagione più intensa per i lavori nelle campagne; quest’anno – afferma Coldiretti - è tangibile anche l’assenza di lavoratori italiani.

In Puglia manca manodopera nei campi di frutta, ortaggi e pomodoro, ma anche negli agriturismi, con 30mila giornate di lavoro perse. Coldiretti sottolinea la mancanza di operai agricoli italiani e stranieri nel settore che assorbe in Puglia in media 1,2 milioni di occupati, secondo i dati Crea.

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