Il non-voto parla chiaro: la sfiducia è dilagante

Ha ricordato la politologa Nadia Urbinati che per Niccolò Machiavelli “il popolo ha una saggezza non improvvisata”. Questo popolo nelle elezioni amministrative ha deciso il non-voto in modo eclatante: in molti casi non si è recato ai seggi, ha annullato la scheda o l’ha lasciata bianca oltre il 50% degli aventi diritto. Così le amministrative si sono uniformate alle politiche, alle europee e alle regionali ove il non-votare ha già dilagato. Siccome i secondi turni amministrativi vedono ancor meno elettori votare (per cui credo bisognerebbe abolirli), il panorama che ne emerge è molto critico. In questa situazione le vittorie non sono mai definitive e così le sconfitte, causa un “convitato di pietra” che può sempre risvegliarsi. Logica vorrebbe che qualche politico giudizioso vi ponga mente e mano per trovare una quadra.

Cosa fare? Anzitutto bisognerebbe che la politica deponesse la propria sicumèra e la sufficienza nei confronti di chi non vota, del tipo: “chi non vota ha sempre torto”. Perché anche chi non vota in realtà vota e non ha affatto torto. Solo che esprime una sfiducia generalizzata nella politica non reputandola all’altezza delle esigenze proprie e del Paese: più voto di così!

In secondo luogo c’è il problema della legge elettorale. A causa della vittoria del SI nel referendum sulla legge che ha ridotto drasticamente i parlamentari (ultimo lascito tossico del M5S), bisognerà ri-perimetrare i collegi elettorali e, in questa occasione, converrebbe anche modificare la vigente legge elettorale. Si fronteggiano 3 posizioni a questo proposito: conservare l’attuale legge o solo aggiustarla; tornare ad una legge proporzionale; evolvere con decisione verso il maggioritario. Bene, non è chi non comprende (diverso è poi diventarne paladini…) che in presenza di una disaffezione così radicale dei cittadini verso la politica l’unico sistema che può infondere maggiore fiducia in essi è quello che consenta in modo netto non solo di pre-ordinare le coalizioni ma anche di evitare che vi siano “ribaltoni” dopo il voto espresso dai cittadini. Questo obiettivo può essere conseguito, per verità, in vari modi anche se il sistema maggioritario è di certo il più idoneo. D’altra parte la fine ingloriosa di una terza forza come il M5S pronto a saltare di qui e di là rende più fattibile oggi la scelta di un sistema elettorale a spiccato contenuto maggioritario che premi la competizione fra progressisti e conservatori, cioè fra programmi elettorali contrapposti, quindi una vera e salutare alternanza.

Riguardo allo schieramento progressista fa ben sperare che nei Comuni di oltre 80.000 abitanti il raggruppamento liberal-riformista (Italia Viva, +Europa, Azione) abbia raggiunto il 9.3%, quindi una buona percentuale per rinvigorire l’opzione progressista.

Infine, bisognerebbe consentire finalmente il voto postale (come negli USA) e quello elettronico: è ormai tempo, credo!


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