Il giornalismo miope non aiuta a capire i fatti

La tragica morte dell’ambasciatore Luca Attanasio, dopo i titoli cubitali del giorno dopo su tutti i giornali, è oggi quasi dimenticata. Questo è lo stato non solo dell’informazione ma anche, purtroppo, dello spirito pubblico nazionale. Una vicenda così squassante meriterebbe una attenzione più continua, non solo in termini cronachistici ma anche di approfondimento dei molteplici aspetti correlati: che sono “da far tremare le vene e i polsi” per le implicazioni che stanno emergendo quanto a intricati interessi geopolitici in un’area di fondamentale importanza come il Congo dei nostri giorni, un paese balcanizzato ove il medico Denis Mukwege, premio Nobel per la pace, si è sempre battuto per portare dietro le sbarre gli autori di stragi fratricide; e Mukwege, si badi, era un amico personale di Attanasio.

Eppure tutto ciò non è di interesse per nessuno, mentre le pagine dei giornali, comprese le prime, sono sovente occupate da argomenti di certo meno importanti. Penso che ciò accada perché le redazioni che si occupano di “estero” sono ormai sguarnite e lo sono per una sorta di provincialismo imperante: tale da indurre a credere che ciò che è lontano non ci tocchi granché. È accaduto per lunghe fatali settimane durante la prima ondata della pandemia, quando lo scoppio dell’infezione in Cina non sembrava riguardarci (la Cina è lontana…). Accade ogni volta che un avvenimento sul serio importante si verifica in luoghi e scacchieri lontani dai nostri piccoli confini nazionali.

A provocare questa “degenerazione” qualitativa dell’informazione “ha dato una mano” sicuramente la pulsione sovranista, incapace di capire che nel Mondo del XXI secolo tutto è strettamente interconnesso; ma vi dà una mano anche la cultura un po’ “levantina” dei nostri ceti imprenditoriali e dei politici investiti di responsabilità di governo: ad esempio, quando a Taranto si è deciso di “regalare” il porto a interessi turco-cinesi (officiante, al tempo del Conte 2, un sottosegretario del M5S), a chi ha obiettato è stato risposto candidamente “ma noi dobbiamo fare affari”. Senza minimamente comprendere che lasciare piantare un bandiera cinese in un porto così strategico nello scacchiere mediterraneo è un errore madornale.

Maneggiamo questioni importantissime con assoluta miopia. Lucio Caracciolo ha parlato icasticamente di “pan-economicismo all’italiana”, per il fatto che riduciamo tutto a ciò che accade in termini di PIL, mentre sugli equilibri geopolitici globali glissiamo allegramente. Perfino sulla partita relativa ai vaccini stiamo tenendo fuori – purtroppo anche come UE - la variabile internazionale: riusciamo a comprendere cosa significherà per gli equilibri mondiali se nell’immediato futuro un gran numero di Paesi del Terzo Mondo realizzasse che gli unici aiuti li hanno avuti dalla Cina e dalla Russia? Sarebbe una catastrofe per i valori di democrazia e libertà impersonati dall’Occidente.


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