Il vero nemico è sempre il mare di scartoffie

Il pericolo è perdersi nei meandri della burocrazia. Una sorta di giungla dalla quale spesso si intraprende un percorso sbagliato che nel migliore dei casi non porta da nessuna parte. Infatti, la complessità dei lavori che danno diritto al superbonus 110% è tale per cui è da escludere che chiunque di noi possa pensare di fare tutto da solo. I margini di errore sono molti e la documentazione tecnica da approntare e presentare è molto complessa. Va da sé, quindi, che per non rischiare di perdere l’agevolazione, serve affidarsi a professionisti del settore, in grado di seguirci passo dopo passo.

E poco importa che con il decreto “Semplificazioni” il legislatore sia intervenuto per ridurre gli adempimenti necessari, sostituendo l’attestazione dello stato legittimo dell’immobile con la sola CILA (Comunicazione di inizio lavori asseverata); ovvero la comunicazione che di fatto richiede l’intervento di un tecnico professionista. La procedura rimane comunque complessa. I documenti richiesti, infatti, possono arrivare ad un massimo di 36.

Intanto è fondamentale conoscere le date: col Decreto legge 59 del 6 maggio 2021 sono state previste importanti novità e le nuove scadenze. Salvo alcune eccezioni, la tempistica per accedere al beneficio è più breve: la novità prevede proroghe per il superbonus fino al 2023 per IACP, condomini e persone fisiche.

La prima mossa è il via libera del condominio per poter effettuare i lavori sulle parti comuni. Quella immediatamente successiva è il visto di conformità da parte di commercialisti e CAF per poter procedere con la richiesta del bonus ed eventualmente la cessione del credito. Attenzione, però: il visto potrà però esser richiesto dopo l’avvio delle procedure dell’Agenzia delle Entrate.

L’Attestato di Prestazione Energetica (APE) è un altro dei documenti fondamentali. Deve essere rilasciato da un tecnico abilitato, che certifica la classe energetica inziale, quella finale e il miglioramento di due classi energetiche (o la più alta raggiungibile) a seguito della esecuzione dei lavori. Tutti i dati riguardo gli interventi dovranno essere comunicati in via telematica.

Non finisce qui: i tecnici abilitati sono tenuti a fornire un’asseverazione con cui attestano i requisiti tecnici sulla base del progetto e dell’effettiva realizzazione. Altro passaggio importante è la congruità delle spese ai fini dell’asseverazione. In questo caso il punto di riferimento sono i prezzari individuati dal decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, tenendo conto dei prezzi predisposti dalle Regioni e dalle Province autonome o ancora dei listini ufficiali o dei listini delle Camere di commercio locali.

Ma chi sono i soggetti che possono sostenere la spesa?

Innanzitutto i condomini, anche con riferimento a edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, ed anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà tra più persone fisiche. Va ricordato che in caso di assenza dell’amministratore, in dichiarazione va inserito il codice fiscale del condomino che si fa carico di effettuare gli adempimenti richiesti dalla normativa.

Per l’approvazione in assemblea condominiale degli interventi legati al superbonus, per il loro finanziamento o per la cessione del credito, sono sufficienti i voti della maggioranza degli intervenuti in assemblea e almeno un terzo del valore dell’edificio.

Per i condomini la novità più importante riguarda il fatto che i lavori effettuati sono ammessi al superbonus 110% anche se le spese sono sostenute entro il 31 dicembre 2022.

Nel caso di case popolari la proroga slitta di altri sei mesi, spostando la scadenza al 31 dicembre 2023: unica condizione prevista che al 30 giugno 2023 i lavori abbiano raggiunto il 60 per cento dell’intervento complessivo.

La spesa può inoltre essere sostenuta anche da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arti e professioni. Parliamo, cioè, degli immobili che non sono compresi nei beni dell’azienda o che siano strumentali all’esercizio dell’attività lavorativa professionale.

Per i lavori effettuati da privati su edifici composti da due a quattro unità immobiliari distintamente accatastate, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche il termine ultimo di effettuazione delle spese detraibili è stato prorogato dal 30 giugno 2022 al 31 dicembre 2022. Ciò significa che se i lavori eseguiti alla data del 30 giugno 2022 saranno almeno il 60 per cento dell’intervento complessivo, la detrazione del 110% spetterà anche nel caso di spese sostenute entro il 31 dicembre 2022.

Per tutte le altre persone fisiche il termine ultimo rimane invece al 30 giugno 2022. Non sono previste proroghe per cooperative, Onlus, associazioni e società sportive dilettantistiche, né per edifici unifamiliari.

Tra i destinatari della misura anche gli Istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati nonché dagli enti aventi le stesse finalità sociali dei predetti Istituti, istituiti nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di “in house providing” per interventi realizzati su immobili, di loro proprietà ovvero gestiti per conto dei comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica (in questo caso la detrazione è possibile per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2022 e le spese sostenute nel 2022 vengono divise in 4 rate di pari importo);

Infine, è previsto il Superbonus anche per le Onlus: organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e associazioni sportive dilettantistiche. Anche se per queste ultime solo per la parte di immobile destinato agli spogliatoi.

Anche nel caso degli IACP e altri istituti è stata prevista una proroga al 31 dicembre 2023 nel caso in cui alla data del 30 giugno 2023 siano stati effettuati lavori per almeno il 60% dell’intervento complessivo.


È il veneto la regione con più domande

Si chiama “Superbonus” ma tecnicamente del bonus propriamente detto non ha nulla, anche perché non riconosciuto come tale dall’Inps o dall’Agenzia delle Entrate. Piuttosto si tratta di una detrazione fiscale, che può essere monetizzata con due meccanismi. Principalmente, quindi, il Superbonus 110% dà diritto di portare in detrazione, a partire dalla prima dichiarazione dei redditi successiva a quella di sostenimento delle spese, un credito pari al 110% della spesa. Tale credito va ripartito in 5 anni (per le spese sostenute nel 2022, in 4 anni) e portato in abbattimento dell’Irpef lorda. Quindi in realtà dà diritto al rimborso dell’Irpef fino ad azzerarla. Se il credito eccede l’Irpef dovuta, non c’è il rimborso della parte eccedente.

Se invece si vuole monetizzare il superbonus 110% ci sono due strade: sconto in fattura direttamente operata dai fornitori; cessione del credito a fornitori, altri soggetti o istituti di credito.

A fine maggio scorso, il Veneto era la regione con maggiore interesse con 1.430 domande seguita da Lombardia (1.415) ed Emilia Romagna (1.008). Ma le richieste sono destinate inevitabilmente ad aumentare, partendo dal dato di fatto che si tratta di un’agevolazione che può essere richiesta da qualsiasi contribuente italiano.


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