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Il vaccino ha frenato variante devastante

Omicron avrebbe mietuto molte più vittime senza il farmaco


In due anni di pandemia, non si sono mai registrati numeri così importanti come quelli di questo mese di gennaio. Soprattutto, l’irrompere della variante Omicron ha di fatto scombussolato il mosaico che si andava generando anche perché si è di fatto sovrapposta alle festività, ovvero al momento di maggiore aggregazione per le famiglie. L’anno passato avevamo un po’ tutti vincoli precisi che stavolta erano semplicemente affidati al buon senso di ciascuno di noi. Buonsenso che, numeri alla mano, evidentemente deve essere stato meno applicato di quanto fosse auspicabile.

Per inquadrare esattamente l’argomento, basta un dato: fino allo scorso 29 dicembre il record di contagi in 24 ore nella nostra regione era di 2.369, registrato il 1° di aprile del 2021. Vale la pena di aggiungere che in soli 7 giorni nell’arco di 22 mesi (ovvero da febbraio 2020) la Puglia aveva superato i duemila contagi quotidiani: quattro volte a marzo e tre ad aprile, sempre dell’anno passato. E aggiungiamo che durante la prima ondata, quella del lockdown, il massimo dei casi quotidiani da noi era stato 163 il 30 di marzo di due anni addietro.

Insomma, nulla a che vedere con gli ultimi tre giorni del 2021 e con quanto accaduto a gennaio: 2.885 mercoledì 29 dicembre; 4.200 giovedì 30 e 5.807 il giorno di San Silvestro. Poi un trend che non è mai sceso al di sotto dei 2.800 casi quotidiani con i picchi del 18 di gennaio (12.414) e del 14 (9.757). E questi numeri non sono neanche da considerare definitivi, perché a partire proprio da venerdì 14 la Regione ha cominciato a conteggiare i positivi che a partire da Capodanno sono stati trovati con i tamponi nelle farmacie. Per cui, il totale del 14 gennaio in realtà sarebbe addirittura 24.406, ma con circa 15mila casi che in realtà si riferiscono alle due settimane precedenti; quello del 18 gennaio sarebbe 28.589 con 16.175 “recuperati”. Insomma, numeri che se solo si fossero registrati durante la prima e la seconda ondata avrebbero portato ad una vera e propria ecatombe.

Invece, l’incidenza dei vaccini ha fatto la differenza. Per rendersene conto, anche stavolta basta guardare il numero dei ricoverati: il 1° aprile 2021 (giorno del vecchio record di contagi quotidiani) con 2.369 casi in 24 ore su 13.293 test processati e 48.032 positivi in tutto, i ricoverati erano 2.115 con 260 pazienti in terapia intensiva; lo scorso 31 dicembre (con 5.807 casi di giornata e ben 104.288 tamponi) i ricoverati nei reparti di area medica erano 270 con 31 persone in terapia intensiva.

Non serve essere né esperti di statistica, né docenti di matematica, né virologi per prendere atto che siamo di fronte a due situazioni completamente diverse. Ed è evidente a chiunque sia intellettualmente onesto e privo di discutibili sovrastrutture mentali che la spiegazione non può che essere una: il vaccino ci ha salvato la vita. Senza lo scudo vaccinale saremmo stati travolti da uno tsunami che avrebbe fatto centinaia di migliaia di vittime solo in Puglia.

E a questo proposito è il caso di aggiungere il dettaglio dei decessi tra il mese di aprile 2021 (il peggiore finora in pandemia) e lo scorso dicembre: 1.061 contro 104. Un decimo dei morti con ma con il 71,41% dei casi. Ovvero, per restare in linea avremmo dovuto registrare circa 700 decessi. Non ci sono stati perché la vaccinazione l’ha impedito. Checché ne dica chi ha gli occhi foderati di prosciutto e la mente obnubilata da teorie che se non parlassimo di una tragedia, sarebbero comiche.

Chiudiamo con gennaio 2022. Il primo del mese il totale dei positivi era di 27.367; il giorno 23 erano diventati 134.483.

Anche il rapporto tra casi di giornata e tamponi è in crescita: 6,52% nella settimana a cavallo tra vecchio e nuovo anno; 9,19% la settimana successiva; 9,33 fino al 16 gennaio e 13,82% da lunedì 17 a domenica 23, dopo sette giorni tutti in doppia cifra nel rapporto tra contagiati e test.

Al di là del superamento del parametro minimo del 10% di occupazione delle terapie intensive, del 15% in area medica e di 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti era stato superato, la zona gialla si spiega anche con questi numeri.

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