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Il primato di Bari: tanti giovani in... Comune

Tra le grandi città, quella con più under 35 assunti nella pubblica amministrazione è Bari con il 7,9%. Lo abbiamo detto subito, senza troppi indugi perchè finalmente un primato rende onore alla nostra città.
I risultati che fanno brillare il capoluogo pugliese sono frutto dell’elaborazione della fondazione Openpolis su dati Openbdap, la banca dati delle amministrazioni pubbliche. Entrando nel merito l’analisi riguarda i singoli comuni che, nel 2019, hanno assunto a tempo indeterminato lavoratori “giovani” quelli quindi con meno di 35 anni di età. Per elaborare la classifica sono state prese in considerazione sia le assunzioni a tempo indeterminato, comprendendo anche le figure dirigenziali, sia quelle di alcune particolari figure professionali che hanno rapporti di lavoro non a tempo indeterminato, come i supplenti della scuola e degli istituti di alta formazione artistica e musicale (i Conservatori insomma), che non rientrano nelle categorie contrattuali del pubblico impiego.
Le città prese in considerazione sono quelle con più di 200mila abitanti. Bene, o male, nessuna raggiunge il 10% di giovani assunti all’interno dei comuni, ma quelle che assumono più under 35 sono: Bari con il 7,9%, poi Firenze con il 7%, Milano con il 5,9% e Genova con il 5,8%. In fondo alla classifica si trovano Roma (2,4%), Torino (1,7%) e Messina (0,1%). A Palermo e a Catania non risultano giovani assunti.
Spulciando nella ricerca per comune, in tutta la regione Puglia, il quadro è piuttosto variegato con picchi di assunzioni e livelli pari a zero per moltissime amministrazioni comunali. Il Comune pugliese che nel 2019 ha assunto più giovani all’interno della sua amministrazione è Veglie in provincia di Lecce che stacca tutti gli altri con un bel 23% seguita da Ascoli Satriano nel Foggiano con il 19% e poi Alessano – sempre nel Leccese – con il 18,2%, poi Ischitella in provincia di Foggia con il 17,6% e infine Castrignano del Capo in provincia di Lecce con il 17,4%. Tutti gli altri comuni sono al di sotto del 17% sino ad arrivare allo “0” per un buon 50%. Insomma, assumere giovani nei Comuni non è proprio una prassi e sebbene Bari sia la migliore tra le peggiori, il dato non è confortante. Dobbiamo ovviamente considerare che nel momento in cui si parla di assunzioni negli enti locali il problema non riguarda chi si assume se giovane o vecchio, se uomo o donna, ma il fatto che molti non bandiscono concorsi da anni. Scandagliando ancora le “scartoffie” amministrative dei comuni pugliesi possiamo anche fare un excursus su cosa accade nei capoluoghi di provincia.
Barletta, Andria e Trani presentano tutte un sonoro “0” per quanto concerne le assunzioni sotto i 35 anni, Foggia sfoggia uno 0,2%, Lecce uno 0,9%, Brindisi conquista un bel 1% Taranto 2,6%. Naturalmente il fenomeno è nazionale. In tutta Italia, infatti, il dato è piuttosto triste e sconfortante, 31 i sono i comuni in cui la totalità del personale non supera i 35 anni di età, mentre solo 80 quelli in cui questa fascia demografica rappresenta la metà dei lavoratori nell’amministrazione.
Chi sono quindi i dipendenti degli enti locali italiani oggi? La fascia con più assunti è quella compresa tra i 50 e i 59 anni, sia per gli uomini che per le donne (quasi 92mila le donne e 70.700 gli uomini), per cui si parla nel complesso del 44,92% dei lavoratori, le donne rappresentano invece la maggioranza nella fascia d’età dai 40 ai 49 anni (il numero è importante 53mila donne contro 34.500 uomini), i giovani fino ai 30 anni rappresentano il 5% del totale con 17.600 donne rispetto a 11.400 uomini) gli under 30 sono invece la fascia demografica meno presente, componendo l’1,29% del personale, in questo caso abbiamo un equa distribuzione con 2.446 donne contro 2.206 uomini.
Sin qui i numeri e le statistiche. L’analisi che occorre fare, invece, guardando questi dati è che senza giovani nel mercato del lavoro (o in questo caso nella pubblica amministrazione), non c’è crescita sociale ed economica di un Paese. Lo dice anche l’Europa che nel Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) individua in questa fascia d’età una delle priorità trasversali questo perché le nuove competenze delle persone più giovani possono contribuire al rinnovamento del sistema economico anche rispetto alle sfide delle nuove tecnologie e della digitalizzazione. Questo vale anche per la pubblica amministrazione, un settore in cui attualmente la presenza giovanile risulta essere ridotta. Ma se allarghiamo lo sguardo includendo anche il settore privato, in Puglia com’è la situazione occupazionale dei giovani? A rispondere è l’Ufficio statistico regionale su dati Istat. Nel 1° trimestre 2022, in Puglia, il tasso di occupazione nella fascia di età 15-64 anni è pari al 47,8% , mentre era del 42,8% nel 1° trimestre 2021, quindi il tasso di disoccupazione è pari al 13,3% (17% nel 1°trimestre 2021), ed il tasso di inattività 15-64 anni è pari al 44,9% (48,4% nel 1° trimestre 2021). C’è poi una categoria tutta giovanile che riguarda i cosiddetti Neet e cioè i giovani che non studiano e non lavorano. In Puglia gli ultimi dati Istat parlano di circa 200mila Neet nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni, che diventano 250mila se si amplia il campione fino a 34 anni. Un’emergenza, questa, che riguarda certamente l’intera Europa ma soprattutto l’Italia e il Sud. Nel nostro Paese, infatti, un ragazzo su 4 rientra nella categoria dei Neet, per un totale di circa 2 milioni di individui.
Secondo l’ultimo report Eurostat relativo al fenomeno Neet, la situazione sta leggermente migliorando in Puglia, regione che occupa il quarto posto con una percentuale del 29,4%.
Sebbene quindi rispetto al quadro preoccupante del Meridione la Puglia non sia in condizioni precarie, risulta ancora molto lontana dai valori riportati dalle regioni italiane del Nord, in cui il totale dei Neet è inferiore di quasi la metà rispetto al Sud: le statistiche infatti parlano del 16,8% del Nord contro il 32,6% del Sud.
Cosa fare? Senza dubbio la prima cosa da fare è incentivare i giovani a terminare i corsi di studio intrapresi (molti abbandonano l’università per diversi fattori, dai problemi economici a quelli personali) diversificare l’offerta formativa collegandola sempre di più al mondo del lavoro, lavorare sugli incentivi alle aziende, creare occasioni di incontro tra studenti e mondo del lavoro. Essere giovani non deve significare essere fragili, tutt’altro. I giovani formati e capaci rappresentano il futuro, un futuro di cui nessun Paese può prendersi il lusso di fare a meno.

Il PNRR punta su formazione e competenze

Questa sigla la conosciamo tutti: PNRR significa Piano nazionale di ripresa e resilienza. Soldi sul piatto per tutti i Paesi europei che applicando regole imposte dall’Europa dovrebbero risollevare le vite di tutti i cittadini. Oltre alle previsioni per donne e categorie fragili, in tutte le Missioni sono considerati i giovani. Per loro sono previsti interventi sulla digitalizzazione, investimenti e riforme sulla transizione ecologica per creare occupazione nei settori del Green Deal, interventi sull’istruzione per migliorare le competenze di base degli studenti, il potenziamento dell’istruzione universitaria, con borse di studio e creazione di opportunità per i ricercatori e infine gli interventi per assicurare un’integrazione efficace tra le politiche attive del lavoro e quelle sociali, attraverso forti investimenti in istruzione e formazione come il potenziamento del “Servizio Civile Universale”.

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