Il piano rifiuti è un annuncio che non ha mai fine

Ci risiamo, o forse no: “Entro la fine di quest’anno i pugliesi avranno il loro Piano di gestione dei rifiuti urbani in cui abbiamo provato a coniugare rispetto dell’ambiente e sviluppo economico, senza alcun compromesso, nella consapevolezza che gli attori coinvolti ed utili al raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti sono tanti: la Regione Puglia con le sue agenzie, gli Enti Locali, i cittadini, le imprese. Se solo uno di questi attori dovesse venir meno rischieremmo di non centrare pienamente gli obiettivi da raggiungere”. Parola delll’assessora all’Ambiente della Regione Puglia, Anna Grazia Maraschio. Nel 2022, quindi, i pugliesi, dopo un decennio di attesa, dovrebbero avere il loro Piano per la gestione dei rifiuti. Usiamo il condizionale perché il testo che dovrebbe guidare l’azione di governo su un tema delicato, che tocca direttamente le tasche dei cittadini, influisce sull’ambiente e sulla salute dei cittadini, è stato più volte promesso. Nella passata legislatura il governatore Emiliano lo presentò persino in conferenza stampa, ma poi le divisioni nella maggioranza hanno impedito che il Piano approdasse in Consiglio regionale. L’ex assessore all’Ambiente Gianni Stea, lo scorso maggio, durante una conferenza stampa, nuovamente annunciò che “entro giugno” (del 2020) sarebbe stato approvato in Giunta e portato in Aula. Corsi e ricorsi storici. Ma il nodo non è solo sul Piano, anche sulla realizzazione degli impianti si registrano ritardi. Ad esempio, il centro di compostaggio di Bari, quello che si trova in una fase più avanzata di edificazione, non vedrà la luce prima del 2022, ed era atteso già nei primi mesi del 2021. Il Covid, certo, ha rallentato il completamento delle opere infrastrutturali ma l’emergenza sanitaria non può diventare la classica foglia di fico. Nonostante un Piano sino ad oggi “fantasma”, l’Ager – l’Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti – ha provato ad andare avanti nella programmazione dei nuovi impianti per il conferimento della spazzatura, ma i tempi si sono dilatati rispetto alle previsioni. Sulla carta i nuovi impianti di compostaggio pubblici da creare sono tre, forse quattro: uno Foggia, uno a Bari e l’altro a Brindisi. Un quarto, vista la disponibilità data dal sindaco Carlo Salvemini, potrebbe essere attivato a Lecce ma l’iter amministrativo non è ancora partito e in Salento sindaci e Provincia litigano su dove e come farlo. L’impianto di compostaggio di Bari avrebbe dovuto già vedere la luce stando al cronoprogramma, ma se ne riparla, forse, tra 4-5 mesi. Sarà un impianto a gestione pubblica e potrà ricevere sino a 750 tonnellate di frazione organica. Per le strutture di Brindisi e Foggia i tempi sono ancora più lunghi, circa due anni: sono stati consegnati i progetti, adesso si dovrà procedere con le gare. Tra veti e litigi, la Puglia aspetta da ormai quasi 15 anni il potenziamento delle infrastrutture, ma quali vantaggi potrebbe portare ai pugliesi una rete di strutture pubbliche? Il primo è prettamente economico: oggi i Comuni spendono, mediamente, dai 110 ai 120 euro a tonnellata conferita, un impianto pubblico abbatterà questo costo dai 20 sino a 40 euro a tonnellata. Infatti, secondo i calcoli di Ager, il prezzo scenderà sotto i 90 euro, si potranno sfiorare persino gli 80 euro a tonnellata. Poi c’è un secondo beneficio, possibilità di maggiori controlli. Oggi sono sette i centri di compostaggio in funzione e si trovano a Lucera (che può ospitare sino ad un massimo di 178mila tonnellate), Deliceto (11mila tonnellate), Modugno (91mila), Marina di Ginosa (80mila), Laterza (70mila), Manduria (60mila) e Statte (15mila). Per completare il quadro dell'impiantistica, la Puglia si doterà anche di tre strutture di selezione: a Foggia verrà inaugurato il centro per il recupero del vetro, a Monte Sant'Angelo quello per la plastica e a Ugento per la carta. A questi si aggiungeranno, inoltre, due impianti per il trattamento del percolato (da inaugurare a Brindisi e Trani) e due strutture per il recupero di rifiuti da spazzamento stradale (saranno attivati a Molfetta e Statte). Tra centri da ammodernare e potenziare e altri da realizzare ex novo, in totale sono 21 le strutture che verranno distribuite sul territorio per un investimento pubblico pari a 120 milioni. L’obiettivo è di portare la raccolta differenziata al 65%, mettendosi quasi a pari con il Nord Italia e con i regolamenti europei. Per tagliare questo traguardo la prima mossa riguarda la raccolta differenziata: si punta sul porta a porta “spinto” in tutti i Comuni. Ma non basta, occorrono gli impianti, altrimenti il risultato sarebbe comunque negativo: con una maggiore quantità di rifiuti da riciclare ma una carenza di impianti, alla Puglia non resterebbe che inviare l’immondizia fuori regione, con aumento dei costi prima per i Comuni e poi, a cascata, per le famiglie. Non a caso, il paradosso è che nonostante, di anno in anno, salga la percentuale di raccolta differenziata, i costi di smaltimento non si abbassano e, a cascata, aumenta il salasso Tari per i pugliesi. Mediamente in Puglia i Comuni spendono 407 euro per tonnellata di immondizia, la media italiana è di 317 euro ma in Lombardia, ad esempio, il costo è di 234 euro, quasi la metà: è quanto emerge dal report della Corte dei Conti sulla “Qualità della spesa dei Comuni”. Questo finisce per influire negativamente sulla tassa sui rifiuti che le famiglie pagano ogni fine anno, per non parlare della pulizia di strade e città.


A Foggia il record, Bari è seconda

In Puglia la provincia con il costo maggiore per lo smaltimento dei rifiuti è quella Foggiana con 448 euro, segue il Barese con 416 euro per tonnellata, poi Brindisi (398 euro), Bat (392), Taranto (391) e Lecce (386). Paradossalmente, le regioni e le province che raggiungono una più alta percentuale di raccolta differenziata presentano costi maggiori. Al Nord Italia, invece, maggiori livelli di raccolta differenziata hanno effetti benefici sulla spesa: -17% dei costi nei Comuni in cui la raccolta differenziata supera il 65% rispetto a quelli in cui non si raggiunge, -4% nel Nord-Ovest, dato che balza a -26% nel Nord-Est. Al Centro e in misura più spiccata al Sud la situazione è esattamente inversa: i costi aumentano del +3% al Centro e addirittura dell’11% al Sud. È un dato di fatto che in Puglia la raccolta differenziata dal 2019 al 2021, grazie al porta a porta in quasi tutti i Comuni, ha fatto un balzo in avanti: a gennaio 2019 si attestava al 50,08%, nel gennaio del 2021 ha raggiunto quota 57,72%. Più accentuata la differenza confrontando luglio 2019 e lo stesso mese del 2021: la differenziata è, infatti, passata da 51,6% a 64,63%, +13%. A livello provinciale le province più efficienti sono quelle di Bari, dove si raggiunge anche il 76,4% di raccolta differenziata, e Brindisi (72%), eppure proprio in questi territori il costo di smaltimento è maggiore.



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