Le ultime

Il partito del "no" rastrella consensi e uccide il futuro

No, no, no e no. Chissà perché dalle nostre parti la cultura del "no" gode di una percezione positiva. Eppure si tratta di un gioco pernicioso. Infatti, mentre sul nostro territorio si commettono delitti di ogni genere contro l'ambiente ecco che, per progetti che sfuggono a "controlli" locali, si mette in moto una potente macchina dell'opposizione che suscita le reazioni di associazioni ambientaliste (e presunte tali), muove le folle, mobilita i media. Basta anche una parola o una sigla: gasdotto, termovalorizzatore, Tap, trivelle e scoppia la protesta.

Si agitano i sindaci, il presidente e gli amministratori regionali, le associazioni. Così, nel breve giro di qualche giorno, ecco che a turbare le giornate dei pugliesi compaiono fantasmi di ogni genere.

È il teatrino dell'ipocrisia. La politica va dove crede di rastrellare consensi. L'istinto di sopravvivenza soffoca ogni responsabile gestione del territorio.

Il prezzo? Altissimo e a pagarlo sono sempre e soltanto i cittadini (carnefici e vittime del proprio destino).

Se non fosse poco praticabile si potrebbe proporre un questionario multirisposta a un po' di amministratori per stabilire se e quanto ne sanno in fatto di nuove tecnologie e ambiente.

Dire "no" per assecondare le folle è, per un politico, una risposta automatica. Il "no" a dispetto del "sì" non comporta progettazione, assunzione di responsabilità, monitoraggio e controlli. Non ci si cimenta con il trade-off costi-benefici, ma semplicemente si cavalca l'onda della protesta. Comodo.

È il gioco della frammentazione degli interessi che resta in piedi sino a quando non si scopre che tutte le favolette raccontate in questi anni sull'investimento nelle rinnovabili non rappresentano affatto una copertura del fabbisogno regionale e tanto meno un contributo all'Italia.

Legambiente, per questo, chiede un nuovo piano energetico regionale che punti davvero sulle rinnovabili e conta 396 progetti che sono in attesa di approvazione.

La difesa dell'ambiente è spesso un paravento per coprire l'assenza di strategia politica e l'incompetenza di una burocrazia che zavorra ogni progetto di crescita.

Non sono pochi gli amministratori che, in nome dell'ambiente, fingono di avere lo sguardo lungo e preoccupato sull'orizzonte per l'immaginario avvistamento di piattaforme, impianti eolici e trivelle. Se soltanto volgessero lo sguardo alle nostre coste dovrebbero tacere per lo scempio che hanno permesso, con complicità e omissioni, consentendo ogni genere di insediamento. Un'ipocrisia costante e onnipresente quando si tratta del nostro territorio e dei servizi che promettiamo di assicurare a chi lo visita.

La gestione irresponsabile e criminale dell'emergenza Xylella (ancora una volta dettata dalle "metriche" del consenso) ha privato il Salento di un panorama unico. Delitto che finirà nei libri di storia.

L'incapacità di mettere ordine nella giungla dell'ospitalità turistica (stabilimenti balneari, masserie e bed and breakfast) sta presentando un conto in fatto di reputazione internazionale che sta annientando l'irresponsabile e onerosa propaganda regionale, orchestrata da ogni genere di agenzia regionale.

La trasparenza, ipocritamente ricorrente in ogni dichiarazione, rimane un giochino lessicale. Alla Regione giace una legge sulla classificazione degli stabilimenti balneari (ispirata da imprenditori illuminati) perché manca il regolamento attuativo. Un "regalo" assai gradito da truffatori e improvvisatori. Per nulla apprezzato dai turisti abbindolati da immagini e video non corrispondenti alla realtà e costretti a pagare tariffe assurde.

Social e piattaforme di ogni genere, alla prova dei fatti, pullulano sempre più di recensioni da brivido che approdano poi anche ai media mainstream. Una miopia che è indice inequivocabile di una classe dirigente inadeguata capace di dire solo "no". I "no" non richiedono idee e progetti. Così affondiamo, giorno dopo giorno.

Scrivi all'autore

wave