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Il legame di Bari con la Destra storica

La recente affermazione elettorale del centrodestra, in particolare di Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia, alle elezioni Politiche del 25 settembre scorso è lo spunto per un piccolo tratteggio della storia della destra barese. Una storia molto lunga che vede affidare al Movimento Sociale Italiano la parte del leone, come principale forza politica catalizzatrice del consenso e delle simpatie non progressiste e di sinistra ma nemmeno liberali. È la storia di quello che il politologo Piero Ignazi definì, in un suo importante libro, il "polo escluso", fuori dai giochi di potere sia nelle stanze romane sia in quasi tutte le amministrazioni periferiche, Regioni incluse.

Il Movimento Sociale come partito spesso anche attenzionato dalla destra della Democrazia Cristiana, in quanto ambito politico ideale, ad esempio, per i conservatori non liberisti in economia. Partito minoritario, espressione dell'eredità di un certo ceto che era stato fascista, successivamente collocazione dei conservatori non politicamente moderati e che poi troverà consenso anche in una visione di forza contro il sistema. La logica del partito fuori dai giochi di governo e dal cosiddetto "arco parlamentare" poteva creare questa immagine, di indubbio fascino per qualche spirito anticonformista, specie giovanile.

A Bari ed in Puglia, il partito che per tanti decenni sarà guidato a livello nazionale da Giorgio Almirante otteneva discreti successi, così come in diverse aree interne del Sud. La Puglia e Bari in particolare, terra levantina e quindi anche, d'altro canto, vivace economicamente, nel complesso non rientrava tra le aree italiane o dello stesso Mezzogiorno più a vocazione di sinistra. Eccezion fatta per i tempi d'oro craxiani, tutto sommato Bari rientrerà sempre nelle 'caselle' moderate dello scacchiere politico nazionale.

La città, prima degli esperimenti di centrosinistra degli anni Sessanta (sindaco Giuseppe Papalia, socialista), aveva eletto anche giunte di destra, con un sindaco monarchico che lasciò qualche traccia: terreno politico ideale per la faticosa salita missina. Il primo cittadino fu Francesco Chieco, avvocato monarchico, appunto, di nascita giovinazzese. Ma i missini fecero parte di quella esperienza amministrativa, che durò per quattro anni. Grazie alla passione di Chieco per l'automobilismo, Bari ospitò, dal 1947 al 1956, un'importante corsa automobilistica su un circuito cittadino molto scenografico, che comprendeva anche il lungomare. Chieco ideò anche la famosa corsa automobilistica "Fasano-Selva" che si tiene tutt'oggi. Sua moglie, Maria Chieco Bianchi, fu al timone della città di Fasano, prima donna sindaco in Puglia e, secondo qualche calcolo (esistono diverse rivendicazioni in merito), terza in Italia. Fu poi deputato della Repubblica, sempre per il Partito Monarchico. Certo però, prima di raggiungere il potere cittadino, la destra del Msi, poi nel frattempo (1995) diventata Alleanza Nazionale con Gianfranco Fini, dovette comunque aspettare la fine del millennio o poco prima. Come Movimento Sociale, infatti, pur avendo eletto diversi parlamentari nel corso dei decenni, mai il partito aveva visto schiudersi le porte di Palazzo di Città, cosa più che comprensibile in tempi antecedenti al bipolarismo ed alla logica delle coalizioni.

Con Mani Pulite, il 1992 e la fine di un mondo politico, quello del cosiddetto Pentapartito e del già richiamato arco costituzionale, si aprì una pagina nuova. I primi sussulti positivi per il "Mis" (come spesso i militanti chiamavano il movimento) ci furono alle elezioni amministrative del 1993, quando furono eletti a primo cittadino esponenti della provincia barese missina: Vito Plotino ad Altamura, Ernesto Maggi a Mola di Bari, Luigi Di Gennaro a Corato. Bari però aveva avuto i suoi importanti leader missini, a livello locale e nazionale. I nomi sarebbero tanti ma dai più importanti non se ne esce ed eccoli, pian piano, con qualche riferimento. Nella convinzione, indubbiamente, che la storia di un partito è fatta innanzitutto dalla base e dai suoi militanti.

Non si può non partire da don Araldo di Crollalanza (1892-1986). Già podestà di Bari (1926-28), sottosegretario (1928) e ministro fascista dei Lavori Pubblici (1930-35), sarà parlamentare, tra Camera e Senato, dal 1924 al 1943 e dal 1953 al 1986. Eletto ininterrottamente anche al Consiglio comunale di Bari per vent'anni (1956-1976), del Msi fu capogruppo al Senato. Della sua attività come podestà di Bari e ministro particolarmente attento all'evoluzione, politica ed anche urbanistica, della sua città, si è spesso detto su queste pagine. Una personalità ed un uomo che ha la sua storia politica ma che è unanimemente ricordato con rispetto e stima. Altro importante parlamentare sarà Ernesto De Marzio (1910-1995), nativo nella Daunia di Serracapriola, tra i principali protagonisti della scissione di Democrazia Nazionale (1976), un primo tentativo 'moderato' da parte dei missini, per molti una sorta di antenata di An. E indubbiamente moderato era il suo profilo. Personalità di rilievo anche a livello culturale, fu fascista della prima ora sin da ragazzo, consigliere della Camera dei Fasci e poi tra i fondatori del Movimento Sociale stesso (dicembre 1946). Capogruppo a Montecitorio per il partito di Almirante per un decennio (1969-1979), fu attivo come organizzatore culturale a Roma, animando manifestazioni e premi letterari a sfondo conservatore, invitando i più importanti intellettuali europei di area.

Non si può non ricordare anche Achille Tarsia Incuria (1912-2005), avvocato, dirigente sportivo, sindacalista e giornalista. Principe del foro barese, si distinse nella seconda guerra mondiale, combattendo prima tra le forze dell'Asse e poi per il Governo Badoglio.

"In quest'ultimo frangente ebbe un ruolo importante nella liberazione del porto di Bari dall'esercito tedesco, avvenuta il 9 settembre 1943" (così in una ricostruzione biografica). Nel secondo dopoguerra fu però convintamente missino: consigliere comunale, assessore e vicesindaco (nella giunta Chieco), parlamentare solo dal 1975 al 1976 e poi consigliere regionale per diverso tempo. Fu inoltre legato alla squadra di calcio del Bari per cui, dal 1953 al 1956, fu anche presidente, con due promozioni consecutive dalla IV serie alla serie B.

E don Olindo del Donno (1912-2009)? Ci vorrebbe un articolo a parte, tra politica e costume, per raccontare la sua singolare vicenda. Originario beneventano (Santa Croce del Sannio), sacerdote eletto parlamentare, su idea di Pinuccio Tatarella, dal 1976 al 1992, fu sospeso per questo a divinis. Aveva quattro lauree e fece parlare molto le cronache politiche dell'epoca. Il vescovo di Bari, Anastasio Ballestrero, gli proibì di officiare Messa, ne soffrì non poco. Retorica classica e reboante, spirito indomito ed in realtà eterodosso, preferì, come scrisse, la "notte fascista" alla Dc, eppure votò per il governo Andreotti nel 1989, venendo per questo anche sospeso dal partito, da Gianfranco Fini in persona.

Se queste sono state le più importanti personalità politiche missine, missino ma poi tra gli ideatori ed i fondatori di Alleanza Nazionale fu Giuseppe Tatarella (1935-1999), su cui forse di articoli ne servirebbero due, ma ci siamo qui concentrati propriamente sulla storia missina, con un occhio al dopoguerra ed ai primi decenni della Repubblica. Tatarella nasce politicamente già giovanissimo negli anni Cinquanta e Sessanta e da dire ci sarebbe davvero moltissimo. La sua è stata una destra che ha saputo guardare lontano, mai nostalgica, apprezzata da quei tanti che, non a caso, seppero appellarlo come "il ministro dell'armonia".

Nativo di Cerignola, sarà parlamentare per decenni, leader nazionale del partito, stimato da Almirante e poi, con Berlusconi nel 1994, vicepremier e ministro.

Capogruppo di An a Montecitorio, assessore a Bari con il sindaco Simeone Di Cagno-Abbrescia e stratega dei successi del centrodestra in Puglia negli anni Novanta, morì per complicazioni seguite ad un delicato intervento chirurgico.

Ma i rautiani non ebbero gran seguito


A livello nazionale, un'altra personalità importante, contraltare di Giorgio Almirante: Pino Rauti, la cui corrente attraeva i giovani missini ma che a Bari ebbe poca presa, stretta tra leader tutti o quasi almirantiani. Abbiamo sentito la voce di Roberta Simini e Peppino Incardona, docenti e studiosi (teologia e filosofia, rispettivamente), entrambi con storia missina legata a Rauti. "Pino Rauti era un uomo di incomparabile cultura, uno storico e un ideologo, forse difficile da seguire", riflette Simini. "Troppo intellettuale per un elettorato che comprendeva molti proletari, persone semplici, poco ideologizzate. Sarà diverso dopo, quando chi non volle la svolta di Gianfranco Fini aderì alla sua Fiamma". Per Incardona i rautiani costituivano, anche in Puglia, "la base culturale del partito e quando furono riammessi, dopo una celebre espulsione, ne guadagnammo tutti. Quella di Rauti fu l'alternativa più fascinosa al collettivismo ed al capitalismo insieme".

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