Il lavoro e il sindacato in Puglia: che storie!

La ricorrenza del 1 maggio è tra quelle che impone anche una riflessione - o comunque una 'ripassata'- delle ragioni più propriamente identitarie e storiche che legano l'importante data alla Puglia e all'area del Barese. Insomma, alla nostra terra. Radici storiche, nomi, la grande vicenda del sindacato pugliese, le differenze in seno ai movimenti stessi. In che modo, dunque, la Puglia e Bari hanno scritto le loro 'pagine' nella più grande storia del lavoro meridionale ed italiano? Alle origini una personalità forse non popolare e ingiustamente trascurata. Popolare semmai soprattutto nella sua Gravina in Puglia. Ecco Canio Musacchio (1866-1909), sindacalista e politico. Egli si colloca proprio agli albori del sindacalismo non solo pugliese ma anche meridionale. Fu anche sindaco del bellissimo paese murgiano e, prima ancora, fondatore e segretario della Camera del Lavoro di Bari sino al 1902, anno in cui appunto divenne primo cittadino gravinese.

Non si può poi che arrivare ad una vicenda biografica che, seppur arcinota e conosciuta ad esperti e studiosi, va comunque sempre ricordata.

Ci riferiamo ora, quasi 'ovviamente' si potrebbe dire, a Giuseppe Di Vittorio (1892-1957), cerignolano, uomo simbolo del sindacato e dell'importanza di questo all'interno del (fu) Partito comunista italiano, parlamentare di lungo corso ed emblematico leader dal piglio carismatico ed assai trascinante. Del ruolo di Di Vittorio può però essere offerta una peculiare lettura, forse. Di Vittorio merita, a nostro parere, di essere ricordato non solo e non tanto come grande lottatore per i diritti dei lavoratori. O meglio. Questo, tutto questo, assieme però alla definizione anche di un perimetro di propositività politica e culturale, dal taglio polemico e di rivendicazione ma mai fine a se stesso. In parole povere, Di Vittorio è da considerarsi anzitutto uno dei più grandi meridionalisti, in un tempo, antecedente di poco al suo, in cui anche il meridionalismo non poteva dirsi fatto dai meridionali: si pensi al caso di Sidney Sonnino, pisano con entrambi i genitori, per giunta, di origine straniera. I problemi dei lavoratori erano i problemi, essenzialmente, dei lavoratori del Sud e questi diventavano emblema dei problemi del Sud stesso, almeno dopo l'Unità d'Italia. In questo, anche in questo, la parabola di Di Vittorio, come diversi storici hanno messo in risalto. Si pensi agli studi della Fondazione Gramsci ed all'opera di Franco De Felice. Di Vittorio va ricondotto alla grande genia dei pensatori o politici meridionali e meridionalisti, non solo di matrice progressista: Francesco Saverio Nitti, Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini, Benedetto Croce.

"Il contadino meridionale trovò in Di Vittorio, meridionale e contadino, il simbolo vivente e operante dei suoi dolori e delle sue speranze, del suo passato e del suo avvenire, la guida sapiente e fidata nelle sue lotte, il sicuro interprete delle sue aspirazioni e delle sue rivendicazioni. Nessun uomo politico ha avuto mai nel Mezzogiorno una più vasta e più affettuosa popolarità": così, subito dopo la morte del sindacalista, si espresse Fausto Gullo, storico ministro comunista dell'Agricoltura, operativo nei governi a guida De Gasperi. "L'attività esplicata da Di Vittorio tra la gente meridionale rifuggì sempre da ogni facile e sonora demagogia, intesa com'era a formare una vera coscienza sindacale", scrisse ancora Gullo.

Ma la storia della Terra di Bari, nel XX secolo, è stata anche una storia di industrializzazione.

La Puglia, prima ancora della siderurgia a Taranto, aveva già sperimentato, sin dagli anni ’20, le storiche Acciaierie e Ferriere Pugliesi (Afp) di Giovinazzo, nate tra il 1923 e il 1924. In pochi decenni Giovinazzo divenne uno dei comuni del Mezzogiorno con il più alto indice di industrializzazione.

Si parla poco di questa storia.

Qui fu forte il ruolo di un altro grande sindacalista di Puglia: Tommaso Sicolo (1920-1989), di nascita e famiglia bitontina ma dalla vita giovinazzese. La vicenda delle Acciaierie è un po’ il simbolo dolente di un certo Sud. Polemiche a non finire, lotte sindacali e ambientali, lo spettro dell’amianto, la crisi del siderurgico, la chiusura, una dismissione lentissima. E così il capannone, con l’industria ferma dal 1984, è ancora lì, tetro biglietto da visita per il bellissimo centro costiero del barese. La necessaria bonifica attende ancora, nonostante impegni, promesse, progetti.

Un capitolo lunghissimo. Per approfondire esiste un bel volume, edito da Bruno Mondadori, a firma di Antonella Pugliese, “Le ferriere tra gli ulivi. Storia delle acciaierie e ferriere pugliesi di Giovinazzo”.

Tommaso Sicolo ha dunque svolto un ruolo da protagonista. Politicamente è stimato per la capacità di guardare lontano e per le doti di mediazione, pur nell’istinto di lotta. Diverrà deputato a Montecitorio, dopo impegni politici sul territorio, dal luglio del 1976 al 1983, settima e ottava legislatura, componente della commissione Bilancio e Programmazione. Fu parlamentare Pci (cui si iscrisse nel 1947) in anni difficili, momenti che lo hanno visto intervenire spesso in aula, si pensi al terrorismo.

Una battaglia che lo vide impegnato fu quella sulle gabbie salariali. Sicolo era convinto che il minor costo della manodopera dalle nostre parti invogliasse l’imprenditoria settentrionale a sfruttare il Mezzogiorno, con scarse condizioni positive per il territorio.

Un animo meridionalista anche il suo.

Tommaso Sicolo, esponente di una politica legata al secolo scorso, alle sue fondanti passioni, alle sue granitiche ideologie, merita maggior memoria. Il nostro riferimento in questo pezzo, dunque, nella consapevolezza che di trattazioni ben più approfondite egli sia più che degno.

Di Vittorio e Sicolo, allora. Due modi forse anche un po' diversi di intendere il lavoro, due ottiche altrettanto però coincidenti. La terra e l'industria. Di sicuro due personalità caratterizzate da un interesse sociale intenso ed attivo, capace di lasciare tracce nei propri rispettivi campi.


LE ACCIAIERIE A GIOVINAZZO, IL RUOLO DI TOMMASO SICOLO

La storia del Sud, nel XX secolo, è stata anche una storia di industrializzazione. A macchia di leopardo, imperfetta. La Puglia, prima ancora della siderurgia a Taranto, aveva già sperimentato, sin dagli anni ’20, le storiche Acciaierie e Ferriere Pugliesi (Afp) di Giovinazzo, nate tra il 1923 e il 1924. In pochi decenni Giovinazzo divenne uno dei comuni del Mezzogiorno con il più alto indice di industrializzazione. Poi, lo spettro dell'amianto. Il capannone, con l’industria ferma dal 1984, è però ancora lì. La necessaria bonifica attende ancora, nonostante impegni, promesse, progetti.

Un capitolo lunghissimo. Per approfondire esiste un bel volume, edito da Bruno Mondadori, a firma di Antonella Pugliese, “Le ferriere tra gli ulivi. Storia delle acciaierie e ferriere pugliesi di Giovinazzo”.

Qui l'operaio e sindacalista Tommaso Sicolo, comunista, ha svolto un ruolo davvero da protagonista come sindacalista e politico, forse ancora poco ricordato a dovere.

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