Il futuro del Bari? È tutto da scrivere

Anno nuovo, vita nuova? È sicuramente quello che attendono i tifosi del Bari, reduci da una stagione (la 2020/2021) in cui club e squadra hanno raccolto una serie infinita di figuracce colossali.

Il campionato (il terzo consecutivo in C) è iniziato con il solito carico di speranze che caratterizza ogni avvio di stagione. Ma il futuro a breve-medio termine della SSC Bari è ancora tutto da scoprire. E qui non si parla della squadra, bensì della società stessa presieduta da Luigi De Laurentiis e di proprietà del gruppo FilmAuro, l’azienda cinematografica di famiglia.

Fra la fine del campionato scorso e l’inizio di questo, infatti, è intervenuta un’importante novità che traccia contorni nebulosi sul destino del galletto: la Figc presieduta dal pugliese Gabriele Gravina ha dichiarato una guerra senza quartiere alle multiproprietà nel calcio, cosa che mette in allarme tanto i De Laurentiis (proprietari di Bari e Napoli) quanto i Setti (a capo di Hellas Verona e Mantova).

La pietra dello scandalo è stata la promozione della Salernitana in A, dopo i lunghi anni nella mediocrità della B. E fin qui tutto bene, una gioia che il popolo granata attendeva da troppo tempo, e che adesso si è visto finalmente riconoscere.

Ma, c’è un ma… Il club campano è di proprietà di Claudio Lotito, proprietario anche della Lazio, storica compagine del nostro calcio e presenza fissa nella massima serie. E la normativa federale (giustamente) impedisce a due squadre con la stessa proprietà di partecipare al campionato della medesima categoria; la serie A, nella fattispecie. Un caso di giurisprudenza spinoso, lasciato a dormire per troppi anni, e che all’improvviso è esploso fra le mani della Figc.

Dopo la promozione in A dei granata, Lotito ha avuto appena 30 giorni per vendere uno dei due club, e la scelta è ricaduta proprio sulla Salernitana. Ma, si sa, le compravendite dei club di calcio già in condizioni normali hanno tempi quaresimali (si parla pur sempre di milioni); figurarsi con una bomba a orologeria pronta a esplodere.

I 30 giorni sono passati senza che Lotito riuscisse a cedere, e allora è intervenuta una formula assai torbida per evitare l’ennesimo pastrocchio all’italiana. La società campana è stata affidata a un trust, con il compito di completare la cessione entro fine 2021. Insomma, un ginepraio sempre più complicato, in cui Gravina non vuole più andare a finire.

E qui entrano in scena le coppie Napoli-Bari e Hellas Verona-Mantova. La cosa non è stata ancora ufficializzata dal consiglio federale, ma sembra ormai certo che i proprietari di due club calcistici debbano venderne almeno uno entro giugno 2023. Tempi certamente più lunghi rispetto a quelli concessi a Lotito, ma comunque si parla di questioni che in genere portano via mesi, se non anni.

E papà Aurelio De Laurentiis sembra già iniziarsi a muovere. A fine agosto il giornalista Raffaele Auriemma, autorità del calcio a Napoli, ha fatto circolare la voce relativa a una trattativa fra AdL e un gruppo di “alto profilo” interessato all’acquisto del Bari.

Notizia prontamente smentita da Luigi De Laurentiis, il quale ha affermato di aver «appreso con estremo stupore quanto dichiarato in radio dal sig. Raffaele Auriemma in merito ad una presunta trattativa per la cessione della SSC Bari. La notizia, destituita di qualunque fondamento, stupisce per tempistica oltre che per inconsistenza; fake news di questo tipo non hanno altro scopo che il clamore, soprattutto in un momento in cui la nostra attenzione è totalmente rivolta alla costruzione di una squadra che possa affrontare al meglio l’imminente stagione sportiva».

Insomma, DeLa rimane stupito, ma il problema è solo rimandato. L’unica certezza è che alla FilmAuro convenga cedere il Bari in serie B: d’altronde, per quanto infruttuosi, non si può negare che gli investimenti fatti dalla proprietà in questi tre anni di avventura barese siano stati ingenti. E recuperare almeno una parte di quanto speso è un obbligo per imprenditori navigati come i De Laurentiis.

E allora ecco che quest’anno si riparte sul campo con nuove energie. La SSC Bari ha scelto (finalmente) di cambiare rotta, staccandosi da Napoli per affidarsi a una figura di calcio a tutto tondo come il diesse Ciro Polito. Le cose sono partite in salita, con gli oltre 10 casi Covid che di fatto hanno bruciato il ritiro di Storo, ma si è cercato di recuperare in corsa.

Polito ha fatto un mezzo miracolo nel sanare molti degli errori di gestione dei suoi predecessori, innanzitutto alleggerendo la rosa dal peso di ingaggi insostenibili e contratti lunghi. Capolavori sono state le cessioni last minute di elementi come Sabbione, Perrotta e Terrani, preceduti da altre uscite importanti come Hamlili, Nannini, Corsinelli, Berra, Neglia, D’Orazio e Ciofani. Alla fine sul groppone rimangono solo Bolzoni, De Risio e Semenzato; tanti, ma poteva andare peggio.

Dal mercato sono arrivati calciatori esperti e fedelissimi di Polito, che con zero soldi ha portato in rosa l’esperienza dei centrocampisti D’Errico e Di Gennaro, dei difensori Belli, Mazzotta, Terranova, Gigliotti e Pucino, del trequartista Botta (ex Inter) e dell’attaccante Paponi.

A questi si aggiunge la freschezza dei “giovani” Mallamo (centrocampista), Ricci (difensore) e Cheddira (attaccante).

Una rosa forse un po’ in là con l’età, ma certamente di ampie garanzie, quella messa in mano al nuovo tecnico, Michele Mignani, uno di cui finora abbiamo apprezzato le doti di umiltà e onestà («Non ci vuole molto tempo a leggere il mio curriculum», disse presentandosi).

Non della massima lungimiranza, invece, sono state le cessioni in prestito alla primavera del Napoli (di tutte le squadre, proprio l’altra compagine di famiglia…) dei “canterani” Mercurio e Mane, per cui però non ci sarebbe stato posto neanche in serie C. Un errore di vision da parte del club, ma anche di una piazza che freme per vincere e preferisce l’esperienza alla gioventù. Anche lì dove l’usato sicuro più volte si è rivelato una scelta sbagliata.

Ma questa, ormai, è storia. Al duo Polito-Mignani tocca l’ardua missione di far diventare squadra un insieme di giocatori forti e di grande personalità, ma che non sono più dei ragazzini e che si conoscono oggi per la prima volta. Tuttavia, allenatore e direttore hanno le qualità umane e la conoscenza del pallone per coinvolgere la piazza; d’altra parte, l’idea di avere nel 4-3-1-2 del mister il trio offensivo Botta-Antenucci-Simeri scalda le fantasie dei tifosi, stanchi di abituarsi alle delusioni.

Il compito, però, non è semplice: le difficoltà in avvio di stagione, il mercato che ha rivoluzionato la rosa, la condizione fisica in ritardo di molti “anziani” hanno portato Mignani fin da subito a chiedere tempo, promettendo in cambio massimo impegno e grande lavoro.

Ma di tempo non ce n’è: gli ultimi campionati di C hanno dimostrato che vince chi parte meglio e fa subito selezione. E il Bari proprio non può permettersi un’altra stagione a inseguire con l’affanno chi davanti a sé fa il vuoto. L’inizio, però, promette bene: alla prima partita dopo il calciomercato i biancorossi hanno travolto 4-0 il piccolo Monterosi, mettendo in mostra solidità ed enormi margini di crescita.

Finalmente, il Bari sembra avere una squadra competitiva, che se assortita in tempi rapidi può giocare da favorita per l’obiettivo grosso. In gioco non c’è solo il futuro immediato della società e il (lecito) tornaconto della presidenza. Qui balla la passione di una città che, nonostante tutti i limiti suoi e della squadra, continua ancora a seguire con affetto le sorti del galletto. Prima che il destino si compia, i De Laurentiis sono chiamati a riallacciare i fili di un rapporto fra Bari e il Bari che si è intiepidito, senza però che si sia spenta la fiamma dell’amore che arde sotto la cenere.

Ora, con gli stadi finalmente aperti anche se a mezza capacità, c’è da cancellare la triste immagine degli appena 2.407 paganti per Bari-Fidelis e i 3.878 di Bari-Monterosi, le prime senza gli ultras, in polemica contro le norme Covid. Bari è una piazza umorale, che si spegne e si riaccende con poco: ripopolare il San Nicola sarebbe già una bella vittoria per i De Laurentiis, nonché un buon biglietto da visita per eventuali compratori. Perché sì, sull’esperienza dell’attuale proprietà in riva all’Adriatico c’è la data di scadenza.


La prima contestazione degli ultras

«De Laurentiis: tempo scaduto». Gli ultras del Bari aprono la contestazione alla proprietà, come ai tempi dei Matarrese.

«Speravamo che gli errori del passato potessero essere di aiuto per comprendere che i campionati non si vincono privandosi dei migliori giovani e comprando giocatori a fine carriera; né cambiando 6 allenatori in tre anni, o sostituendo 3 direttori sportivi – tuonano gli ultrà. Il tutto, senza programmare nei tempi la stagione e nell’approssimazione più totale».

«La SSC Bari, ad oggi, più che una società di calcio si è dimostrata società di marketing di basso profilo, rivolta alla tutela della propria immagine piuttosto che impegnata a lavorare per gli obiettivi annunciati. Adesso la nostra pazienza è finita e anche in virtù delle nuove norme riguardanti la multiproprietà riteniamo opportuno prendere posizione: crediamo che sia giunta l’ora per i De Laurentiis di passare la mano».


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