Il Covid è nell'angolo: l'amaro bilancio per la Puglia

Quasi ci siamo. O, almeno, così sembra. I numeri, come sempre chiari ed incontestabili, suggeriscono che la Puglia (come del resto le altre regioni del nostro Paese) si avvia ad uscire dal tunnel della pandemia. Se in maniera definitiva, come tutti speriamo, lo dirà il tempo. Molto dipende ovviamente da noi, dai nostri comportamenti, da come affronteremo l’estate e più in generale il ritorno alla normalità.

È presto per cantare vittoria perché l’anno scorso di questi tempi eravamo in una situazione apparentemente simile. Tanto da uscirne di fatto prima di rientrare lentamente ad agosto, e in maniera più incisiva da settembre, in un tunnel lungo ben nove mesi ed il cui percorso non si è ancora concluso. Pur vedendo in fondo uno spiraglio di luce.

Ma questa volta abbiamo un’arma potentissima: il vaccino. È dello scorso week end la notizia che l’Italia è il secondo Paese dell’Unione Europea come percentuale di popolazione vaccinata e per fortuna anche in Puglia, dopo una serie di marchiani errori di organizzazione iniziale, ci siamo messi al passo. E c’è da sperare che l’entusiasmo della gente, dei giovani come degli anziani, nel mettersi alle spalle questi mesi drammatici, sia direttamente proporzionale alle attenzioni che vorremo riservare al futuro di ciascuno di noi.

I numeri, dicevamo. Fare un parallelo tra maggio del 2020 e il mese scorso non è semplice. La prima ondata della pandemia aveva infatti sostanzialmente risparmiato la nostra Puglia come il resto del centro sud d’Italia. Stavolta non è stato così: il virus ha abbattuto i confini e stravolto le nostre vite provocando danni di gran lunga superiori a quelli della prima tornata. In termini di contagi e di vittime. Oltre che impegnarci in termini di tempo: tre mesi l’anno scorso; nove, e non è ancora finita, adesso.

Se proviamo a mettere a confronto le “uscite” dalle singole ondate appare subito chiaro che parliamo di situazioni diverse. Il 31 maggio del 2020 il bollettino epidemiologico della Regione Puglia recitava che eravamo a 4.494 casi di Covid in totale con 1.177 positivi al momento e 154 ricoverati a fronte dei 2.813 guariti.

Riletti oggi, questi numeri sembrano quasi una…passeggiata rispetto a quello che abbiamo vissuto nei successivi 12 mesi ed in particolare negli ultimi nove.

Il confronto non ha bisogno di particolari commenti o di conoscenze matematiche specifiche. Eccoli quelli del bollettino dello scorso lunedì 31 maggio 2021: i casi totali di Sars Cov 2 registrati in Puglia erano 250.419; i casi positivi del momento 24.924; i ricoverati 585; i guariti 218.993.

E naturalmente non sono la punta dell’iceberg: pensate che l’anno scorso, ad aprile (che è stato il mese peggiore della prima ondata) i ricoverati non hanno mai superato le 800 unità, comprese le terapie intensive; questa volta abbiamo raggiunto il picco dei 2.297 ricoveri il 7 di aprile. Non solo. I ricoveri sono rimasti a quattro cifre (ovvero superiori alle 1000 unità) dal 7 novembre fino allo scorso 21 maggio, quando ne sono stati registrati 991. Stiamo parlando di un arco di tempo di 195 giorni. Per essere chiari, più del doppio della cosiddetta prima ondata di Covid.

Un altro dato che ci dà la dimensione di quanto abbiamo vissuto è quello dei positivi del momento. Nel 2020 il picco era stato raggiunto il 3 maggio con 2.955 persone; questa volta abbiano avuto l’accavallarsi della seconda e della terza ondata con numeri spaventosi e non sovrapponibili a quelli dell’anno precedente. Il 17 gennaio gli “attualmente positivi” da gestire erano 56.120. Ovvero 53.125 pazienti in più rispetto al massimo del primo giro. Per intenderci, la fase di aprile 2020 moltiplicata per 18 volte.

Ma non finisce qui. La morsa sembrava essersi allentata fino a scendere, il 25 febbraio, a 31.972 casi di positività. Poi è tutto ricominciato perché nel frattempo la Puglia era entrata in fascia gialla (piuttosto frettolosamente): in una risalita costante siamo arrivati ad un nuovo picco, sia pure leggermente inferiore a quello di gennaio. L’11 di aprile gli attualmente positivi erano 52.047, dei quali 2.249 erano ricoverati.

Rispetto a quel dato, il 31 maggio – esattamente 50 giorni dopo – i positivi si erano più che dimezzati, così come i ricoverati si erano ridotti di quasi un quarto. Ma si consideri che 585 persone ancora in ospedale sono più di quelle che le strutture della regione ospitavano ad esempio il 30 aprile del 2020 (ovvero ancora nel pieno della prima ondata) quando erano 481.

Presumibilmente stavolta servirà più tempo per arrivare ad azzerare i numeri. L’anno passato a giugno i nuovi casi furono soltanto 37, a luglio furono 80, ad agosto già 829. In pratica, il “liberi tutti”, le vacanze, le discoteche e un generale allentamento delle attenzioni cominciarono a produrre i danni che da settembre (con la ripresa dell’anno scolastico) si sarebbero manifestati in maniera purtroppo molto più incisiva e dirompente. Non a caso a settembre i nuovi contagi in Puglia furono già 2.346.

Stavolta si parla di numeri profondamente diversi e non potrebbe essere altrimenti, visto la provenienza dai mesi scorsi. Nei primi sei giorni di giugno i nuovi contagi sono stati 1.014: tantissimi rispetto a giugno del 2020 ma nulla a che vedere con i primi cinque mesi del 2021. C’è da sperare che la vaccinazione di massa (ed un pizzico di sano rispetto per noi stessi) consenta di arginare una possibile ripresa. Domenica 6 giugno i ricoverati in Puglia erano 444, in buona sostanza una trentina meno, del 30 aprile 2020. Il che spiega perfettamente come la pandemia abbia fatto un corso diverso e decisamente più devastante dall’estate scorsa in poi.

Non abbiamo ancora parlato dei decessi. Anche in questo caso quanto è accaduto è eclatante. E per la verità anche al di là di quanto sarebbe dovuto accadere, se è vero che i numeri dicono che in Puglia si muore per Covid più che in altre regioni. Lo scorso 6 aprile, in soli 96 giorni dall’inizio dell’anno nuovo, la Puglia aveva già raggiunto e superato il totale dei decessi dei dieci mesi di pandemia del 2020: 2.529 contro i 2.472 registrati allo scorso 31 dicembre.

Il 31 maggio scorso i decessi erano 6.502, per cui quelli del 2021 sono 4.030. Cioè il 163% in più rispetto a tutti i morti registrati l’anno passato. Il mese scorso sono state registrate 619 vittime, in calo rispetto alle 1.061 di aprile, che è stato il peggiore in assoluto da quando tutto questo è cominciato. Per puro dovere di cronaca segnaliamo che il 31 maggio 2020, un anno, i morti in Puglia erano “solo” 504 dopo tre mesi di pandemia.

Sempre ad aprile, la Puglia è stata la seconda in Italia per vittime in termini numerici assoluti dopo la Lombardia (2.135) e la seconda per il rapporto dei morti del mese ogni 100.000 abitanti, stavolta dopo il Friuli Venezia Giulia. In sostanza: in Friuli ad aprile sono decedute per Covid 32 persone circa ogni 100.000 ed in Puglia 26, sempre ogni 100.000.

Si tratta di dati molti gravi, che meriterebbero un approfondimento, anche perché nella nostra terra la percentuale di decessi è stata alta anche nella prima tornata della pandemia, almeno rispetto alle altre regioni che, come la Puglia, dal Covid erano di fatto state solo sfiorate. Ma questo sembra essere un argomento tabù perché nonostante le sollecitazioni, su questo tema da Emiliano e Lopalco non arrivano spiegazioni. Ma prima o poi se ne dovrà parlare. La gente, i familiari delle vittime, hanno il diritto di capire. Non necessariamente per colpevolizzare qualcuno, ma quanto meno affinché in futuro ci si faccia trovare più pronti ad affrontare eventuali emergenze.


I numeri danno fiducia, ma serve pazienza

Serve ancora un po’ di pazienza perché la partita non è ancora finita. Ma anche i dati delle ultime settimane suggeriscono che il peggio sembra passato. Al di là dei numeri, ci sono segnali importanti che è giusto sottolineare dopo tanta paura.

Ad esempio, venerdì 5 giugno per la prima volta dopo dieci lunghi mesi non c’è stato alcun ingresso dovuto al Covid nelle terapie intensive pugliesi, così come va riportato che dallo scorso 6 di maggio il numero quotidiano dei contagi è stabilmente a tre cifre e non più a quattro. In calo, per fortuna, anche il numero dei decessi quotidiani. Nei primi 6 giorni di giugno, fino a domenica, sono stati 35. Il che porta la proiezione del mese notevolmente al di sotto dei 200, che sarebbe il dato migliore degli ultimi sette mesi.

Anche la media settimanale dei positivi è in miglioramento. Basti pensare che l’ultima settimana di aprile eravamo in doppia cifra (10,09%) mentre nelle quattro settimane di maggio il calo è stato costante: 7,67% la prima; 5,82% la seconda; 4,11 la terza; 2,82% la quarta. E la prima di giugno ha segnato un ulteriore, leggero calo: 2,72%.

La strada è quella giusta. Cerchiamo di non sbagliare più.


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